FIN TROPPO FACILE potrebbe sembrare rubare un'opera d'arte al Bargello: la dinamica del furto dei tre oggetti di ieri nella 'saletta delle religioni', al primo piano del museo, inquieta. Nonostante gli antifurti tecnologici, le telecamere e la presenza dei custodi due ladri sono riusciti a farla franca. Com'è stato possibile? Per l'assessore Graziano Cioni, che vede i crismi del furto su commissione, è un fatto grave: «Sì perché non siamo di fronte ad Arsenio Lupin, ma ad un furto avvenuto alla luce del sole; evidentemente c'è stato un buco nel sistema di vigilanza, chi di competenza dovrà verificare». Ovvero la sovrintendenza del Polo museale. Più agguerrito il consigliere comunale di An Stefano Alessandri, che fa anche cenno alle scritte sulla facciata di Santo Spirito, e ripropone il problema della tutela della ricchezza artistica della città, invidiata da tutto il mondo: «Siamo al cospetto di un episodio che è solo l'ultimo di una serie che la dice lunga sull'incapacità di amministrazione e sovrintendenza nel decoro e nella tutela del patrimonio cittadino». Dopo il furto il museo è stato chiuso, e i visitatori presenti sono stati trattenuti per mezz'ora. Sul posto sono subito arrivati i poliziotti della scientifica per i rilievi; al vaglio degli investigatori le testimonianze oculari di alcuni presenti e i filmati ripresi dalle telecamere interne del museo. Pare che per i ladri si tratti di due figuri d'aspetto occidentale, ma al riguardo il quadro è molto opaco, come spiega un abbottonato Filippo Ferri, capo della squadra mobile, secondo cui «le indagini, verificati i primi riscontri, non avranno tempi brevi». Ma dovranno svelare se c'è stata omessa vigilanza, perché non è suonato 1' allarme e soprattutto chi si nasconde dietro il furto.