E' un furto amaro. Amaro perché il sistema di allarme non funzionava. Amaro perché all'ingresso non esiste alcun 'metal detector' per controllare chi entra, nonostante si parli sempre di antiterrorismo e di luoghi sensibili. Amaro perché la telecamera nella sala dei gioielli non era accesa. Il soprintendente Antonio Paolucci lo ha definito: «Un fatto grave». Ci sono due uomini in fuga che si sono portati via tre preziosi gioielli della collezione islamica del museo del Bargello di via del Proconsolo, rompendo una vetrina al primo piano, forse con una punta di trapano. Valore ipotizza-bile: 400mila euro. Nulla o poco rispetto a quello culturale, visto che il Bargello possiede una collezione acquisita alla fine deirT800, considerata di caratura assoluta. Sono le 12,30 circa di ieri. Al museo ci sono circa 150-200 visitatori. Nella 'sala islamica' , al primo piano, che si affaccia su via della Vigna Vecchia, succede qualcosa. Un ragazzo e una ragazza spagnoli sui 25 anni sentono un tonfo forte. Si voltano e al volo vedono un uomo che fugge con qualcosa in mano. Un attimino in più e fissano la vetrina, ora spaccata, nonostante un cristallo da 5 centimetri. Sono i due spagnoli che danno l'allarme al primo custode che incontrano. Ora iniziano le ipotesi. Da questo momento all'intervento della polizia dovrebbero essere passati 15-20 minuti. Arriva il capo della Squadra mobile, Filippo Ferri, con i suoi funzionali e agenti. Con lui, anche Alfonso Di Martino, capo della sezione antirapina, la quinta. ET un attimo. L'ingresso di via del Proconsolo viene chiuso. Il Bargello è isolato. Ci sono i due spagnoli, ci sono eri i altri turisti dentro: americani, tedeschi, inglesi. Forse il ladro, o i ladri, sono ancora dentro. Così, grazie ai due spagnoli, inizia una specie di confronto all'americana. I turisti vengono fatti 'vedere' con garbo ai ragazzi spagnoli, nella speranza che riconoscano quei corpi che hanno visto fuggire. SÌ ritrovano tutti nel cortile del museo. Chi perplesso, perché non capisce; chi invece più disponibile ad avere pazienza. Robert, newyorkese di nascita, spiega le sue risposte: «Mi hanno chiesto se avevo visto qualcosa, ma io ero a pian terreno. Sorry. Mi dispiace». Alla fine, in 40 minuti, i turisti escono alla spicciolata. Dei ladri, nessuna traccia. Ma c'è un'altra strada. Un terzo testimone, un inglese, dice di aver visto due tipi che corrispondono alle descrizioni degli spagnoli (uno sui 50 anni, biondo, camicia a scacchi colorati e zaino colorato; un altro, bruno suoi 40) uscire dal museo, attraversare via del Proconsolo, infilarsi nella Badia fiorentina. E' una traccia, da controllare. Dalla Badia, infatti, si può sbucare, con una porta laterale, in via Dante Alighieri, e perdersi nel meandro di stradine del centro. Ma anche in questo caso, nulla di fatto. Gli accertamenti della Scientifica iniziano subito. Le tracce non mancano. C'è, forse, un'impronta digitale sulla vetrina. Ci sono anche alcuni fotogrammi a colori delle altre telecamere del museo, sedici in tutto, che, seppure sfuocati, potrebbero dare risultati buoni. Ci si lavorerà ancora oggi, per vedere di ricostruire le immagini, rendendole nitide, ricomponendole in cerca di una faccia giusta. Sulla vetrina del furto c'è rimasto un biglietto che incuriosisce. E' un vecchio biglietto d'ingresso al museo (scadenza 15 giugno scorso) e la domanda è duplice: è solo un caso, o un segnale di qualcuno per indicare la vetrina da ripulire? I dubbi sono pochi, anzi non ci sono: si è trattato in ogni caso di un furto su commissione. Impossibile piazzare sul mercato tre oggetti come questi. La collana d'oro, di arte moresca è bellissima. Sembra fatta di cenere d'oro, tanto appare leggera. Pesa 37 grammi. E' del XII secolo. Viene dall'Egitto dell'epoca Fatimide. Gli orecchini del XII secolo, di arte moresca, sono in filigrana a reticolo e pesano 7,35 grammi di oro puro. L'anello, del XV secolo, inciso a fogliame, è di arte orientale. Arriva anche Graziano Cioni, l'assessore alla sicurezza e alla polizia urbana. Ricorda che nel museo ci sono telecamere, allarmi, custodi. «Se hanno potuto rubare aggiunge vuoi dire che qualcosa non ha funzionato. Andiamo a vedere cosa». E' un furto amaro. Non c'è dubbio. Anche se, come dice il soprintendente Paolucci, è il primo e unico nei musei statali dal 1988. E' un furto su cui riflettere. Anche perché gli oggetti rubati non erano assicurati contro il furto.
Firenze, Furto del Bargello: L'allarme non funzionava; nella sala era disattivata anche la telecamera a circuito chiuso
Il furto di tre preziosi gioielli della collezione islamica del museo del Bargello di via del Proconsolo a Firenze è avvenuto ieri sera intorno alle 12,30 circa. Il ladro, o i ladri, è fuggito con i tre gioielli, valutati intorno ai 400mila euro. Il sistema di allarme non ha funzionato e la telecamera nella sala dei gioielli non era accesa. I due spagnoli che avevano notato il ladro sono stati fatti vedere ai turisti presenti nel museo, ma nessuno ha riconosciuto i ladri. La polizia ha iniziato gli accertamenti e ha trovato tracce del ladro, tra cui un'impronta digitale sulla vetrina e fotogrammi delle telecamere del museo.
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