La Soprintendenza «è la prima chiamata in causa». E un «delitto» che «un patrimonio italiano ed europeo come questo» sia ridotto così. Sospira alla descrizione del guasto nell'abbazia dì Chiaravalle l'architetto Mario Botta, raggiunto nel suo studio in Svizzera. L'autore del restauro del Teatro alla Scala guarda con «dispiacere» all'incuria verso i monumenti. «Specie -aggiunge - se legati a funzioni religiose, per esempio come in questo caso i matrimoni, che tengono in vita l'edificio anche al di là del valore artistico e monumentale». Il rischio, per l'architetto, è che «posti così, importanti perla civiltà europea, siano chiusi, mantenendo solo la funzione museale, e perdendo il contatto con la vita di tutti i giorni». A questa fine, per il loro monastero si sono opposti gli abitanti di San Pietro al Monte (Lecco). È don Vincenzo Gatti, che da trent'anni ne cura i restauri, a raccontare la «mobilitazione popolare» a favore dell'abbazia raggiungibile solo dopo un'ora di cammino a piedi. Il restauro è per la maggior parte frutto del volontariato. La Soprintendenza ai beni culturali ha dato contributi saltuari. E sempre lei a dover intervenire, per don Valerio Vigorelli, direttore della Scuola Beato Angelico, l'ente culturale cattolico di via San Gimignano che cura anche i restauri degli edifici sacri. Per il sacerdote in questi casi può essere utile «suscitare sponsorizzazioni» e «contributi dalle Fondazioni bancarie». È il caso proprio dell'abbazia lecchese di San Pietro al Monte, a Givate. Dove si fe fatto sentire l'aiuto della Fondazione Cariplo. 11 resto lo ha fatto la devozione dei fedeli. Che nonostante la salita impervia per raggiungerlo non mancano mai, la domenica, di affollare la Messa. Come a Chiaravalle, a un tiro di schioppo dall'ingresso Sud di Milano. Anche qui la gente pensa di darsi da fare, per l'abbazia. Che nella parte colpita dagli ultimi danni alla pavimentazione è demaniale. Appunto, di competenza della Soprintendenza.