ANNIVERSARI. Il 16 settembre al via l'omaggio a un maestro del Rinascimento Obiettivo sulla formazione e sui grandi capolavori La Pala di San Zeno potrebbe far anticipare la sua data di nascita Le celebrazioni del quinto centenario della morte di Andrea Mantegna entrano nel vivo con l'apertura in contemporanea, il 16 settembre, di tre grandi mostre a Padova, Verona e Mantova, le città in cui la presenza del maestro rinascimentale e delle sue straordinarie opere è pienamente documentata. Le tre esposizioni saranno incentrate ciascuna intorno alle opere più rappresentative delle città. A Padova, il punto di partenza sarà proprio la formazione del pittore nella bottega di Francesco Squarcione e la ricostruzione (quasi miracolosa e perseguita per 60 anni) degli affreschi della cappella Ovetari, in gran parte distrutti in un bombardamento del 1944. Mantova, invece, darà conto di quasi cinquant'anni di lavoro di Mantegna alla corte dei Gonzaga, culminati con il capolavoro della "Camera degli Sposi". Infine, il nucleo centrale della mostra veronese sarà rappresentato da due opere: la Pala di San Zeno del 1456-59 e la Madonna in gloria tra i Santi Giovanni Battista, Gregorio Magno, Benedetto e Gerolamo nota come "Pala Trivulzio", eseguita per la chiesa di Santa Maria in Organo del 1497 (e ora al Castello Sforzesco di Milano). Nella sede espositiva dei Musei Civici agli Eremitiani, "Mantegna e Padova 1445-1460", con l'allestimento dell'architetto ticinese Mario Botta, riproporrà gli anni fondamentali della formazione di Mantegna, che, giunto giovanissimo da un piccolo paese di campagna (era nato a Isola di Carturo nel 1431), si ritrovò nel fermento artistico e culturale fiorito intorno alla presenza di Donatello, documentato in città dal 1444. Nella bottega di Squarcione, a contatto con gli altri allievi (Zoppo e Schiavone), Mantegna si confronta con i Bellini (con cui si imparenta), i Vivarini, Ansuino da Forlì e molti altri, ma soprattutto con l'arte dirompente di Donatello, che all'epoca realizzava nel cantiere della Basilica del Santo capolavori come il Crocefisso, il Monumento equestre al Gattamelata e l'altare. La mostra, curata da Davide Banzato, Alberta De Nicolò Salmazo e Anna Maria Spiazzi, riunirà le più importanti testimonianze artistiche di quegli anni: dipinti, sculture in pietra, terracotta e bronzo, manoscritti, disegni, provenienti dai maggiori musei del mondo. Inoltre, torneranno a splendere gli affreschi della Cappella Ovetari, almeno quelli della parete Sud, grazie alla ricollocazione (con l'innovativa metodologia di anastilosi informatica) dei frammenti individuati tra gli 80.000 raccolti all'indomani del bombardamento dall'intera popolazione. A Palazzo Te, "Andrea Mantegna a Mantova 1460-1506" illustrerà come l'artista abbia lasciato una traccia fondamentale nella città dei Gonzaga e si indagheranno i rapporti con la tradizione classica nell'ambiziosa ricerca della rinascita dell'antico. Allestiti alcuni tra i capolavori del Mantegna eccezionalmente concessi dai più importanti musei italiani e stranieri, ma sarà anche affrontata la pittura mantovana nel periodo di interregno tra la morte dell'artista e l'arrivo, nel 1524, di Giulio Romano. Il percorso espositivo proseguirà al Castel San Giorgio con la sezione dedicate alle sculture e nelle sale di Palazzo San Sebastiano dove sono permanentemente collocati alcuni dipinti di mantegneschi di primo piano. Infine, a Palazzo della Gran Guardia, "Andrea Mantegna e le arti a Verona 1450-1500" avrà al centro due capolavori, la Pala di San Zeno del 1456-59 e la Trivulzio, del 1497. La Pala di San Zeno potrà essere eccezionalmente esposta prima dell'indispensabile intervento