«EVIDENTEMENTE i gioielli non sono al sicuro nemmeno chiusi in una vetrina». Antonio Paolucci arriva in bici in soprintendenza. Ha fretta. c'è questa gatta da pelare del furto e lui deve pure partire per Roma. Parlamentare sale le scale di via d ella Ninna. «Che devono fare i custodi? Non hanno mica la mitragliatrice». Però sembrerebbe che nella sala colpita ieri mattina non ci fosse nessuno dei dipendenti. «Di certo ai musei nazionali non manca il personale. E poi quando non ci sono custodi si chiudono le sale». Un altro dubbio riguarda l'allarme, che non ha suonato. «Si tratta di un fatto molto grave - prosegue Paolucci -Tra l'altro mi hanno detto che dopo il furto qualcuno è andato lì per controllare e ha infilato una mano nella bacheca distrutta. E l'allarme è partito». Paolucci ritiene che i tre gioielli valgano circa 400 mila euro. «Ho fatto una stima e quella è la cifra giusta. Bisogna considerare che provengono da un'epoca in cui oreficerie di quel livello erano molto rare. Si tratta di oggetti di fattura islamica, raccolti e poi donati al Bargello da grandi collezionisti». Il soprintendente del polo museale fiorentino e direttore regionale è visibilmente scocciato da quello che è successo. «Da quando sono qui, il 1988, è la prima volta che viene compiuto un furto in un museo». Forse Paolucci non ricorda che i ladri si sono presi un altro souvenir, agli Uffizi alcuni anni fa. Una piccola testa sporgente da un sarcofago fu staccata e mai più ritrovata. Ma il precedente più vicino ed eclatante riguardo ad un museo è quello di Palazzo Pitti. In quel caso non si è trattato di un furto ma di una truffa. Il 2 maggio scorso un uomo travestito da guardia giurata si è presentato alla biglietteria per ritirare l'incasso del fine settimana. Se ne è andato con tre sacchi di soldi per un totale di 201 mila euro. Solo dopo, quando si è presentato il vero dipendente della società Bsk, ci si è resi conto di essere stati truffati. Quell'uomo, che si è allontanato a piedi in piazza Pitti probabilmente fino a raggiungere un complice che lo aspettava in macchina, non è mai stato rintracciato: anche se le telecamere lo hanno ripreso è stato impossibile risalire alla sua identità. Di certo aveva studiato bene il colpo, tanto che dopo il ritiro ha firmato con una sigla realmente esistente, di un vero dipendente Bsk. A questo punto, anche se venisse trovato, il reato di truffa gli farebbe prendere solo una denuncia. (mi.bo.)