UNA fuga disperata, finita sotto le macerie. A distanza di duemila anni scavi archeologici fanno riemergere una nuova tragica testimonianza dell'eruzione che di-strusse le città di Stabia, Ercolano e Pompei. Lo scheletro di un uomo. investito dalla violenza del Vesuvio, è stato ritrovato durante alcuni saggi di scavo, che hanno portato alla luce il cortile con portico e colonnato di villa San Marco, panoramica residenza romana di età imperiale nella piana di Varano, lì dove sorgeva l'antica Stabiae. Una scoperta sensazionale che segna un ulteriore passo in avanti verso la creazione del Parco Archeologico Stabiese. Un progetto che la Soprintendenza archeologica di Pompei promuove in collaborazione con la Fondazione "Restoring Ancient Stabiae", che fa capo a privati americani. «Si tratta di una ritrovamento che contribuirà ancora di più a fecalizzare l'interesse del mondo universitario statunitense su quanto s damo facendo qui», ha detto Matthew Bell, professore dell'Università del Maryland, «il Dipartimento di Stato ci ha definito il miglior esempio di cooperazione tra Italia e Usa nel campo dei beni culturali». Oltre ai resti di villa San Marco il futuro parco comprenderà la vicina villa Arianna, portata alla luce nel '700 dallo svizzero Karl Weber e il cosiddetto "Secondo Complesso", un edificio dotato di quartiere termale. Gli archeologi, di concerto con prestigiose Università americane, l'Università di Birmingham e la Federico II, già programmano di estendere la ricerca all'intero Pianoro di Stabia che si estende su una superficie di 41 ettari. Nove affreschi, provenienti dagli scavi, sono intanto già in mostra a Villa Rufolo, fino al 17 settembre, nell'ambito del festival di Ravello. (luca romano)