Rifondazione comunista punta il dito contro gli abusi e gli scempi edilizi e lo fa in una conferenza stampa in cui ha reso noti due casi in merito ai quali ha già presentato denuncia alla Procura della Repubblica e, attraverso il senatore Santo Lotta, due interrogazioni parlamentari, una al ministero delle Infrastrutrure e l'altra al ministero dei Beni culturali. Inoltre, il coordinatore cittadino di Rifondazione, Marcello Failla, ha inviato il testo delle interrogazioni al sindaco, per le iniziative che riterrà opportune. Il primo caso è quello relativo a due imprese edili che hanno proceduto «a demolire immobili in pieno centro storico, in via Carbone 20 e in via Redentore 23, con l'obiettivo di ricostruirli, pur essendo in possesso di ogni concessioni edilizia che ne autorizza una semplice manutenzione». Una circostanza rispetto alla quale a Rifondazione non risulta che il Comune sia intervenuto «per impedire quello scempio speculativo in barba a tutte le normative urhanistiche in vigore. Il secondo caso è di diversa natura e riguarda la distruzione, da parte di un'impresa impegnata in un piano di fabbricazione, della «noria» di Santa Sofia, in via Fratelli Vivaldi. La "noria" è un castello d'acqua di periodo medievale, parte del sistema irriguo introdotto dagli arabi, da cui prende il nome, e conservato per molti secoli. In questa costruzione vari acquedotti convergono le proprie acque per lo smistamento. Si tratta dunque di un deviatore, nodo centrale di un sistema ben più complesso e di grande valore etnoantropologico. La sovrintendenza, allentata da un privato cittadino, ha fatto le verifiche e ha posto il vincolo, ma, intanto, il castello d'acqua era stato distrutto. E' ancora integra ed è tutelata la restante parte del sistema, compresi i «cannoni dacqua» sotterranei, pozzi profondissimi che fanno parte del sistema di distribuzione delle acque che si compone di una parte sotterranea, oltre che degli acquedotti. La ditta, che aveva avuto l'autorizzazione del Comune, ha fatto ricorso contro il vincolo, la sovrintendenza ha preseniato le sue controdeduzioni e ha chiesto la consulenza di un etnoantropologo dell'università. Casi rispetto ai quali il senatore Santo Liotta ha rilevato come «i due esempi denunciati dimostrino la colpevole responsabilità dell'amministrazione comunale che, pur avendo tutti gli strumenti per controllare l'applicazione delle leggi urbanistiche nella città di Catania, poco o nulla fa per tutelare il bene pubblico, che evidentemente non considera tanto prezioso e degno di attenzione». Di qui le interrogazioni e la richiesta ai ministeri delle Infrastrutture e dei Beni culturali di avviare un'inchiesta su ognuno dei due casi. Ma l'amministrazione non ci sta e si difende dalle accuse. «Per quanto riguarda le concessioni edilizie rilasciate per la ristrutturazione di immobili in via Redentore e via Carbone - replica in una nota - queste prevedevano la ristrutturazione e il risanamento previa demolizione delle costruzioni preesistenti, a patto che se ne rispettasse la volumetria. Questo perché, secondo quanto previsto dalla legge, poiché si trattava di ruderi e Catania è considerata zona ad alto rischio sismico, era necessario procedere alla ricostruzione degli immobili secondo necessari e più sicuri criteri antisismici. In merito ai lavori in viale Fratelli Vivaldi, l'amministrazione, seguendo le normali procedure previste in questi casi, ha ritenuto opportuno di sospendere in autotutela la concessione edilizia, a seguito del parere negativo espresso dalla sovrintendenza ai Beni culturali su tali interventi. Nessun atteggiamento neutrale è stato quindi tenuto dal Comune, se non quello strettamente previsto in queste circostanze, in attesa che la questione venga definita nelle sedi opportune».
Ancora scempi edilizi in città
Il coordinatore cittadino di Rifondazione comunista, Marcello Failla, ha presentato due casi di denuncia alla Procura della Repubblica e due interrogazioni parlamentari al ministero delle Infrastrutture e al ministero dei Beni culturali. I casi riguardano due imprese edili che hanno demolito immobili in pieno centro storico senza ottenere le necessarie concessioni edilizie, e la distruzione della noria di Santa Sofia, un castello d'acqua medievale. Il Comune di Catania ha difeso le proprie azioni, affermando che le concessioni edilizie prevedevano la demolizione e la ricostruzione degli immobili, e che la sovrintendenza ha posto vincoli sulla distruzione della noria.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo