Prosegue la polemica sulla risistemazione di piazza Augusto Imperatore. L'annuncio del Campidoglio dei dieci pool di esperti che dovranno presentare i loro progetti per il rifacimento della piazza, ha avuto l'immediata risposta di quattro grandi esclusi. Architetti come Paolo Portoghesi, Carlo Aymonino, Leonardo Benevolo e- Paolo Marconi, hanno lanciato l'accusa di disinteresse «per vedere i progetti che avrebbero fatto», e hanno parlato di «gruppi di potere». Il j'accuse è stato ieri ripreso da Italia Nostra, ma respinto dal consulente scientifico dell'assessorato all'Urbanistica per i concorsi di architettura, Francesco Ghio. Secondo Italia Nostra «la realizzazione del museo dell'Ara Pacis di Meier, per giudizio unanime di architetti, uomini di cultura e cittadini, viene ormai considerato un gravissimo errore urbanistico». Per l'associazione per la tutela del patrimonio artistico «la radice dell'errore sta nel fatto che la decisione di affidare a Meier il progetto, fu un atto autoritario, che escluse qualsiasi spazio di partecipazione alla cultura, alle associazioni, ai cittadini». E Italia Nostra continua: «Tuttavia questo imperdonabile errore sembra non aver insegnato assolutamente nulla. Perché ancora una volta le scelte del Campidoglio stanno avvenendo in maniera del tutto appartata». L'associazione chiede perciò che venga fermata la «macchina che sta decidendo il futuro di piazza Augusto Imperatore» e che siano «esposte pubblicamente tutte le 48 proposte». Ma Francesco Ghio replica e si rivolge quasi in maniera diretta a Paolo Portoghesi: «Nel concorso per la riqualificazione di piazza Augusto Imperatore è stato eliminato un gruppo autorevole. La giuria ha ritenuto che non era possibile confrontarsi con chi proponeva la ricostruzione del Porto di Ripetta (che non esiste più), la demolizione del ponte e dei mura-glioni in quel tratto del Lungotevere. Non ero e non sono d'accordo con questa posizione perché credo che proprio per la formula del concorso la partecipazione di questo gruppo alla competizione e ai seminari sarebbe stata interessante, ma nel merito la posizione della giuria è stata pienamente coerente con il bando di concorso». E l'architetto Ghio aggiunge che «la sfiducia nei concorsi era tale da avere portato le amministrazioni ad evitarli quasi del tutto». Per Francesco Ghio, «il successo di un concorso è frutto del lavoro delle giurie. E una regola che ci siamo dati fin dall'inizio è stata quella di chiamare personalità di alto e riconosciuto profilo, sempre diverse». Inoltre «in questo concorso, per la prima volta è obbligatoria la presenza assieme ai progettisti di almeno un esperto in archeologia - aggiunge Ghio - in storia dell'arte, in restauro e in progettazione del paesaggio, da valutare in base ai titoli presentati e alle esperienze acquisite». Infine «l'obbligo di gruppi interdisciplinari e l'organizzazione di due seminari (in Luglio e in Settembre) nei quali avverrà il confronto tra i dieci gruppi selezionati e i tecnici capitolini e delle Sovrintendenze sono la vera novità di questo concorso: i progetti finali saranno presentati a Novembre e tra questi la Giuria sceglierà il vincitore».