«Inutile negarlo, siamo esposti. Tutti... Questi sono i risultati dei continui tagli. Non ci sono risorse, non esiste modo per difendersi da persone 'armate' di una simile faccia tosta». Uno sfogo amaro, quello di Beatrice Paolozzi Strozzi, direttrice del Bargello, ieri rientrata di gran carriera dal Casentino nel suo ufficio in via del Proconsolo, dopo la telefonata della sua vice, la dottoressa Maria Grazia Vaccari. che l'ha informata di quanto accaduto. «A quanto pare i ladri erano due riprende la storica dell'arte . Uno controllava, l'altro, protetto dalla penombra, ha infranto in un punto una vetrina della sala della Collezione islamica, al primo piano, infilando la mano e portandosi via alcuni gioielli». «Evidentemente i ladri avevano già studiato la situazione individuando la vetrina, che si trova in una saletta di passaggio, adiacente alla torre, nel nucleo originario del Palazzo prosegue la direttrice del museo, che conserva straordinarie raccolte di scultura e di arti minori . A persone esperte come loro, è basta un'occhiata per capire il tipo di antifurto; si attiva con l'apertura della vetrina, ma il ladro l'ha infranta in un unico punto, incurante della telecamera, che comunque ha registrato tutto (il materiale ora è al vaglio della polizia). La mia impressione è che si tratti di ladri di professione, molto sicuri del fatto loro: capito che, per le ristrettezze in cui navigano i musei italiani, è impossibile tenere un custode in ogni sala, i malviventi hanno agito a museo aperto, davanti a tutti. Non capisco però perché il custode, una volta informato dagli altri turisti, non abbia dato l'ordine ai colleghi all'ingresso di bloccare le porte». «Ma il problema è un altro sottolinea la dottoressa Paolozzi Strozzi . Ormai siamo sotto attacco, e la difesa è poca. Come direttrice del Bargello mi sento vittima dell'impossibilità di riparare a tutte le variabili di questo tipo di aggressione. Viviamo costantemente sotto organico, il personale che va in pensione non viene riassunto. Cosa possiamo fare? I tagli alla cultura si portano dietro gravi conseguenze, e il furto subito ieri è un triste esempio; alla fine tireremo le somme dei danni. Gli oggetto rubati non hanno un valore incommensurabile, ma il rischio è quello che siano stati agguantati dai ladri solo per il valore dell'oro, e che vengano fusi. Sarebbe un vero delitto». La sala in cui è stata portato a segno il furto si trova al primo piano del Bargello, e dal 1982 accoglie gli oggetti islamici del Museo, provenienti dalle collezioni granducali e, soprattutto, da quelle Carrand. Franchetti e Ressmann. Lo spazio maggiore è riservato alla metallistica; alcuni oggetti in particolare documentano l'interesse, che prima i Medici e poi i Lorena ebbero per questo raffi-natissimo artigianato. Tra le opere più preziose, possono essere riferiti al collezionismo di Cosimo I due bruciaprofumi in ottone battuto, traforato e ageminato, uno del XIV e l'altro del XV secolo che. ricordati nella Tribuna degli Uffizi dal 1589, nel 1653 vennero posti nel celebre e ricchissimo stipo progettato da Beni ardo Buon tagliti per quella sala. Dal 1865, il Palazzo del Podestà è stato trasformato in museo nazionale: oggi ospita le più importanti sculture del Rinascimento, capolavori del calibro del 'David' di Donatelle del 'David-Apollo' di Michelangelo, opere di Luca della Robbia, Verrocchio. Celimi, Giambolo-gna... In seguito il Bargello si è arricchito con prestigiose raccolte di bronzetti, maioliche, cere, smalti, medaglie, avori, ambre, arazzi, mobili, sigilli e tessili, provenienti dalle collezioni medicee e da donazioni di privati.