Alcuni suoi calembour sono rimasti nella storia di questa città. Ne citiamo qualcuno a memoria: «II duomicidio di Cefalù» per rimarcare interventi, a suo dire scellerati, nel restauro della piazza su cui si I affaccia il duomo normanno; «la destra è sinistra e la sinistra è maldestra», per irridere alle contraddizioni politiche dei due poli; «le vittime della mafia solidarizzano con le vittime dell'architettura», con tanto di vedove al seguito, come atto d'accusa contro un'urbanistica devastante. --------------------- L'ultima boutade è fresca di giornata, e tra tanto fragore di Festino, non può che riguardare la Santuzza: «II vero miracolo è che una santa mai esistita ha fatto tanti miracoli». Ne ha per tutti Enzo Sellerio, fotografo di fama internazionale, grafico, editore, sentinella civica in una città assopita. A82 anni se lo può permettere. Anche se per amore del vero se lo permetteva anche quando di anni ne aveva molti di meno. Processioni, messe cantate, deliri di folla, cataste di ex voto, se la patrona non esiste tutto questo dispiegamento è davvero un miracolo. O un miraggio? «Non lo dico io, mala stessa Chiesa. Se non ricordo male anni fa la commissione agiogra-fica del Vaticano ha "desantificato", tra gli altri, anche San Giorgio e Santa Rosalia, evidentemente non avendo trovato prove certe della loro vita terrena. San Giorgio è rimasto declassato, la retrocessione della "Santuzza", invece, è passata sotto silenzio per non turbare i milioni di devoti. La "forza del festino", mi perdoni Verdi, è più dirompente di qualsiasi verità storica». Scenografie seicentesche, rievocazioni in costume, tra cui il dramma della peste, attori e saltimbanchi, danze sensuali e prostitute simbolo di redenzione: cosa è rimasto di culturale nel Festino? «Credo ben poco. Ma non mi curo di quest'aspetto della kermesse. L'unica cosa che continuano ad appassionarmi sono i fuochi d'artificio. Per il resto posso solo dire che mi dispiace vedere questo sperpero di milioni, che invece potrebbero essere utilizzati per interventi ben più seri nello steso settore dello spettacolo. Basti vedere quel che succede al Teatro Massimo. Epoi c'è un altro aspetto che mi inquieta, questa spettacolarizzazione in stile televisivo. Diciamo che la calata dei milanesi che ormai hanno nelle mani le redini dell'organizzazione, è un altro passo nella direzione dello snaturamento della nostra tradizione». Lo facciamo un giro virtuale nella città per cogliere alcuni punti di crisi di questo processo? «Perché no. Cominciamo dal Foro Italico. Questa sfilza di birilli di ghisa colorati sono un pugno nell'occhio. E che dire poi delle decine di scomode panchine di ceramica che somigliano a dei lettini da spiaggia, destinate sicuramente a sbrecciarsi nel volgere di poco tempo? Carlo Pezzino Rao, presidente del Comitato per il centro storico, ha combattuto anni contro infiniti ostacoli per il recupero del Foro italico, ma c'è sempre qualcuno che ce la mette tutta per mandare in malora i risultati di questa attività benemerita. Lo sapoi perché i birilli non li hanno fatti di ceramica?». Dica «Durante la guerra il regime fascista aveva smontato tutte le cancellate per dare il ferro alla patria. Tra cui quelle del Giardino Inglese. Nel dopoguerra in sostituzione dei cancelli avevano sistemato una sessantina di "mignane", vaschette di ceramica De Simone. Ma dopo qualche anno, se non ricordo male nel '60, un dissenziente estetico con un martello nottetempo le ha distrutte tutte. E quindi stavolta hanno prescelto la ghisa travestita da ceramica. A prova di distruzione. Purtroppo. E di fronte a tutto questo come reagisce la città? Col silenzio, con il disinteresse». Continuiamo il giro degli orrori? «Sì, ma prima voglio ribadire ancora una volta la mutazione antropologica della città diventata ormai cieca e sorda. Una città che ha tollerato per venticinque anni la chiusura del Teatro Massimo, che ha subito in silenzio il sequestro dello Steri per troppo tempo, che ha visto distruggere ville storiche e crescere palazzoni senza estetica, che ha accettato, a Natale e non solo, queste orrende decorazioni serpottiane, angeli a grappoli appesi ai lampioni». Lo Steri comunque, anche grazie alla sua battaglia, ormai è aperto al pubblico, per il Museo dell'Inquisizione siamo a buon punto. Quindi non tutto è perduto. O no? «Non ho mai dubitato delle buone intenzioni del rettore Giuseppe Silvestri. E il ritardo per l'apertura dello splendido salone credo sia dovuta alle resistenze da lui incontrate nell'ambito accademico. Probabilmente i baroni delle cattedre non volevano chela sala dei baroni con le capriate magnificamente istoriate diventasse visitabile da tutti». Rientriamo sulla brutta strada delle storture? «Sì, ripartiamo da villa Basile di via Siracusa; come sede principale della Sovrintendenza dovrebbe presentarsi in modo impeccabile. Invece, a dieci anni dal restauro la facciata è di nuovo deturpata dallo scolo delle acque piovane che non è stato progettato adeguatamente». Prossima tappa? «I monumenti normanni. L'accanimento contro di essi è davvero inspiegabile. Il "duomificio" a Cefalù, ovvero l'assassinio della cattedrale e del municipio di fronte. Ora so di un progetto per rifare la piazza. Sono pessimista a temere nuove invenzioni? Nel duomo di Monreale hanno piazzato due statue altre almeno tre metri ai lati del portico di accesso, accanto a una porta che è pur sempre di Barisano da Trani, grande scultore pugliese del dodicesimo secolo. Le statue invece di abbellire rovinano l'armonia. Anche le sale del Duca di Montalto a palazzo dei Normanni hanno subito l'onta di un restauro scombinato». Normanni malconci e i pochi monumenti arabi rimasti? «Peggio ancora. Alla Zisa hanno estirpato centinaia di palme per fare posto a strutture marmoree orripilanti. Non solo, ma hanno stuccato di bianco i dammusi dietro il monumento. Ora sembrano dei caselli d'ingresso autostradale. E lo dico senza alcuna ironia. Ma nemmeno gli Svevi se la passano bene se consideriamo che Federico secondo, stupor mundi, dorme con una medaglia regalata da Pippo Madè. Di questo possiamo vantarci senza alcun dubbio, visto che a modo suo rappresenta un record insuperabile». Nei mesi passati lei ha lanciato un allarme per Villino Favaloro, prima assegnato come sede del museo della fotografia e poi scippato per destinarlo ad altro uso. Come stanno le cose? «Al punto di prima. Il Villino nel dicembre scorso è stato affidato all'associazione Plaza onlus, società alla quale compartecipa la Regione, per l'organizzazione di mostre ed eventi, un termine che copre iniziative più disparate. Sull'associazione che si è aggiudicata il Villino non posso esprimere giudizi, non conoscendola, ma sulla procedura seguita esprimo grandissime riserve. Aggiungo che resto fermamente imbarazzato per il fatto che la Regione abbia acquistato da un privato circa 12milafotografie a colori pagandole a quel che si dice una cifra vicina agli ottantamila euro. Mentre non si sa che fine abbiano i fondi destinati alla gestio-ne dei centomila fototipi conservati nella fototeca del Centro regionale del catalogo. Le fotografie a colori come si sa hanno breve vita e quelle in questione non mi sembra che abbiano i requisiti per fare parte di un fondo storico. Qui non esprimo solo perplessità, ma sdegno. Nella mia memoria non trovo riscontro di questo tipo di acquisizioni in altre strutture museali. E che dire degli abusi edilizi? Basta alzare la testa vagando nelle nostre strade per scoprire supe-rattici, tettoie, tutti brutti e abusivi. Nella mia camera da letto invia Cavallari, ad esempio, mi hanno rubato un quarto di cielo. Una mattina all'improvviso mi sono ritrovato un'altana sul tetto della casa dirimpetto. Siamo riusciti a bloccare i lavori ma lo scheletro dell'altana è ancora fieramente eretto sul tetto. Rieccoci al punto di partenza. Di fronte a queste scempiaggini la città cosa fa? Resta muta e sorda alla faccia di chi invita al dialogo. Forse i cittadini non sono nemmeno consapevoli di questo degrado estetico galoppante. Ma come si fa a dialogare con chi non vuole sentire e agisce in modo silente senza manifestare le sue bieche intenzioni?». Il quadro che emerge è dipinto a tinte fosche. Esisterà pure qualcosa di ben fatto. O no? «Certo. Dello Steri abbiamo detto, anche se c'è da vigilare affinché i tempi di apertura al pubblico dei graffiti delle vittime dell'Inquisizione non siano biblici. Poi vanno sottolineati, la rinascita del Massimo, l'invenzione dello Spasimo e il recupero di decine di palazzi storici. Ma qui emerge la contraddizione di prima: il contrasto tra l'intensificazione dei restauri e il disinteresse dei cittadini che non vigilano. Anche nel bene come nel male la città resta muta e sorda».
la Repubblica
15 Luglio 2006
SICILIA: L'accusa di Sellerio "La cultura tradita"
TA
Tano Gullo
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
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