QUALCUNO di esperto. Qualcuno che conosceva il sistema di allarme e il suo funzionamento. Il furto dei tre gioielli dalla sala islamica del Bargello (valore 400mila euro) non è un'improvvisazione. Gli investigatori della squadra mobile che stanno visionando i filmati registrati dalle sedici telecamere del museo, ne sono convinti. Chi ha colpito sapeva come muoversi. Racconta la direttrice Beatrice Paolozzi Strozzi: «L'allarme in quella teca era funzionante, l'il luglio era stato controllato. Il sistema di protezione nella vetrina della saletta islamica è a bande di infrarossi e scatta non appena viene rilevata una differenza di temperatura tra l'interno delle teche e l'esterno». Ma questa differenza in estate, col caldo, è minima. «Ai ladri è bastato incidere il vetro e lasciare che l'aria esterna entrasse nella teca per omogeneizzare la temperatura - riprende la direttrice - Se avessero rotto violentemente il vetro o forzato la serratura, l'allarme sarebbe scattato, invece hanno scelto la tecnica dell'incisione, segno che conoscevano perfettamente il funzionamento del sistema d'allarme che infatti non è suonato automaticamente, ma è stato azionato non appena i visitatori si sono accorti di quanto era avvenuto. In due o tre minuti al massimo sono state chiuse le porte del museo». La polizia sta controllando anche i filmati dei giorni precedenti il furto. Manca la ripresa del preciso momento in cui viene aperta la teca, alle 12,30 di giovedì, perché in quella sala del primo piano del Bargello, la telecamera è del vecchio tipo e riprende un'immagine fissa e solo in bianco e nero. Grazie però alle testimonianze delle studentesse spagnole che hanno dato l'allarme, dai filmati nelle altre sale, si ricostruisce il percorso dei due «incursori». Ieri la polizia ha sentito i custodi, la vice direttrice Maria Grazia Vaccari e i tecnici della sicurezza. «Nella saletta islamica non ci sono custodi fissi - ha spiegato la direttrice - perché le teche sono allarmate. Certo servirebbe un impianto di sicurezza più moderno, stiamo già sostituendo le vecchie telecamere, servirebbe più personale». Tasto quest'ultimo su cui insistono pure i sindacati. La Uil fa sapere dello stato di agitazione dal 30 giugno e denuncia «carenze nella vigilanza» e «tagli ai finanziamenti degli istituti dei Beni culturali di Firenze». Un'interrogazione al ministro Ri iteli i è stata presentata dal senatore Paolo Amato (Forza Italia): chiede anche un provvedimento «sul ruolo del personale addetto alla sorveglianza nei musei per attribuire loro adeguate competenze per una più efficace azione di repressione dei furti».