ROMA "Non è tutto oro quel che luce", mai come adesso questa saggezza proverbiale è stata così attuale a Parma dopo l'amara vicenda della famiglia Tanzi e dei bond Parmalat. L'appellativo di Chrysopolis, città dell'oro, dato a Parma dagli antichi romani per significarne lo splendore di città ricca e prospera, pare, oggi, più che mai senza continuità con un presente di crescenti difficoltà economiche, dove, a stento, regge pure il famoso modello di sviluppo emiliano, equilibrio di convivenza tra politica locale, cooperativismo assistito ed impresa privata. I parmigiani restano, comunque, gente operosa, desiderosa di lavoro e benessere, inarrendevole dinanzi alle difficoltà, sempre attenta alle innovazioni, che, proprio per questo, apprezza le piacevoli pause quotidiane, spesso legate a riti della propria città: la buona gastronomia col "culatello e gli anolini", i luoghi di ritrovo, divertimento e spettacolo, a partire dal Teatro Regio, e, perchè no, uno sguardo a quelle belle donne in bicicletta, già celebrate dallo scrittore Bevilacqua. Su tutto, però, c'è l'amore per Parma, che è soprattutto la città di Maria Luigia, quasi a sottolineare il gusto, l'amore per l'arte e la cultura, la cura di un'im po rtante memoria storica. Proprio sotto quest'ultimo aspetto c'è, però, negli ultimi tempi qualcosa che non va ed inquieta i parmigiani, così gelosi della propria città. La stampa locale, il dibattito comunale, la voce di associazioni e sindacati hanno amplificato la denuncia dell'abbandono, della trascuratezza che rischia di travolgere il patrimonio culturale statale, affidato a cinque Uffici, operanti a Parma, del ministero per i Beni culturali: l'Archivio di Stato, la Biblioteca Palatina, il Museo archeologico nazionale, la Soprintendenza per il Patrimonio storico e artistico, infine la Soprìntendenza per i Beni architettonici ed il paesaggio; gli ultimi due con giurisdizione sulle provincie di Parma e Piacenza. Complessivamente si tratta di un'ingente mole di beni culturali, pari al 40 del patrimonio dell'Emilia Romagna, con 4 significative strutture museali, prima fra tutte la Galleria Nazionale, e 5 siti monumentali, tra i quali i Castelli Malaspina e di Torrechiara, rispettivamente a Bobbio e a Langhirano. L'Archivio di Stato, custode di preziosi fondi preunitari, quali il farnesiano, il borbonico, quello della dominazione francese e del governo di Maria Luigia, è stato sfrattato dalla sua sede storica nello Spedale Vecchio ad opera del Comune, con l'intimazione dello sgombero e della riconsegna dei locali entro il 10 luglio 2004. Questa scadenza è stata, poi, differita a tutt'oggi sia per ovvie ragioni di tutela e conservazione del materiale archivistico sia per lo sviluppo, in proposito, di un lungo confronto, dilatorio e improduttivo, tuttora in corso, tra Municipio di Parma e ministero per i Beni culturali. Tale precaria situazione non trova una soluzione adeguata e l'Archivio di Stato rischia lo smembramento del suo ingente patrimonio documentario, pre e postunitario, tra sedi diverse, compresi certi inadatti Magazzini generali comunali, oggi in disuso. Tutto questo per un discusso progetto di recupero e ristrutturazione dello Spedale Vecchio che il Comune intende realizzare anche per palesi fini di sfruttamento commerciale. Il Museo archeologico nazionale rischia continuamente la chiusura, la Galleria Nazionale e la Biblioteca Palatina, ricca di raccolte librarie dawero uniche, garantiscono a stento l'apertura al pubblico, i Castelli Malaspina e di Torrechiara ricorrono a risicati turni di lavoro del personale disponibile per rispondere al crescente flusso turistico estivo. La difficile situazione, ormai al limite, di questi Istituti deriva da una grave, cronica carenza di addetti, più acuta nell'area della vigilanza e spesso, per volontà ministeriale, aggravata da un'insensata concessione di trasferimenti. La mancanza di personale pregiudica le attività di controllo e tutela dei beni culturali sparsi sul territorio, mette a rischio la sicurezza stessa delle raccolte museali, librarie e dei siti monumentali, riduce gli orari d'apertura al pubblico e aggiunge i costi dell'ausilio di volontari, come quelli dell'AUSER, per supportare la vigilanza. Il ministero per i Beni culturali conosce questa situazione, ma latita, accanendosi, fra l'altro, ancora oggi con una politica di tagli che non distingue affatto fra la caratura culturale di una città come Parma e quella di centri minori. L'ottusità politico-amministrativa del Ministero si è spinta, poi, ben oltre, istituendo a Parma con D.M. 01.02.2005 la nuova Soprin-tendenza per i beni architettonici , il cui personale dipendente è stato sottratto agli altri Uffici, già sofferenti per ridotto numero di addetti. Inoltre, la neoistituita Soprintendenza, contro una necessità minima prevista di 34 impiegati, dispone oggi di un organico di appena 17 unità, irrisorio nel ruolo dei tecnici e degli architetti, quindi impossibilitato a garantire una presenza ed un lavoro efficaci sul territorio. La rovina del patrimonio culturale statale di Parma coinvolge pesantemente l'ultimo governo di centrodestra, ma non esclude gravi, trasco rse, ma ancora vive, responsabilità governative del centrosinistra. Questa non è affatto un'affermazione di italico cerchiobottismo, ma una constatazione formulata sull'esame di due politiche culturali distinte per colore politico, ma simili per contenuti. C'è di più; anche il sindacato confederale è in qualche modo responsabile dell'abbandono del patrimonio culturale di Parma. Negli ultimi anni, infatti, si è registrato un ruolo sindacale bifronte: nella città emiliana momenti di denuncia e di lotta, a Roma, invece, un atteggiamento più moderato, interlocutorio, un segno inequivocabile della cogestione che ha unito Governo e sindacato anche nei confronti dei beni culturali. Parma avverte e soffre queste difficoltà e reclama interventi che restituiscano alla gestione del suo tesoro culturale quella dignità quell'autorità, oggi compromessi, nonostante l'impegno ed il sacrificio dei dirigenti ed addetti degli Uffici parmigiani del ministero per i Beni culturali. Parma ha bisogno di un piano straordinario che, anche con criteri valutativi dell'urgenza e, quindi, delle priorità, sappia garantire ai beni culturali del suo territorio un programma di rinascita graduale, ma sicuro dall'attuale critica condizione. Coordinatore sindacato Intesa Beni Culturali Regione Emilia Romagna
Parma, città da salvare
La città di Parma, nota per il suo patrimonio culturale e storico, sta affrontando gravi difficoltà nel gestione dei suoi beni culturali. L'Archivio di Stato, la Biblioteca Palatina, il Museo archeologico nazionale, la Galleria Nazionale e la Soprintendenza per il Patrimonio storico e artistico sono solo alcuni degli istituti che rischiano di essere abbandonati o danneggiati a causa di una grave carenza di personale e di risorse. Il Ministero per i Beni culturali è stato criticato per la sua politica di tagli e per la sua mancanza di intervento efficace per risolvere la situazione.
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