Molti cittadini mobilitati affinchè il quadro che si trova a Venezia possa essere restituito alla città Duemila firme per la tela del Carpaccio. Sono state raccolte in una ventina di giorni e consegnate al sindaco Cecotti dalla consigliera Cargnelutti e dalla dirigente dei Musei civici Ribezzi. Sono il risultato della mobilitazione popolare animata dagli Amici dei Musei e da Italia Nostra a difesa del diritto dei musei udinesi a conservare il prezioso dipinto di Vittore Carpaccio "Cristo e gli strumenti della passione". Realizzato per la chiesa di San Pietro Martire, nel 1838 il quadro venne requisito e trasferito all'Hofmuseum di Vienna per essere restituito allo stato italiano nel 1919. Le Gallerie dell'Accademia lo concessero a titolo di deposito al Museo di Udine, ove è rimasto fino alla scorsa primavera, quando è stato dato in prestito per la mostra di Illegio (poi spostatasi a Bruxelles) dedicata all'Eucarestia. A rassegna ultimata, la Soprintendenza al Polo veneziano ha disposto il trasferimento della tela ai laboratori dell'Accademia. A questa notizia però da Udine si è mossa una levata di scudi. Oltre al consiglio comunale, che ha unanimemente richiesto la conservazione a Udine del quadro con un ordine del giorno ad hoc, si sono mossi anche gli Amici dei Musei e Italia Nostra che hanno avviato la sottoscrizione, il cui esito è andato oltre ogni più ottimistica previsione. Da tutto il Friuli sono piovute firme a favore del mantenimento in città dell'opera: e se a firmare è stato quasi tutto l'establishment culturale, rettore Honsell, presidente della Provincia Strassoldo e arcivescovo Brollo compresi, la sorpresa è stata la valanga di firme venute dalla gente comune che si è sentita espropriata di un patrimonio che le appartiene. Il sindaco ha anche interessato della questione i parlamentari friulani a contatto con il ministro della Cultura Rutelli, il quale è già a conoscenza del fatto: a giorni si attende una sua risposta.