Il museo negli Emirati affiancherà quelli di New York, Venezia, Las Vegas, Berlino e Bilbao TRENTAMILA metri quadrati di spazio espositivo frale dune del deserto e il blu del golfo persico, una sede ancora tutta da inventare a firma Frank Gehry e un investimento di oltre un miliardo di dollari. Il Guggenheim sbarca ad Abu Dhabi: fra cinque anni la capitale degli Emirati Arabi ospiterà la sesta succursale di uno dei più celebri tempii dell'arte moderna e contemporanea. E quello arabo diventerà anche il più grande museo della Fondazione, sorpassando New York, Berlino, Venezia, Las Vegas e Bilbao, ultimo arrivato, che fino a questo momento deteneva il primato. L'enorme "cattedrale" dedicata a celebrare l'arte di tutto il mondo, con una sezione riservata al Medio Oriente, sorgerà sull'isola naturale di Saadiyat, 500 metri allargo diAbu Dhabi e ospiterà capolavori inestimabili. Ma l'ambizioso progetto parte zoppo: nudi e tutte le opere a temareligiosoo considerate inadeguate alla cultura islamica saranno proibite. Niente ritratti femminili senza veli, come quelli celebri di Modigliani esposti al Guggenheim di New York. Niente Klimt o Schiele, ma neppure Tiziano, il cui "Cristo che porta la croce", recentemente in mostra nella sede gemella di Las Vegas, è stato ammirato da migliaia di visitatori. Una sorta di "censura preventiva" che colpisce quello che si propone di diventare il nuovo polo artistico e culturale del mondo mediorientale. La difficile conciliazione fra modernità ed audacia dell'arte contemporanea e valori tradizionali del mondo islamico è un tema delicato, sul quale il presidente delia fondazione Thomas Krens ha preferito smorzare i toni, alla firma del progetto miliardario sabato scorso con il principe ereditario, lo sceicco Mohamed ben Zayed al-Nahyan. «Lo scopo non è quello di provocare un antagonismo - ha spiegato -ma di impegnarsi in uno scambio culturale». A ulteriore riprova, un comunicato della Fondazione chiarisce: «Tutte le opere rispetteranno la cultura e l'eredità nazionale e islamica di Abu Dhabi». Di certo è un bel colpo per l' emirato: la nuova mecca del turismo di lusso - l'unica al mondo a vantare un hotel a sette stelle fra chilometri di spiagge dorate e shopping mall -ha deciso di puntare sulla cultura per rinnovare la propria immagine. Il GAD, così si chiamerà il museo, di proprietà della Compagnia di Abu Dhabi per lo sviluppo artistico ma coordinato e gestito nelle collezioni e nei programmi dalla Fondazione che ha sede a New York, sarà la nuova attrazione della capitale, in . una delle regioni «emergenti più importanti in termini di cultura contemporanea», secondo Krens. Da qui all'inaugurazione, prevista per il 2012, il museo avrà una propria collezione ma esporrà anche opere degli altri Guggenheim nel resto del mondo. Sempre, però, nel rispetto delle tradizioni islamiche. Ma come sarà il museo? Sull'edificio che lo ospiterà è top secret. Gehry, che ha creato anche la sede di Bilbao, suo capolavoro, dovrà vedersela con un ambiente molto diverso da quelli in cui ha lavorato finora. Acque blu, sabbia d'oro, cielo e sole, elementi forti del territorio da cui non potrà prescindere e che condizioneranno la scelta dei materiali. «Sarà qualcosa che abbia senso in un ambiente come questo», ha detto all'Associated Press l'architetto canadese, che presenterà il suo progetto finale a novembre. E anche i costi non sono ancora definitivi: tutto dipende dall'ispirazione che Gehry deciderà di seguire, ma l'emirato, che siede su giacimenti di petrolio di tutto rispetto, non sembra particolarmente turbato dall'investimento. Non solo: l'idea è quella di trasformare l'intera isola di Saadiyat in un centro dedicato all'arte e cultura, che ospiterà un teatro, un museo di arte classica e uno nazionale. Negli auspici del principe al-Nahyan, il progetto attirerà almeno tre milioni di turisti entro il 2015. Arte, sì, ma anche business: Abu Dhabi spera infatti di replicare il miracolo di Bilbao, che l'arrivo del Guggenheim nel 1997, ha trasformato da cenerentola a nuova destinazione "calda" del grande turismo.