Roma. Poche autostrade, reti ferroviarie ancora a binario singolo, tanti porti, ma di dimensioni insufficienti per reggere la crescente concorrenza degli altri paesi del Mediterraneo. È un quadro piuttosto deludente quello tracciato dalla Svimez sulla condizione delle infrastrutture nel Mezzogiorno. Una carenza che, secondo l'associazione per lo sviluppo del Sud, «costituisce un serio limite allo sviluppo della logistica» nell'area. Gli spostamenti, soprattutto quelli di lungo raggio, sono complicati innanzitutto in macchina. Se i viaggi sono brevi, l'impresa non appare troppo ardua, visto che le strade comunali, provinciali e statali sono anche più numerose che nel Centro-nord. I problemi iniziano però se i viaggi sono più lunghi ed hanno mete più distanti. L'infrastrutturazione stradale del Mezzogiorno, si legge nel rapporto Svimez 2006, si caratterizza infatti «per una carente dotazione di grandi reti autostradali» e cioè proprio di quella viabilità maggiore «che dovrebbe mettere in comunicazione il territorio dell'area su scala di livello superiore, da quella nazionale a quella internazionale». Il gap tra Nord e Sud emerge così in modo lampante se si guarda al numero e alla lunghezza delle autostrade. Fatta 100 la media italiana, l'indice delle regioni meridionali è pari a 77,7 contro il 115,4 del Centro-Nord. A livello regionale la dotazione di grandi infrastrutture risulta superiore alla media nazionale solo in Abruzzo (151,6), Campania (151) e Sicilia (106,8). Ma livelli bassissimi si rilevano per Basilicata (13,6) e Molise (37,8). Caso a parte, la Sardegna dove le autostrade sono totalmente assenti. Lo Svimez individua come una delle cause del gap l'assenza dei pedaggi: «la scelta di non imporre tariffe su gran parte della rete autostradale del Mezzogiorno - sottolinea - è stata probabilmente motivata dalle esigenze di sviluppo dell'area, ma non si è rivelata favorevole ad un maggiore sviluppo della rete e al suo mantenimento in efficienza». Caso emblematico è l'Abruzzo, dove la dotazione molto più alta della media nazionale è mantenuta invece in efficienza proprio dai pedaggi. Il discorso non cambia per la rete ferroviaria. «Una qualità più modesta dell'offerta, associata a una minore dotazione quantitativa, conferma per le ferrovie, ancor più che per le infrastrutture stradali, una limitata capacità di contribuire all'integrazione del Mezzogiorno con il resto del territorio nazionale e dell'Europa», afferma l'istituto. E il deficit è tanto più grave quanto più è elevata la qualità dell'infrastruttura. Per le linee a doppio binario, l'indice del Sud è infatti pari a 54,2 contro il 131,6 del resto del paese. Superiore alla media nazionale è invece la dotazione di porti. Ma anche in questo caso, sottolinea la Svimez, esistono problemi di competitività. Particolarmente carente è la presenza di strutture intermodali e di magazzini all'interno di nodi «ancora troppo piccoli e orientati soprattutto al traffico passeggeri». I porti rappresenterebbero «la più evidente opportunità per lo sviluppo logistico», ma il livello di dotazione dei nodi di scambio è pari ad appena un quinto della media nazionale (20,1).
Infrastrutture, il Sud è al palo
La Svimez ha analizzato la situazione delle infrastrutture nel Mezzogiorno e ha evidenziato una carenza significativa. Le autostrade sono poche e le reti ferroviarie sono ancora a binario singolo, il che complica gli spostamenti, soprattutto per i viaggi di lunga distanza. Il gap tra Nord e Sud è evidente, con il Mezzogiorno che dispone di solo il 77,7% delle autostrade rispetto al 115,4% del Centro-Nord. La Sardegna non ha autostrade. La Svimez attribuisce l'assenza dei pedaggi come una delle cause del gap, poiché la loro mancanza non ha favorito lo sviluppo della rete autostradale.
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