Tutto questo perché nessun ente ha ancora avuto il tempo o, forse, la voglia di allacciare una banale utenza Enel. Il complesso monumentale infatti non è mai stato aperto ai visitatori, in realtà non è stato mai neppure inaugurato, giacché in quelle cisterne è ricalato il buio e l'umidità che per tempo immemorabile lo avevano pervaso. Era l'ottobre 2004 quando le opere di riqualificazione delle cisterne, portate avanti da un pool di esperti coordinato dall'architetto della soprintendenza archeologica, Claudio Finarelli, sono state riconsegnate alla città. Le cisterne erano ridotte a un colabrodo di fogna, con mura tappezzate di infiltrazioni provenienti dagli edifici che sovrastano quel lato del colle: il palazzo della prefettura, con gli uffici della Provincia, la Banca d'Italia e un pezzo del Marrucino. Non è stato facile individuare, una per una, tutte le "fonti" dei liquami che si sono accumulate nei secoli. In qualche caso, il pool del restauro ha dovuto persino sfidare "segreti d'ufficio" per individuare da quale tubatura provenisse la tale infiltrazione o il tal altro scarico incontrollato nelle viscere di Chieti. La certosina opera di bonifica, con l'installazione di un impianto di areazione, utile a ristabilire un microclima accettabile all'interno delle cisterne, non è stata tuttavia sufficiente a restituire alla città un complesso archeologico importante, renderlo cioè finalmente fruibile. Tanti soldi dei contibuenti spesi, ma non abbastanza per decidere che sobbarcarsi la spesa di una bolletta della luce era ed è decisione doverosa dopo tante fatiche. Firmare un contratto con l'Enel spetterebbe alla soprintendenza. Accade però che, tra il 2005 e quest'anno, i Beni archeologici si siano visti tagliare contributi dal 40 al 50 per cento rispetto alle passate gestioni. Ma al recupero del complesso hanno collabo-rato, nel quadro di diversi accordi di programma, sia l'amministrazione comunale che quella provinciale. Possibile che l'onere di una banalissi-ma utenza possa frenare il progetto di Chieti "città della cultura"? Sembrerebbe di sì, a giudicare da quel che accade dal 2004 a oggi. Eppure, il complesso monumentale non è soltanto un suggestivo luogo da visitare. Con la riqualificazione ultimata è idoneo a ospitare mostre e altre iniziative. Possibile che Chieti non ne abbia bisogno?
Cisterne al buio, nessuno paga la luce. Complesso restaurato due anni fa ma non è stato ancora inaugurato
Il complesso monumentale delle cisterne di Chieti non è mai stato aperto ai visitatori e non è stato mai inaugurato. Le opere di riqualificazione, portate avanti da un pool di esperti, sono state riconsegnate alla città nel 2004. Tuttavia, la certosina opera di bonifica non è stata sufficiente a restituire al complesso un'importanza archeologica. La soprintendenza archeologica ha dovuto affrontare problemi di infiltrazioni e scarichi incontrollati. La decisione di firmare un contratto con l'Enel per l'utenza è stata posticipata a causa di tagli dei contributi ai Beni archeologici.
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