ROMA Serve una svolta anche nel settore della pubblica amministrazione. Pur apprezzando lo sforzo liberalizzatore, il Garante invita l'Esecutivo a non guardare solo alla "pagliuzza" che lega il mondo di ordini e professioni ma anche alla trave che appésantisce l'efficienza pubblica. E ancora una volta punta il dito sul back office. Un settore che, ad avviso di Antonio Catricalà, «deve essere liberalizzato e privatizzato, sì da creare un nuovo mercato e posti di lavoro, con effettivo snellimento dell'apparato burocratico». Il Garante aveva già sollevato la questione nei mesi scorsi, quando aveva sollecitato l'esternalizzazione di queste attività affidandole ai privati. «Farlo fare al soggetto pubblico aveva detto significa creare procedure vischiose e burocratiche. Bisogna che se ne occupino i privati, mentre il personale che oggi fa back office va riqualificato e destinato al front-office». Catricalà afferma che queste attività assorbono il 43 delle risorse umane. Tradotto in numeri significa che su 265mila dipendenti distribuiti tra ministeri e Presidenza del consiglio circa 1 Mmila sono impiegati nelle attività di funzionamento. Ma questi costituiscono solo una parte di una realtà dalle dimensioni più ampie (i cui costi si aggirano sui 70miliardi), in cui rientrano anche gli enti locali e le società a capitale cui pubblico cui viene affidata la gestione del back-office. Si tratta di uffici del personale, organizzazione, acquisti, contabilità, bilancio, servizi strumentali che in genere vengono replicati per ogni ministero o dipartimento. Il record per incidenza del back-office lo detiene il ministero dell'Ambiente, in cui su 642 addetti il 55 lavora nel funzionamento, seguito dall'Interno (su 21mila il 53,5). Ma anche la presidenza del Consiglio non spicca certo per il buon esempio: al back-office è destinato il 50 del personale. Una cifra cui si arriva presto, se si considera che la presidenza vanta 11 dipartimenti, ognuno con una propria struttura di funzionamento. Il Garante ieri è stato categorico: «II back-office va ridotto», ha sentenziato. Eppure i segnali che arrivano dall'attuale Governo potrebbero portare in senso contrario. «L'incidenza di queste attività è certamente maggiore nei ministeri e in molte amministrazioni del Centro-sud, laddove l'amministrazione è più autoreferenziale ed è minore il rapporto con l'utenza spiega Francesco Verbaro, responsabile dell'ufficio del personale delle Pa presso le presidenza del Consiglio . Il punto è capire cosa accadrà con il decreto che prevede lo spacchettamento dei ministeri. Se ci sarà, dunque, un'ulteriore duplicazione del back-office o se invece si andrà verso l'esternalizzazione o la gestione associata tra vari ministeri». È proprio nelle attività di funzionamento, d'altro canto, che si concentra l'inefficienza della Pa. «È un'area in cui dovrebbe contare più la professionalità che il numero di addetti e che invece produce più costi aggiunge Verbaro perché poco si è fatto per aggiornare i controlli e maggiori sono le criticità che portano anche a un cospicuo contenzioso».