Il ministro Rutelli alla Commissione Cultura di Camera e Senato ha presentato le sue linee programmatiche L' esordio del Ministro Rutelli nella Commissione Cultura, della Camera prima e del Senato dopo, è stata una occasione per presentare le sue linee programmatiche. C'era una certa attesa dopo le polemiche sul "beneculturalismo". Ma veniamo al merito. Cinque mi sembrano i principali obiettivi del Governo. Ritocchi al Codice dei beni culturali; riorganizzazione del ministero, con riapertura graduale delle assunzioni di personale tecnico; riforma dello spettacolo e revisione dei meccanismi di finanziamento pubblico; rapporti tra pubblico e privato; coordinamento fra politiche culturali e sviluppo turistico. Cominciamo dal primo punto: il Codice dei beni culturali. Il Ministro ne condivide l'impianto generale e suggerisce alcune modifiche. Vuol dire che ha tenuto conto che Regioni, Province e Comuni l'hanno condiviso, anche se restano alcuni problemi aperti soprattutto sul piano delle relazioni istituzionali in materia di valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Secondo punto: riorganizzazione del ministero. Speriamo che non si proceda all'ennesima riforma. Valorizzare energie e competenze che ci sono per "ringiovanire" i ruoli apicali dell'amministrazione è una scelta saggia. Senza rincorrere super organici che sono fuori luogo e fuori tempo. Terzo punto: riforma dello spettacolo. Il nodo resta la questione delle risorse e le modalità con cui si distribuiscono. Il Ministro è stato coraggioso nel denunciare che ci sono sprechi, che si sono finanziati film mai giunti nelle sale, che si è sbagliato nel credere che le risorse pubbliche potessero coprire tutto e il contrario di tutto. Da domani la parola d'ordine potrebbe essere rigore ma anche impegno a razionalizzare la spesa. Quarto punto: rapporto pubblico e privato. A partire dall'Onorevole Colasio, alcuni parlamentari hanno evidenziato che oggi troppi ostacoli impediscono alle imprese di investire in cultura. Altro che economicismo dei beni culturali! Ma il punto centrale è un altro. Se il Governo non rende esplicita una politica che riconosce la centralità del ruolo del patrimonio culturale nella crescita civile, economica e sociale del Paese, perché le imprese dovrebbero investire in questo settore? Il fisco, da solo, non basta. Ultimo punto: coordinamento beni culturali e turismo. Dal punto di vista del fatturato, il turismo culturale rappresenta circa un quarto e continua a crescere, in un Paese che, negli ultimi due anni, ha perso 5 milioni di turisti stranieri. Come intende operare il Ministro non l'ha ancora precisato. Ma questa sarà forse la sfida più difficile ma anche più rilevante per il futuro dell' Italia. Nel dibattito parlamentare non sono mancati riferimenti alla società Arcus, gestita al 50 tra Di Pietro e Rutelli. Con il pragmatismo che lo distingue il Ministro ha preso le distanze da chi frettolosamente aveva chiesto di chiudere Arcus, sottraendo altre risorse ai beni culturali. Piuttosto rilancia la necessità che Arcus sostenga e accompagni progetti complessi e si concentri su alcune aree, fuori da logiche di contributi a pioggia o clientelari. Su un punto è rimasto un buco nero. Rutelli ha ricevuto da Prodi tre deleghe: i beni e le attività culturali, il turismo, il made in Italy. Quest'ultima competenza si riferisce agli aspetti immateriali. Affrancare la politica per i beni culturali dalla sola logica della conservazione per farne un fattore decisivo dello sviluppo del Paese, questa è la sfida. Ed il riferimento alle imprese italiane che hanno fatto del cosiddetto made in Italy il fattore del loro successo internazionale è evidente. I loro prodotti sono spesso la cifra della creatività italiana che ha radici lontane nella storia e nella cultura di chi ci ha preceduto. Da questa consapevolezza può nascere una politica moderna per i beni e le attività culturali, per le imprese del made in Italy, per l'offerta turistica. E c'è già chi ha idee e progetti a cui sta lavorando con successo. Speriamo che il Ministro se ne accorga presto.
La sfida dei beni culturali
Il Ministro Rutelli ha presentato le sue linee programmatiche alla Commissione Cultura di Camera e Senato. I cinque principali obiettivi del Governo sono: 1) ritocchi al Codice dei beni culturali, 2) riorganizzazione del ministero, 3) riforma dello spettacolo, 4) rapporti tra pubblico e privato, 5) coordinamento fra politiche culturali e sviluppo turistico. Il Ministro ha condiviso l'impianto generale del Codice dei beni culturali e ha suggerito alcune modifiche. Ha anche proposto di valorizzare le energie e le competenze del ministero per "ringiovanire" i ruoli apicali. La riforma dello spettacolo è stata criticata per la questione delle risorse e delle modalità di distribuzione.
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