Crepe, lesioni, smottamenti: la Roma più antica sta scivolando via. L'allarme lo aveva lanciato nel maggio scorso il sovrintendente Adriano La Regina, intervenendo ad un convegno all'Istituto germanico. Un mese dopo le parole degli esperti confermano e aggravano quelle paure: «Con terrore, togliendo le erbe infestanti, liberando ramo per ramo le antiche pietre, scopriamo ogni giorno nuove fratture, piccole cavità, spaccature, cunicoli. Ma la cosa peggiore è che forse abbiamo capito meglio i movimenti del tufo». Il Colle è fragile. Rischiano di sbriciolarsi, franando, strato per strato, i resti della nostra civiltà. Il Palatium, gli Orti Farnesiani, la Domus Tiberiana, il Tempio della Magna Mater, le Capanne romulee. La culla, la fossa di fondazione di Roma. «Il fogliame - spiegano gli archeologi che stanno portandoavanti le indagini - ha mascherato per anni una situazione critica. Basterebbe un nulla per rompere l'attuale equilibrio». Meno di una scossa sismica, meno di un fremito, «una pioggia copiosa». Il destino dell'antica Roma legato agli agenti atmosferici. Roba da vuoto allo stomaco. La perizia degli archeologi è ancora in corso. Dovrà concludersi prima del previsto: i fondi sono esauriti. Il ministero ai Beni Culturali ha chiuso i rubinetti, non ha rifinanziato la legge del 1981 che prevedeva "provvedimenti urgenti per la protezione del patrimonio archeologico di Roma". Vale a dire, 35 miliardi di vecchie lire l'anno. Sono stati elargiti per cinque anni. Poi nulla più. Il più grande patrimonio archeologico del mondo - che attira milioni di turisti e produce una grande ricchezza -può attendere. Convocato ieri dalla Commissione capitolina alla Cultura, Adriano La Regina ha ripetuto per filo e per segno una filastrocca che ormai conosce bene: «Ci restano poco più di 3 milioni e mezzo di euro: bastano solo per la manutenzione ordinaria». Il professore ha ripercorso la storia degli ultimi anni lamentando i "tagli" e la mancanza cronica di risorse. «In fondo, chiediamo, rivalutata, la stessa somma che venne stanziata vent'anni fa», ha detto, allargando le braccia. Una richiesta che verrà fatta propria dal Consiglio comunale e trasformata dalla maggioranza in un ordine del giorno. «Sarà poi il sindaco Veltroni -spiega Adriana Spera (Prc), presidente della Commissione - a farsi portavoce presso il governo della mozione votata dall'aula Giulio Cesare». Alla riunione, che si è tenuta a Piazza Campitelli, era invitata anche la Sovrintendenza comunale che però non si è vista. Qualcuno, criticando l'assenza, ha osservato che forse anche il Comune farebbe bene a fare la sua parte (vedi lo stato pietoso in cui versa il Mausoleo di Augusto circondato da rifiuti di ogni tipo). Ma non si è parlato solo di mantenimento e conservazione del patrimonio. Adriano La Regina, che ha ricordato come alle prove di simulazione sismica solo il Colosseo è risultato sicuro, ha sollevato anche alcune perplessità sulle norme tecniche connesse al Piano regolatore. Le sue osservazioni, tese ad una maggiore salvaguardia e tutela delle aree antiche, verranno recepite in fase di controdeduzipni. Al professore, la Commissione ha poi chiesto lumi sulla campagna di scavo, promessa fuori dal parcheggio del Gianicolo dopo il ritrovamento di alcuni reperti. Un impegno preso dal governo D'Alema sotto forma di decreto del Consiglio dei ministri per superare il vincolo posto dalla sovrintendenza. «Quel governo non mantenne gli impegni assunti e quello attuale non ha previsto finanziamenti», è stata la risposta, secca di Adriano La Regina. Da qui la richiesta di Marco Marsilio (An) membro della Commissione, girata al ministro dei Beni Culturali, Giuliano Urbani «perché abbia la sensibilità di porre rimedio a quella "scorrettezza" e dare il via ad una grande campagna di scavi che potrebbe riservare grandi sorprese». Ma Urbani farebbe bene a interessarsi per il momento al Palatino. Tra qualche giorno, infatti, i quattro esperti -Maria Antonietta Tomei, Claudia Del Monti, Maria Grazia Filetici e Giuseppe Morganti - tireranno le conclusione della perizia chiudendo il dossier del piano nazionale archeologico con l'ultimo grido d'aiuto: «C'è un problema geologico, il banco tufaceo è pieno di fratture, servono da subito almeno gli alberi per il drenaggio».