Ristrettezze di bilancio condizionano fortemente la disponibilità dei finanziamenti necessari per fare fronte alle esigenze conservative dei monumenti antichi di Roma, al punto che dopo tanti sforzi per aprire al pubblico nuove zone archeologiche e nuovi musei vengono ora a mancare i mezzi necessari per assicurarne la manutenzione e il funzionamento. Un tale stato di cose appare decisamente incomprensibile perché, anche se si volesse considerare il problema solamente dal punto di vista economico, il rendimento del nostro patrimonio storico-artistico risulterebbe comunque altissimo. È una mistificazione, o una banalità, sostenere che le strutture pubbliche preposte alla sua cura non siano capaci di farne esplicare le valenze economiche. Ci si dovrebbe piuttosto meravigliare per il fatto che in rapporto alla esiguità degli investimenti esso sia ancora in grado di rendere tanto. Mai comunque si considera quanto ingratamente sia ricompensata la dedizione di operatori qualificatissimi, che ci sono invidiati e richiesti in tutto il mondo, i quali sono stati capaci di assicurare la conservazione delle antichità e dei beni artistici della Nazione. Viene persino considerata con fastidio la giusta aspirazione di assunzione da parte di giovani preparatissimi, miserabilmente compensati per lavori precari, che potrebbero garantire continuità ad una tradizione di competenze altissime che rischia ora di estinguersi per mancanza di nuove assunzioni, ormai bloccate da decenni. Tutto questo significa veramente liquidare un primato che l'Italia si è guadagnata sul campo con una tradizione di studi, di ricerche e di provvedimenti normativi presi a modello in tutto il mondo. L'effettiva potenzialità economica del nostro patrimonio culturale, e in particolare quella delle antichità di Roma, non può essere valutata riduttivamente, come usualmente si fa, nei limiti dei proventi - che pure sono notevoli - derivanti dai biglietti di ingresso a musei e monumenti nonché dai diritti sulla vendita di oggetti e servizi. Si tratta di ben altro, se si considera che l'afflusso di milioni di visitatori è determinato in Italia sostanzialmente dal loro interesse per le opere d'arte e per i monumenti. Solamente questo, per non parlare della funzione educativa e di elevazione culturale svolta dal patrimonio artistico, suggerirebbe persino l'opportunità di rendere gratuita la visita ai musei. Visto che siamo in tempi di aziendalismo e di comportamenti pubblici modellati su quelli privati, non si vede perché lo Stato, e gli altri enti che amministrano i beni culturali, non debbano adottare anch'essi il criterio di investire una percentuale congrua dei proventi complessivi derivanti dal turismo culturale per assicurare il mantenimento delle proprie capacità produttive in questo settore. L'investimento più serio è quello rivolto alla conservazione del nostro patrimonio culturale, in modo che esso possa continuare ad esplicare le proprie funzioni, e non quello rivolto al più intenso sfruttamento immediato, che ne comporterebbe inevitabilmente il declino. Le antichità di Roma sono ora stremate da anni di indigenza o di mancanza di adeguata programmazione. Passato il momento delle temporanee disponibilità assicurate dai frenetici programmi del giubileo - che peraltro allo sperpero delle opere inutili hanno aggiunto il danno ai caratteri storici della città -si è dovuto, fare affidamento su modeste possibilità assicurate dai proventi del lotto o da altri provvedimenti occasionali. Ora il Palatino presenta gravi problemi di stabilità, e anche se questi venissero superati resterebbe lo smacco di non potervi investire quanto sarebbe necessario e possibile; occorrerebbero almeno cento milioni di euro, ma stiamo parlando del sito della Roma primigenia e del palazzo dei Cesari! La via Appia langue tra le difficoltà di potenziarne i valori monumentali e paesaggistici e la presunzione regionale di aver realizzato un parco mentre ha semplicemente istituito un ente, il quale peraltro si pone finalità più produttive che di equilibrio ambientale, come invece dovrebbe essere, e che pretende il diritto di interferire con le attività archeologiche: ma si tratta della via Appia! Le Mura Aureliane crollano perché non vi sono i mezzi per assicurarne la manutenzione, e la cosa appare incomprensibile agli occhi del mondo: sono le mura di Roma, sono le mura della Città Eterna! Il mausoleo di Augusto è ridotto in condizioni deplorevoli: ma è il sepolcro del più grande degli imperatori!