MILANO «Nel villaggio neolitico spuntano due discariche». È il titolo dell'articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 7 luglio. Nella sua cronaca da Spinazzola, in Puglia, un giornalista di questa testata, Carlo Vulpio, racconta di come sia stata individuata proprio in quell'area, dove sorge un sito archeologico che risale al neolitico, la sede che dovrà ospitare due nuovi stabilimenti da un milione di metri cubi per lo smaltimento di rifiuti solidi urbani e di rifiuti speciali non pericolosi. Il servizio ricorda anche che in Puglia di politiche in materia di rifiuti si occupa il presidente della Regione, Nichi Vendola, Commissario straordinario per l'emergenza ambientale. E ricostruisce una complicata vicenda, fatta di documenti spariti, giornalisti malmenati, appelli al Consiglio di Stato e pronunciamenti dell'Unione europea. Vendola si arrabbia e, quello stesso 7 luglio, affida la sua replica a un comunicato che parla di «pericolose insinuazioni», elenca una «serie di imprecisioni», non chiede che la sua lettera venga pubblicata sul Corriere e chiude dicendo che «si sta provvedendo a verificare eventuali azioni legali nei confronti della testata giornalistica e del suo redattore». Fin qui si potrebbe parlare di normale dialettica, magari un po' aspra, tra politica e giornalismo. Ma il giorno dopo, sabato scorso, l'agenzia di stampa Ansa batte una notizia dal tono molto divèrso. Il fatto, questa volta, è che su una spiaggia del brindisino è stato trovato un finto ordigno con un messaggio indirizzato al presidente della Puglia. Che commenta così: «Non so se si tratti di un atto di goliardia o di intimidazione. Ma so che questi "messaggi speciali" avvengono in un contesto di grande delicatezza: quello della transizione dal regime di emergenza al regime ordinario nella gestione del ciclo dei rifiuti». Poi Vendola spara ad alzo zero: «Ci sono sullo sfondo dice interessi economici e non mi e nell'ombra si muovono interessi illeciti... Per questo denuncio con energia il ruolo di disinformazione e provocazione politica del cronista del Corriere della Sera, Carlo Vulpio, che, con la tecnica dell'insinuazione e con lo stravolgimento dei fatti, tende ad attribuire alla mia persona un ruolo a favore del cosiddetto "partito delle discariche". Falsità che alimentano un clima pesante e pericoloso». E qui, purtroppo, non siamo più nell'ambito di una normale dialettica tra politici e giornalisti. I colleghi del CdR del Corriere Elisabetta Soglio, Marco Letizia e Sebastiano Grasso hanno deciso di rispondere alle parole di Vendola spiegando che «giudicano inaccettabile l'attacco del presidente della giunta della regione Puglia al collega Carlo Vulpio, "colpevole" soltanto di aver svolto il proprio mestiere di cronista impegnato a garantire ai lettori un'informazione documentata, corretta e trasparente. È inaccettabile e incomprensibile il tono quasi intimidatorio usato da un politico che dovrebbe avere tra i propri interessi quello di favorire la tra-sparenza dei propri atti. Chiunque si senta leso può tutelarsi con strumenti idonei nelle sedi opportune, ma non può essere consentito a nessuno, men che meno a chi ricopre un ruolo istituzionale, di avere come obiettivo una testata e un giornalista con accuse gravissime e ge-neriche come quelle avanzate da Vendola».