"Nessun segreto, tutto in regola Qra ricostruiremo la loro vita" Come scoperta, ammetto che possa destare un certo clamore... «. Quasi si stupisce Elisabetta Roffia, sovrintendente regionale per i beni archeologici, alla richiesta di spiegazioni sul ritrovamento dei 157 scheletri umani di piazza Medaglie d'Oro. Una scoperta recente, della quale nessuno, né il Comune né la Sovrintendenza, aveva mai parlato, e che adesso rischia di gettare più d'uno in un qualche imbarazzo. Non vuole sentire parlare di «mistero della necropoli», Roffia, ma il tono della voce tradisce un vago senso di sorpresa. «Tengo subito a dire una cosa». Prego. «Lo scavo lo abbiamo fatto noi. Come sempre avviene quando si apre un cantiere in zone di possibile interesse archeologico. Gli operai della ditta che costruisce il parcheggio, i resti non li hanno nemmeno sfiorati. Abbiamo fatto un'indagine archeologica su un'area di 1000 metri quadrati, e questo è uno dei risultati». Già, peccato che degli scheletri, a parte voi e gli operai della Sabotino parcheggi, nessuno sapesse nulla. Li avete scoperti, ma la città ne era compieta-mente all'oscuro. «Nessuno li ha fatti sparire, o chissà che cosa. Li abbiamo impacchettati, numerati, e adesso sono custoditi in un nostro deposito. Non ci sono misteri, niente di segreto». E perché, scusi, non avete comunicato il ritrovamento? «Guardi che non è la prima volta che si trovano degli scheletri scavando nelle viscere di Milano». D'accordo, ma 157 tutti insieme fanno una necropoli. O no? «Immagino che ai cittadini possa fare un certo effetto, questo sì. Però di ossa è capitato di scoprirne altre, in altre zone, magari in numero inferiore, certo. Ricordo uno scavo fatto ai primi anni '90 all'interno della Cattolica. O più recentemente in piazza Sant'Ambrogio. Questi resti, lo abbiamo già accertato, risalgono alla pestilenza del 1600. Comunque dallo scavo è venuta fuori anche altra roba». Tipo? «Per esempio tracce del fossato delle mura spagnole». Ammetterà che possano apparire meno interessanti rispetto ai resti di decine di vittime della pestilenza. «In archeologia ci sono scoperte che hanno lo stesso valore. Per esempio: dei piccoli frammenti di anfore provenienti dall'Egeo valgono come le decine di scheletri del 1600». Diceva della pestilenza "manzoniana". Come avete fatto a stabilire che i teschi e le ossa risalgono a quel periodo? «Tra gli scheletri abbiamo trovato anche delle ceramiche. Da quelle siamo risaliti al periodo storico. È tutta roba di 400 anni fa. Tra le ossa c'erano anche anelli, pezzi di cro-cefissi, di rosari». Come si può definire tecnicamente la scoperta di piazza Medaglie d'Oro. «E una sepoltura multipla. Gli scheletri erano depositati in posizione scomposta. Non allineati, insomma». Una fossa comune. «Esatto. Fuori dalle mura ce n'erano molte in quell'epoca. Dalle informazioni che abbiamo, risulta che in quel punto, all'inizio del '900, sia stata poi costruita una strada in ciotolata». Che cosa ne sarà adesso degli scheletri? «Li porteremo a fare analizzare nel laboratorio di paleoantropologia della Sovrintendenza, diretto dalla dottoressa Cattaneo. Lì saranno eseguiti dei rilievi dettagliati. E tra un po' di tempo potremo avere informazioni più precise: di che cosa sono morte quelle persone, di quale specifica malattia, l'età che avevano, eccetera».
Milano - La sovrintendente ai beni archeologici Elisabetta Roffia: trovati anche ceramiche e crocifissi
La sovrintendente regionale per i beni archeologici Elisabetta Roffia ha parlato di una scoperta recente a piazza Medaglie d'Oro a Milano, dove sono stati ritrovati 157 scheletri umani. La scoperta è stata effettuata durante un cantiere di costruzione di un parcheggio, e gli operai non hanno sfiorato i resti. Roffia ha affermato che la città non era stata informata del ritrovamento, ma che gli scheletri sono stati impacchettati e numerati e sono ora custoditi in un deposito.
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