COSENZA- La Sibaritide gonfia orgogliosa il petto e sogna con il "toro cozzante". È il simbolo dell'area archeologica che fu dell'antica Sybaris, la più ampia visitatole oggi in Calabria. Ma soprattutto la più interessante, anzitutto per gli studiosi. Eh sì, perché nel'area archeologica sibarita come in nessun altra parte del mondo vivono i resti dì tre città sovrapposte: Sybaris in fondo, Thurii nel mezzo, Copia nello strato più superficiale. Ricchezze a cinque stelle. Il "toro cozzante", originale di fattura magnogreca restaurato con cura in epoca romana, è la gemma più bella, epperò nello scrigno dell'area archeologica e il museo nazionale ci sono mille altri tesori tutti da scoprire. La Sibaritide è un angolo di Calabria che paesaggisticamente, culturalmente e dal punto divista ambientale non ha nulla da invidiare alle perle più brillanti dell'offerta turistica nazionale.Ma è maltrattata dalla mano umana, incapace di valorizzarla come merita con le immaginabili ricadute occupazionali, economiche, sociali. Inevitabile chiedersi quanto avrebbe potuto fruttare se si fosse stati più ligi al dovere, lungimiranti e capaci dal punto di vista amministrativo e imprenditoriale per sfruttare le mille ricchezze locali. Solo per citare le gemme più preziose: lo Iònio cobalto e il maniero tanto amato da Federico II a Roseto Capo Spulico; il porto turistico più unico che raro dei Laghi di Sibari; la cittadella delle vacanze che "era" Marina di Sibari; la tradizione vacanziera che appartiene alla storia di Montegiordano, Trebisacce e Villapiana; i tesori archeologici di Francavilla oltre che quelli di Sibari; la vicinanza col Parco nazionale del Pollino, la vocazione termale di Cassano e Cerchiara; i ricordi medievali di Oriolo e Rocca imperiale, la magia naturalistica del Raganello e del suo canyon che apre il Pollino alla Piana, i tesori religiosi disseminati a macchia d'olio. S'è mai pensato a una politica comune tra i diversi campanili della Piana? Per trovare risposte basta parlare coi turisti che nonostante tutto popolano le nostrecoste; affollano bar, ristoranti pizzerie, gelaterie, boutique ed edicole sibarite: milanesi, romani, napoletani, baresi, bergamaschi, tarantini, siciliani, ceki, polacchi, slovacchi e chi più ne ha più ne metta. Gente che per raggiungere questo angolo di mondo deve sopportare ore e ore d'avventura automobilistica sull'autostrada A3 o sulla Ss 106. Non parliamo della linea ferrovoviaria ionica e dell'aeroporto di terzo livello a Sibari. E la trasversale ferroviaria che doveva collegare Battipaglia con Sibari ed è stata pure prevista nell'Accordo di programma Governo-Regione? E la Provincia per essere padroni del nostro destino? Bisogna pretendere risposte. Bisogna chiedere il conto ai responsabili. Bisogna trovare il coraggio di alzare la testa e cominciare a guardare oltre il proprio naso, pur lungo che sia.