di restauro che inizierà subito dopo e che prevedibilmente durerà ben due anni. Accanto ad essa saranno presentati i disegni preparatori, le straordinarie riflettografie del disegno soggiacente e la predella raffigurante La Crocifissione, conservata in Francia dalla fine del '700 e solo per questa occasione ricongiunta alla Pala. La mostra consentirà anche di verificare l'autografia della Sacra Conversazione e del Cristo portacroce di Castelvecchio, opere non unanimemente riconosciute al maestro. Nuove ipotesi sulla data di nascita di Andrea Mantegna (1431-1506), che potrebbe essere anticipata di qualche anno. Le indagini preliminari al restauro della celebre Pala di San Zeno hanno fatto emergere nuovi elementi che rivoluzionerebbero la datazione dell'opera e, al tempo stesso, la biografia del grande artista rinascimentale. Capolavoro della prima maturità di Mantegna, la Pala (1456-1459) è ormai da tempo in condizioni preoccupanti e, anche se sarà presente alla mostra 'Mantegna e le Arti a Verona 1450-1500' realizzata nell'ambito delle celebrazioni per il V centenario della morte, è stato avviato un intervento di restauro che durerà ben due anni presso l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze. In questa occasione, sono stati eseguiti da Duilio Bertani del Centro di Riflettografia e Diagnostica dei Beni Culturali dell'Università di Milano alcuni rilevamenti all'infrarosso che Caterina Limentani Virdis dell'Università di Padova ha analizzato dal punto di vista storico-artistico. I risultati hanno evidenziato importanti novità, soprattutto in relazione alla data '1443', da sempre sottovalutata dagli studiosi, perchè appare in un punto poco importante dell'opera, nell'angolo destro del tappeto, in una zona in cui la piattezza della pittura e la mancanza di disegno preparatorio possono far pensare ad un intervento di ridipintura. Il parere più diffuso è stato, fino ad ora, che tale data sia da riferire alla commemorazione dell'anno nel quale il committente della Pala, Gregorio Correr, era divenuto abate commendatario del monastero benedettino di San Zeno. Invece le recenti analisi, come sottolinea Virdis, oltre a far emergere, nella sua ricchezza tecnica e nel suo sviluppo stilistico lo straordinario disegno sottostante la superficie della pittura, rivelano anche nel pannello centrale, la scritta inequivocabile MCCCCXXXXIII. La stessa data, in cifre arabe, è riportata poco più a destra. Quindi, aggiunge Paola Marini, curatrice della mostra veronese, «la data accompagna l'intera programmazione dell'opera» anticipando così di tredici anni la realizzazione dell'opera. Ad avvalorare tale ipotesi c'è anche un'altra coincidenza, nota ancora Virdis. Nel 1443, infatti, sempre il committente Gregorio Correr si trovava a Padova, presso suo zio, il cardinale Antonio e vi si trattenne, assistendolo nella salute malferma. Ma nel contempo ebbe modo di studiare e di frequentare i più eminenti circoli umanistici veneti, dove potrebbe aver conosciuto e incoraggiato il giovane Mantegna. Come già aveva ipotizzato lo storico dell'arte Lionello Puppi. A quell'epoca, però, Mantegna, secondo la biografia ufficiale, avrebbe avuto solo 12 anni, troppo pochi anche per quei tempi, dove si cominciava a lavorare in tenera età nelle botteghe dei maestri. Quindi sia Virdis, sia Sergio Marinelli dell'università Cà Foscari iniziano a propendere per le ipotesi, considerate a suo tempo dissacranti, avanzate da Keith Show e rimettere in discussione la storiografia ufficiale. Per quanto riguarda la realizzazione della Pala, Mantegna potrebbe aver ideato nel 1443 solo la tavola centrale, per poi riprendere l'intera e completare l'opera 13 anni dopo.