la Soprintendenza: richieste esagerate, abbiamo pochi soldi Vano l'impegno del parroco di Fasano: è morto prima di vedere la rinascita della sua amatissima pieve TOSCOLANO MADERNO (Brescia) Un foglietto sbiadito e inihiodato sul battente sinistro del portone di legno: «La chiesa è chiusa a causa del terremoto del 24 novembre 2004». Idem sul battente d i destra, ma questa volta in te-desico. Sotto, gli orari delle «sante messe feriali e festive». «Niente sante messe», dice il parroco don Leonardo Farina. Lui era in casa, e ricorda tutto. «Erano le 11 e 57', stavo seduto nel mio studio. Ho sentito un boato, un irlo disumano: come se, sulla terra, si fosse spalancata la bocca dell inferno, n pavimento sussultava, lon riuscivo ad alzarmi, a fare un passo in avanti: era come se la parate della stanza mi venisse addosso. Non appena è tornata la calma, ho pensato che ero vivo. E poi, ho pensato alle chiese. Le mie tre chiese: la Monumentale, la Parrocchiale, l'Immacolata. Sono sceso in strada. Tutti erano in strada, e tutti urlavano. La bocca dell'inferno si era chiusa sopra di noi, scaraventandoci in un buio spettrale». Sono arrivati, per primi, i carri dei pompieri e le ambulanze. Sirene strazianti. Scene di terrore. Gente che scappava da tutte le parti. I fari puntati su piazza San Marco, il cuore di Maderno. L'antica e romana Maderno dove Isabella Gonzaga arrivava da Mantova per mangiare i fichi nella casa del parroco. E Andrea Mantegna, in compagnia di amici in toga e chitone, il capo incoronato dall'oro e i calzari, arrivava in barca per comprare i capitelli, le lapidi e le colonne romane da riprodurre sui suoi affreschi e sulle sue tele. L'antica Maderno e la sua Pieve di Sant'Andrea Apostolo, uno dei massimi esempi lacustri di architettura romanico-lombarda. Fondata sulle rovine di un tempio dedicato ad Apollo intorno all'XI secolo. Di lisce ed eleganti pietre a fasce orizzontali griglorosa, il tondo portale ornato da torciglioni e trecce sormontato da una monofo-ra sottile, quasi una fessura. E un campaniletto gentile, aggiunto nel 1469. Un campaniletto il cui orologio funziona. «Miracolo ammette don Leonardo . Invece, le tre chiese, tutte lesionate all'interno. Dopo una settimana sono stati attuati i primi interventi: la Parrocchiale e l'Immacolata, puntellate all'ingresso e subito agibili. La Monumentale di SanfAndrea sono venuti a vederla tante volte prima di decidere: il terremoto le ha impresso una rotazione su se stessa, ha bisogno di legamenti interni, proibito entrare fino al completo ripristino». Il quale ripristino, dopo quasi due anni, neppure è stato iniziato. «Occorrono soldi» sospira il parroco mentre, con macchine fotogra-fiche e videotelefonini, turisti italiani e stranieri riprendono la facciata: talmente intatta da far pensare che, sia stato un capriccio della sovrintendenza. «Mi spiace tanto per loro aggiunge don Leonardo . La Pieve è il centro di Maderno: le mamme e i bambini vengono a bere l'acqua da questa fontana. Seduti all'ombra delle palme, gli anziani della vicina casa di riposo si godono la vista del lago e di questa incantevole opera». Sui gradini assolati, dopo aver invano tentato di aprire i battenti di legno, siedono colorati ciclisti e solitari viandanti, una coppia di turchi, lei col fazzoletto fino alla fronte, lui con la testa coperta da uno zucchetto. Mentre un giovanissimo vigile napoletano regola il traffico con una cortesìa quasi commovente. Dispiace a tutti, questa invisibile ma interminabile ferita aperta. «Pochi soldi; e forse esagerate richieste da parte dei danneggiati taglia corto il soprintendente di Brescia , Le segnalazioni delle chiese danneggiate sono trecento. La spesa complessiva per il recupero è stata stimata sui trenta milioni. Abbiamo dato la precedenza agli edifici pubblici, e per le chiese dovremo fare altriconti, ancora più stretti». Lungo la Gardesana colpita dal terremoto, sfilano intanto le chiese ferite: quella di Pasano, il cui parroco è morto come dicono, perii dolore. Quella di Campoverde, impacchettata come un'opera di Christo. Fra il verde indifferente dei limoni e le palme, e nel brillio smagliante del lago, testimonianze pazienti e patetiche di quella tremendissima notte. Intanto sia contento, don Leonardo Farina, che tutti gli abitanti sinistrati sono tornati, o stanno per ritornare, nelle loro case.