Al Metropolitan di New York la Pala Colonna esposta per la prima volta dopo la divisione avvenuta nel corso del Seicento La Pala Colonna, dipinta da Raffaello nel 1505 per il convento di Sant'Antonio di Perugia, è una «sacra conversazione» che appartiene al periodo di transizione tra la scuola umbra e quella toscana. Infatti la Pala si rifà alle opere di qualità che Raffaello realizzò alla maniera del Perugino, ma allo stesso tempo è la prima risposta del pittore alle innovazioni artistiche di Leonardo e Fra Bartolomeo a Firenze. Dopo essere rimasta per circa due secoli nel convento di Perugia, la Pala venne smembrata e venduta in due diverse fasi. Una parte approdò nel palazzo romano della regina Cristina di Svezia che in quel periodo acquistava compulsivamente opere d'arte senza badare a spese. In una lettera inviata nel 1689 a Cesare d'Este da un agente impegnato nell'inventario di morte di Cristina si dice che «questi tre pezzi furono dalla Regina levati da una chiesa antica ultimamente, e sono ri-guardevoli per la loro schietezza, e finitura con dissegno ben condotto... e non furono mai esposti vivente la Regina». Per sanare una pesante situazione debitoria la Pala fu venduta, insieme ad altre opere, verso la fine del XVII secolo, alla famiglia Colonna da cui prende la definitiva denominazione di Pala Colonna. Dai Colonna la Pala passò al duca d'Orléans, il fratello reietto di re Sole. Nel desiderio competitivo di rendere le sue residenze di Saint Cloud e Palais Royal più belle e ricche di Versailles, egli acquista di tutto, purché «remarquable». E così fa in modo che alla sua collezione non manchi un «divin Raphael». Alla sua morte, nel 1701, la Pala passa a Napoli, acquistata per «diletto dello spirito e monito» da un «vero figlio della chiesa», come papa Benedetto XIV aveva chiamato Carlo di Borbone, il futuro re di Spagna. Passano gli anni e la Pala Colonna si ritrova in Inghilterra, a casa della immensamente ricca baronessa Burdett-Coutts. Un'antesignana del femminismo e dell'animalismo, la Burdett-Coutts, forse grazie al suo caro amico, il duca di Wellington, riesce ad acquistare questo capolavoro e a esporto nella sua casa di Stratton Street, a Piccadilly, vero punto di incontro per gli intellettuali dell'epoca. Ma, evidentemente, nel 1901 il ricchissimo banchiere newyorkese Morgan riesce a convincere la baronessa e così acquistò la Pala d'altare. Era certo un acquisto sicuro, visto i nomi dei passati proprietari. Ma al di là dell'investimento economico, questo acquisto servì a Morgan per rivalutare la fama di magnate illuminato, fama troppo spesso appannata dalle scorrerie nei mercati azionari e valutari. La Pala fu pagata un'enormità per l'epoca - circa due milioni di franchi - ma ne valse la pena, visto che la notizia tenne banco su tutti i giornali per lungo tempo: si trattava comunque di un'opera di un grande pittore italiano del Rinascimento e soprattutto si trattava del primo importante dipinto europeo che avesse attraversato l'Atlantico. Nel 1916, Morgan donò al Metropolitan Museum di New York la Pala e sin da allora questo prezioso dipinto non fu mostrato nella sua completezza. Ora, fino al 3 settembre, il Metropolitan espone la Pala e, per la prima volta da quando fu smembrata, tutte le scene della predella saranno riunite con il pannello principale e la lunetta. La mostra include anche un'attenta serie di dipinti e disegni preparatori di Raffaello datati tra il 1502 e il 1505 compresi i due pannelli superstiti della predella di una pala d'altare precedente e la contemporanea «Madonna con Bambino e Libro» proveniente dal Norton Simon Museum, che sarà esposta insieme a tutti i relativi studi preparatori di Raffaello. Altri disegni dell'artista esposti nella mostra rappresentano tutti i vari aspetti della sua arte di disegnatore da studi di composizione a schizzi di figure e drappeggi fino a studi di teste. Così, oltre a riassemblare la Pala d'altare e presentarla come rilevante momento della carriera di Raffaello, la mostra presenta insieme per la prima volta tutto il corpo dei disegni preparatori che saranno inseriti nel contesto più ampio della sua attività di disegnatore, disegni significativi di questo momento fondamentale nella evoluzione stilistica di Raffaello. Infine completeranno questa esplorazione della Pala Colonna e del primo periodo della carriera di Raffaello una scelta di opere di Perugino e Pinturicchio, gli artisti che più influenzarono lo stile del primo Raffaello, e anche opere di Leonardo da Vinci e Fra Bartolomeo, esempi del nuovo paradigma artistico che egli cercò di emulare dopo il suo trasferimento a Firenze.
Il Raffaello ricomposto
La Pala Colonna, dipinta da Raffaello nel 1505, è una sacra conversazione esposta per la prima volta al Metropolitan di New York dopo essere stata smembrata e venduta nel corso del XVII secolo. La pala originariamente dipinta per il convento di Sant'Antonio di Perugia, è una rappresentazione della transizione tra la scuola umbra e quella toscana. Dopo essere stata acquistata dalla famiglia Colonna, passò al duca d'Orléans e poi a Napoli, dove fu acquistata dal papa Benedetto XIV. La pala fu successivamente esportata in Inghilterra, dove fu acquistata dalla baronessa Burdett-Coutts, prima di essere acquistata dal banchiere newyorkese J.P. Morgan nel 1901.
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