Si parla di rilancio e riqualificazione dell'amministrazione dei Beni culturali, e intanto non sì fanno assunzioni da anni e anni. L'ultimo concorso fu del 1995, espletato nel 1999, con l'assunzione di una ventina fra storici dell'arte e archeologi; seguì una parodia farsesca di concorso "a quiz", totalmente fallita. Da allora, nulla. Intanto, l'età media dei funzionari cresce, ed è ormai sui 52 anni, non c'è nessun funzionario sotto i 35. Come si regge allora la macchina ministeriale? Semplice, sulla base di uno strisciante precariato. Il caso più eclatante è quello dei cosiddetti "assistenti tecnici museali", circa mille, assunti dal ministero per il Giubileo, a part time (11 ore a settimana); era richiesta come titolo solo la maturità, ma data l'enorme massa di disoccupati, si presentarono, e vinsero, molti laureati in storia dell'arte e archeologia. Il bando di concorso prevedeva in primo luogo l'assistenza ai turisti con visite guidate e la collaborazione con le sezioni didattiche. Il Giubileo è passato da un pezzo, ma le assunzioni e il precariato continuano imperterriti. Da allora, le soprintendenze hanno usato questi precari nei modi più vari. I soprintendenti più coraggiosi (e con organici più bassi) di fatto li impiegano per compiti "equivalenti" a quelli di un ispettore, in altre sedi (per esempio a Firenze), dove esistono potenti associazioni private di guide turistiche con apposito "patentino", gli "assistenti tecnici museali", per quanto quasi tutti laureati, sono ridotti al rango di vigilanti. In altri termini, il ministero li paga per fare la guida, ma gli è di fatto vietato di farlo, per proteggere le guide private. Non si tratta solo di una violazione sistematica del contratto dì lavoro, ma di uno spreco dì risorse pubbliche. Intanto, i sindacati premono per l'assunzione in massa nei ruoli di tutti, prescindendo dalla qualificazione; insomma, una versione aggiornata e corretta (in peggio) della famigerata 385. Perché, se il contratto era per un anno, è stato prolungato fino a oggi? Perché, se ci sono esigenze di personale, non si destinano le stesse identiche risorse economiche a fare dei regolari concorsi per personale qualificato, in cui vengano valutate le competenze e le esperienze lavorative (ivi comprese quelle degli "assistenti tecnici museali")? Perché, infine, se non si fanno assunzioni, non si fa qualcosa per scoraggiare le migliaia di studenti iscritti alle decine e decine di corsi di laurea in beni culturali che fioriscono dappertutto, e che sono destinati alla disoccupazione perpetua? O forse dobbiamo aspettare il prossimo Giubileo per dar loro la speranza di un'assunzione precaria, seguita dall'immancabile ruolizzazione ope legis?