Dalla trasformazione in fondazione di diritto privato a oggi i visitatori e le risorse sono raddoppiati. Grazie al grande richiamo del sommergibile, ma anche a una gestione imprenditoriale della struttura. Nel 2000 aveva un bilancio di 4,3 milioni di euro; cinque anni dopo sono 10,6. I dipendenti erano 34; ora sono 86. Una ricerca condotta da Manageritalia per l'università veneziana Ca' Foscari l'annovera tra le 50 realtà aziendali più innovative nel terziario. Il Museo della scienza e della tecnica Leonardo da Vinci di Milano, nato 53 anni fa, vive dal gennaio del 2000 una specie di rivoluzione permanente. «Avevamo un pubblico composto prevalentemente da scolaresche, ora arrivano intere famiglie e turisti stranieri» dice Michele Perini, già alla guida di Assolombarda, che da febbraio è il presidente. «Segno di una sempre maggiore apertura e di un inserimento attivo nel tessuto della città, che in questo modo diventa anche più attrattiva per il turismo. Sotto questo profilo, l'operazione Toti si è rivelata un efficace strumento di marketing internazionale». Il sommergibile S-506 Enrico Toti è al Museo da quasi un anno, dopo una lunga attesa nel porto di Cremona. Nella notte tra il 13 e il 14 agosto scorsi il suo spettacolare trasferimento nella sede attuale - un traino di 11 ore dalla periferia al centro cittadino - fu seguito da 15 mila persone. Il 7 dicembre è stato aperto al pubblico e i numeri dicono che l'incremento dei visitatori è stato del 42. A settembre, quando il Toti si poteva vedere solo da fuori, si è registrato il 195 di ingressi in più rispetto a un anno prima. IL PESO DEI PRIVATI. Sono i frutti di un'operazione costata 2,3 milioni di euro, dei quali solo il 20 di provenienza pubblica (150 mila da) Comune di Milano). «Altre istituzioni con forti partecipazioni pubbliche, come l'Atm o l'Aem, ci hanno fornito gratuitamente ogni supporto. Per non parlare della Marina, che ha fatto altrettanto oltre ad averci donato il sommergibile» prosegue Perini. «Tuttavia, a quel tipo di proporzione tra intervento pubblico e privato siamo purtroppo abituati. Su quasi 10 milioni di bilancio, 2,7 vengono dalle istituzioni: il Comune, che è il padrone di casa, il ministero dei Beni culturali e quello dell'Università. Il resto, circa il 70, è autofinanziamento. Ma ho fiducia nel futuro. Il sindaco, Letizia Moratti, conosce bene questa realtà, mi auguro che riesca a trovare ulteriori risorse». La rivoluzione è iniziata nel 2000 con la trasformazione del museo in fondazione di diritto privato. Da allora, la crescita di visitatori e, soprattutto, di finanziamenti per progetti specifici è stata costante. I primi sono stati 100 mila in più, arrivando a 312 mila alla fine dell'anno scorso. E per quest'anno se ne stimano poco meno di 400 mila. Quanto ai fondi, i «contributi per progetto» sono lievitati da 645 mila a 5,1 milioni di euro. «Tutto ciò è stato possibile perché abbiamo fatto investimenti in capitale umano, e ì numeri sui dipendenti lo dimostrano» spiega il direttore, Fiorenzo Galli. «La conseguenza è stata un aumento del potenziale attrattivo del museo, in cui si lavora con un pay-off preciso: far capire che scienza e tecnologia sono fonti di cultura ed elementi strategici per la crescita del Paese. Comprendere l'impatto e la portata del progresso scientifico vuoi dire creare cittadini consapevoli. Insomma, si investe in consenso e democrazia». Il messaggio, tuttavia, fatica a passare. «Chi guardi i nostri numeri rimane sbalordito e ci considera dei fenomeni» prosegue Galli. «Ma nel resto d'Europa e negli Stati Uniti quel che facciamo è considerato del tutto normale. Su questo punto chiediamo a tutti, ma soprattutto alle istituzioni, una riflessione seria. Faccio un esempio. A Barcellona, il direttore Jorge Wagensberg ha avuto a disposizione dieci anni e 120 milioni di euro per dar vita a uno dei musei scientifici migliori al mondo. Non chiedo tanto, solo un po' più di attenzione». «Il museo avrebbe bisogno di interventi strutturali per 20 milioni» spiega il direttore. «Ma in cinque anni gli investimenti per la manutenzione straordinaria, che competevano al Comune, li abbiamo fatti noi spendendo oltre 2 milioni, il che indica quanta strada ancora ci sia da fare per arrivare a una situazione equilibrata». Per la quale servirebbero 20 milioni, di cui 10 di provenienza pubblica. Intanto, si pensa al futuro. L'operazione Toti ha dato il via a un'attività di merchandising che, per ora, è limitata a un piccolo bookshop ma che si amplierà quando sarà realizzato un nuovo e più ampio ingresso, per il quale sono stanziati con i fondi del Lotto 5 milioni di euro per il biennio 2007-2009. Sul tavolo ci sono anche accordi di collaborazione con la Villette e un gemellaggio con il Deutsches Museum di Monaco. E fra tre anni i workshop di Ecsite, il network europeo di science center e musei scientifici. C'è molto da lavorare, ma se i nuovi ingressi saranno realizzati nei tempi programmati, «allora ci presenteremo a quell'appuntamento al meglio delle nostre possibilità».