VENEZIA. Cinquanta ettari, per circa metà coperti, da recuperare nel cuore di Venezia. È una sfida con la storia e con la cultura. È la sfida affidata da pochi mesi alla Arsenale di Venezia spa, una società che fa capo per il 51 al Demanio e per il restante 49 al Comune di Venezia. Roberto D'Agostino, docente di architettura ed ex assessore del comune lagunare, presiede un consiglio di amministrazione snello in cui siedono Roberto Cecchi per il ministero dei Beni culturali e l'economista Francesco Giavazzi. Il complesso dell'Arsenale veneziano, la più grande industria del Medioevo (quando aveva decine di migliaia di addetti), è stato finora fra i più dimenticati per la difficoltà di incrociare idee concrete con finanziamenti adeguati. «Oggi lavoriamo sulla base di un accordo di programma che ci spiana la strada spiega D'Agostino ma soprattutto sono stati ben definiti gli spazi e gli usi. Cinque le grandi destinazioni di questi cinquanta ettari: militare, produzione hard, produzione soft, cultura, servizi». Gli uomini della Marina militare stanno già seguendo un loro percorso: nella porzione di Arsenale che manterranno resterà una sede di rappresentanza e verrà portata una alta scuola militare. Il tutto sarà completato con un museo del mare e una biblioteca. La parte produttiva definita "hard" interesserà quelli che sono gli attuali bacini di carenaggio. Uno, il più piccolo, resta in gestione alla municipalizzata Actv che gestisce i trasporti lagunari per le riparazioni di vaporini e motoscafi, gli altri due serviranno come base per le attività di costruzione ma soprattutto di manutenzione delle barriere mobili (e dei grandi cassoni che le contengono) del Mose, la grande infrastruttura a protezione di Venezia dalle acque alte attualmente in via di realizzazione. L'area produttiva definita "soft" vedrà invece aggiungersi alla già insediata attività di engineering e di ricerca di alto livello della società Thetis, un grande spazio riservato ai laboratori ed agri uffici del Cnr, un altro spazio per il Consorzio Venezia Nuova, concessionario dello Stato per la costruzione del Mose, e una serie di attività minori. La zona culturale prevede la conferma dei settori dell'Arsenale già oggi occupati dalla Biennale per esposizioni e spettacoli di vario genere. Quella adibita a servizi, invece, ospiterà tutte le attività collaterali, dalle librerie alla reception, ed anche un incubatore di imprese. «Chiariamo che non stiamo parlando di un progetto sulla carta osserva D'Agostino qui ci sono investimenti per 400 milioni per buona parte già avviati. E Cnr sta spendendo 150 milioni, il Consorzio Venezia Nuova un centinaio e poi vi sono tanti altri impegni di spesa minori a cominciare dai 10 milioni di finanziamento al progetto di recupero di due "tese", vale a dire gli antichi capannoni, e della torre di Porta Nuova, per il quale abbiamo lanciato una bando internazionale che si chiude in questi giorni. Entro il 2007 contiamo che nell'antico Arsenale di Venezia lavorino stabilmente in queste nuove attività almeno 500 persone».
Nell'Arsenale laboratori e uffici del Cnr
Il Comune di Venezia ha affidato alla Arsenale di Venezia spa la gestione di cinquanta ettari di terreno nel cuore della città, con l'obiettivo di recuperare e valorizzare lo spazio. Il progetto prevede cinque destinazioni: militare, produzione hard, produzione soft, cultura e servizi. La Marina militare avrà una sede di rappresentanza e una scuola militare, mentre la produzione hard sarà utilizzata per la manutenzione delle barriere mobili del Mose. La produzione soft sarà occupata da attività di ricerca e sviluppo, come la Thetis e il Cnr. La zona culturale confermerà la Biennale, mentre la zona adibita a servizi ospiterà attività collaterali.
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