Qualcuno avrà pensato che quel ponteggio, alla destra del Biancone, servisse per l'imminente concerto di Philip Glass in piazza della Signoria. Invece avrà ben altri scopi perché è finalmente giunto il momento di riattaccare la mano destra alla statua del Nettuno. Gliela aveva staccata un giovane toscano che, arrampicandosi sul braccio della statua nella notte del 2 agosto 2005, aveva provocato la rottura della stessa, del bastone impugnato e della conchiglia del basamento. Il pezzo di marmo, cadendo, si sbriciolò in una trentina di parti (15 più grandi e altrettante di dimensioni minori) e la delicatezza sia della loro riconnessione, sia del conseguente ricongiungimento al resto della statua, ha reso necessario l'intervento dei tecnici dell'Opificio delle Pietre Dure. Così, dopo aver ricomposto il puzzle dei frammenti più piccoli e aver ripulito le parti della statua che riaccoglieranno la parte staccata, domani inizierà la fase decisiva del restauro della mano del Biancone. L'intervento sarà eseguito da Carlo Biliotti, esperto restauratore del settore lapideo dell'Opificio delle Pietre Dure, che nella delicata operazione sarà coadiuvato da Paolo Cecchettini. «Per riattaccare la mano alla statua - ha detto Biliotti - cioè per vincolare la parte fissa e quella staccata della statua, utilizzeremo uno speciale marchingegno con quattro perni in acciaio inox filettati, che andranno a cavallo dei due elementi. Si tratta di una piastra di circa quindici centimetri con quattro fori che andrà incollata alle parti da unire. Per questa operazione -ha proseguito il tecnico dell'Opificio - useremo una colla epossilica, cioè altamente resistente all'escursione termica che, tra estate e inverno, può sfiorare i 50 gradi. La resina andrà dentro i fori, intorno ai perni e sui piani di adesione». Per la durata dell'intervento Biliotti non fa previsioni precise: «Cominceremo a trasportare i materiali mercoledì, poi inizieremo a riattaccare la mano. Non posso prevedere esattamente il tempo che sarà necessario per portare a termine l'operazione - ha concluso il restauratore dell'istituto diretto da Cristina Acidini -, ma credo che al massimo nel giro di una settimana, l'intervento dovrebbe concludersi». Insomma entro il prossimo 20 luglio il Biancone non sarà più monco grazie al restauro che si svolgerà sotto la direzione delle Belle Arti di Firenze. «Ora gli riattacchiamo la mano - ha detto Claudio Cestelli, responsabile del restauro, conservazione, manutenzione di musei, porte, torri, statue e tabernacoli del servizio tecnico delle Belle Arti del Comune di Firenze -, smontiamo il ponteggio e in autunno ne costruiamo un altro tutto intorno alla statua per eseguire una serie di indagini diagnostiche per il restauro intero dell'opera nonché del sistema di pompaggio dell'acqua». Il restauro che inizia domani costa circa 15mila euro, mentre per la campagna d'indagine diagnostica che prenderà il via tra settembre e ottobre, occorrerà molto più denaro. Per ora il Comune può contare su circa 140mila euro, 90mila dei quali raccolti la scorsa primavera durante una serata organizzata dal Rotary Club di Firenze, e 50mila messi a disposizione dal Comune stesso. A Palazzo Vecchio si sta anche pensando a un nuovo impianto di controllo e di allarme più efficace perché la sola vigilanza non basta. Nell'ultimo quarto di secolo, la famosa statua dell'Ammannati ha subito danni per atti vandalici per ben sei volte. Per non parlare di ciò che veniva scritto poco meno di 200 anni fa da parte degli esperti dell'Accademia delle Belle Arti. Nessuno, in due secoli, sembra aver imparato la lezione...