Villa Giulia, sos dagli archeologi della sovrintendenza Alto Lazio. A Tarquinia custodi mobilitati per impedire all'Enel di staccare la luce Mancano i fondi, necropoli e dimore in abbandono; «Distruzione irreversibile» Parlano di «distruzione irreversibile». Di musei al limite della sopravvivenza, di necropoli in abbandono dove non è neppure possibile tagliare l'erba, di continue minacce da parte dell'Enel di staccare la luce, al punto che a Tarquinia i custodi hanno dovuto «difendere» il contatore. Un gruppo di dirigenti archeologi del museo etrusco di Villa Giulia ha deciso di lanciare un appello a Francesco Rutelli. E invoca l'intervento del ministro dei Beni culturali: «Riteniamo - scrivono in una lettera - di farle sapere che la nostra condizione è ormai insostenibile e perfino la nostra ostinazione nel tenere in piedi le strutture non basta più». Quello che più lamentano è la mancanza di fondi anche per interventi di manutenzione, come gli impianti di sicurezza. Ed è inutile parlare di ricerche o scavi. Viaggio fra le «magagne» del museo di Villa Giulia, che ospita capolavori unici al mondo. «Ministro, ci aiuti: la distruzione è irreversibile» Pochi fondi e abbandono, mancano lucchetti e luce. La Sovrintendenza si mobilita .Museo Etrusco, appello a Francesco Ruteni Gli archeologi della soprintendenza dell'Etruria meridionale chiedono l'intervento diretto del ministro dei Beni culturali. «Riteniamo -scrivono in una lettera appena inviata - di doverle far sapere che la nostra condizione è ormai insostenibile e perfino la nostra ostinazione nel tenere in piedi le strutture non basta più». Parlano di «distruzione ormai irreversibile», di necropoli rupestri uniche al mondo, di ville romane in abbandono, di finanziamenti talmente inadeguati per cui non possono aggiustare neppure gli impianti di sicurezza dei musei. A firmare sono i dirigenti archeologi del museo di Villa Giulia: da Patrizia Petitti a Ida Caruso, da Rita Cosentino a Maria Cataldi, all'architetto Enrico Calcara, a Pia De Amicis. Gli esempi della «distruzione irreversibile» non mancano. A Tarquinia, necropoli protetta dall'Unesco, dove le tombe dipinte hanno nomi famosissimi, come delle Leonesse o del Giocoliere, i custodi si sono dovuti mettere davanti ai contatori perché l'Enel non staccasse la luce. A Civita Castellana si è rotto il lucchetto di un cancello esterno: l'ha ricomprato un impiegato con i propri soldi perché non restasse sempre aperto. I giardini di Villa Giulia, la rinascimentale sede del Museo Etrusco, quest'anno hanno ricevuto un po' di manutenzione (anche perché dovevano accogliere il prestigioso Premio Strega), ma a scapito di quelli di Veio o di Vulci. E senza disinfestazione dalle zanzare. Raccontano che la sovrintendente Anna Maria Moretti impiega gran parte del suo tempo a discutere con l'Enel perché non tagli la luce, anche se non ci sono i soldi per pagare le bollette. Al punto che gli impiegati del Museo di Villa Giulia dal 2 luglio possono accendere l'aria condizionata, ma solo per qualche ora al giorno. Il primo problema che pongono all'attenzione di Francesco Rutelli è quello della «Direzione regionale»: «È un cappio che ci strangola», scrivono. E aggiungono: «Come altro si può definire una condizione per cui i rapporti con gli enti locali, l'espressioni di pareri di spesa, anche del pochissimo che arriva, è mediato da un ufficio estraneo alla realtà del territorio?». E aggiungono: «Anche le poche migliaia di euro che servono per far lavorare i restauratori (che pure ci sarebbero) giacciono non spesi perché la Direzione regionale è troppo intasata da tutto quello che si accentra dall'intero Lazio». Inutile parlare di ricerche, di restauri o di scavi, perché «mancano i soldi per la sopravvivenza del sistema». Parlano di «conti della spesa», chiedono che «già nel 2006, subito, vengano integrate le risorse per consentire almeno di tagliare l'erba nelle aree archeolo-giche aperte al pubblico, se non altro nei siti Unesco!». Quella dell'Etruria meridionale è una sovrintendenza che abbraccia tutto il territorio dell'Alto Lazio, e comprende oltre al prestigioso Museo di Villa Giulia, dove sono ospitati capolavori unici come l'Apollo di Veio o il Sarcofago degli Sposi, siti archeologici come Tarquinia, Cerveteri e Tuscania, musei prestigiosi come quello di Vulci e di Viterbo, le necropoli rupestri di Norchia e San Giovenale, l'Anfiteatro di Sutri, la Villa dei Volusii a Fiano Romano, le città romane di Bolsena e le Tenne Taurine di Civitavecchia, il teatro di Ferento. Siti archeologici unici al mondo, che comprendono un periodo che va dalla preistoria all'età classica, molti dei quali tutelati dall'Unesco. Un territorio dove ricerche e scavi si sono interrotti. La quasi completata esplorazione di Villa Falgari, importantissima necropoli dell'età del ferro, è stata bruscamente sospesa. E così quella di una necropoli dell'età del rame, come quella di una tomba nei pressi di Ischia Di Castro che è stata «ricoperta» di terra. Un appello al ministro per i Beni culturali che si conclude con l'invocazione che le «sovrintendenze tornino ad essere il perno dell'azione e di tutela scientifica». Ricordando a Francesco Rutelli che «può far conto su un patrimonio straordinario per competenza scientifica e per le motivazione etiche che lo muovono».
Tesori etruschi allo sfascio, appello a Rutelli
Il Museo Etrusco di Villa Giulia, a Tarquinia, è in crisi. I custodi del museo hanno dovuto difendere il contatore dell'Enel per impedire di staccare la luce. La sovrintendenza Alto Lazio ha inviato una lettera al ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, chiedendo aiuto per la mancanza di fondi. I dirigenti archeologi del museo lamentano la distruzione irreversibile dei siti archeologici, come le necropoli rupestri uniche al mondo, e la mancanza di finanziamenti per interventi di manutenzione. Il museo è stato colpito dalla mancanza di fondi per pagare le bollette e per finanziare le ricerche e i restauri.
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