Sciacalli e ladri da una parte, bombe e distruzione bellica dall'altra. Giuseppe Proietti, direttore generale dei beni archeologici del ministero non sa da che parte girarsi, per cominciare. E' chiaro che l'inizio di cui si parla riguarda quell'incredibile patrimonio storico culturale che sono le vestigia delle più antiche città stato del mondo, i siti dove la civiltà non solo è nata, ma si è rappresentata attraverso la scrittura, e cioè l'Iraq. Nella nuova amministrazione provvisoria, infatti, agli italiani tocca occuparsi proprio di cultura. E se il responsabile politico è l'ex ambasciatore Pietro Cordone, il «senior advisor» dell'operazione è appunto Proietti. Reduce da un viaggio recente in zona di guerra, e prossimo a una nuova puntata in terra irachena, accetta di raccontarci che cosa ha visto finora. Direttore, come stanno le cose a Baghdad? Dire che la situazione è terribile è forse generico. Sorvolo allora sulle scene di distruzione complessiva che accolgono il viaggiatore. Il coprifuoco, tuttora in vigore, non impedisce ad esempio che si sentano sparatorie a qualsiasi ora del giorno e della notte. Non è ancora stata ripristinata l'erogazione di energia elettrica, la rete telefonica è fuori uso e tralascio di parlare delle condizioni disperate in cui versa la popolazione. E' evidente a chiunque che, con questi dati di partenza, la situazione dei beni culturali è disastrosa. I danni al museo sono particolarmente gravi? Cominciamo con il precisare che è stato sicuramente eccessivo il numero di pezzi dati per rubati. Prima della guerra, il museo di Baghdad ospitava circa 170.000 opere. La stragrande maggioranza di queste opere era stata messa al sicuro prima dell'inizio dei bombardamenti. Ho assistito personalmente, a gennaio, alle operazione di messa in salvaguardia di alcuni pezzi. Moltissimi oggetti erano stati tolti dalle vetrine e sistemati in apposite casse, molte delle quali sono poi state trasferite addirittura nei caveaux della banca centrale irachena, la quale è stata sì bombardata ma pare non abbia subito effrazioni. Qualcuno in particolare? So per certo che in cassaforte erano custoditi i famosi gioielli delle principesse di Nimrod, scoperti dagli archeologi iracheni alla fine degli anni '8O.Tuttavia, gli assalti dei famosi tre giorni in cui il museo è stato lasciato senza protezione dalle forze americane sono stati devastanti. Non solo sono stati rubati alcune decine di pezzi molto importanti... Un esempio? Gli assalitori hanno portato via la parte inferiore di una statua in bronzo del peso dì tre quintali che rappresentava un re sumerico del II millennio. Dato il peso, i testimoni raccontano che gli sciacalli hanno trascinato la statua giù per le scale. E' stato rubato anche un preziosissimo vaso da Warka, in alabastro, della fine del IV millennio. Era una delle più antiche opere figurate in cui era descritta la cerimonia di un rituale propiziatorio per l'agricoltura. Ora, noi speriamo che alcune di queste opere tornino. A questo proposito, credo sia molto importante il ripetuto appello lanciato dagli imam sciiti affinchè le persone che dispongono di questi pezzi li restituiscano, poiché appartengono a tutto il popolo iracheno. State cercando i ladri? A fine aprile, a Lione, sede dell'Interpol, ho visto una folta delegazione di poliziotti Usa. A Baghdad, gli agenti Fbi stanno compiendo i loro rilievi scientifici Del resto, le scene del museo devastato sono state forse il più duro colpo di immagine per l'amministrazione americana: capisco che ora investano forze ed energie in abbondanza. La prima irruzione fu eseguita su ordinazione? Certo è stata eseguita da professionisti. Sono stati messi in fuga i guardiani del museo e ora si sono rinvenute le lamelle diamantate che servono per tagliare il vetro spesso. Dunque l'irruzione era ben organizzata, premeditata e probabilmente compiuta su ordinazione, anche se ora nessun museo occidentale oserebbe comprare alcuno di quei pezzi, troppo ben documentati nella bibliografia specializzata. Ma certo qualche privato senza scrupoli potrebbe approfittarne per accrescere la sua collezione segreta. L'Iraq non è solo la capitale. Che succede altrove? Nessuno può escludere che in questo momento gli sciacalli siano al lavoro nelle centinaia di siti sparsi per la regione. Personalmente, ho notizie di trafugamenti di rilievi assiri a nord, nelle zone di Mossul, dove mi recherò nel prossimo viaggio, e a Nimrod. Inoltre non va sottovalutato il problema dei danni provocati sul territorio dai bombardamenti aerei, danni che non sono ancora stati censiti. Suggerimenti per il futuro? Sono convinto che il primo passo debba essere quello di restituire operatività alla struttura di tutela e di controllo irachena che, a sua volta, è stata duramente colpita dalle incursioni: anche lì è stato rubato tutto, dalle porte alle scrivanie. Noi non dobbiamo sostituirci a loro, che fra l'altro sono professionisti eccezionali, ma dobbiamo aiutarli a tornare operativi Per il bene di una cultura patrimonio dell'umanità, come si è detto anche nell'ultima riunione dell'Unesco a Parigi.