Fra catacombe, tombe romane e ville private, un altro segmento dell'Appia Antica apre al pubblico. Si tratta del sito archeologico Capo di Bove, situato a meno di mezzo chilometro dal circolare mausoleo funerario di Cecilia Metella risalente al 50 a. C. e adiacente al confine delle mura del Castrimi Caetani che delimitavano le proprietà agricole della conosciuta famiglia nobiliare. Acquistata nel 2002 con diritto di prelazione per 3 miliardi di vecchie lire dal ministero per i Beni e le Attività Culturali, dal prossimo lunedì verrà inclusa negli itinerari organizzati dalla Soprintendenza archeologica di Roma, mentre in autunno accoglierà l'archivio permanente di documenti sull'Appia Antica, raccolto da Antonio Cedema in 40 anni di attività e ricerche. «In questi quattro anni è stata condotta un'opera di tutela, recupero e valorizzazione di un settore importante per la storia della città ha commentato Rita Paris, direttore del Parco dell'Appia Antica durante la presentazione dei lavori che si è tenuta venerdì con la partecipazione del sottosegretario del ministero per i Beni e le Attività Culturali, Danielle Mazzonis, e del soprintendente archeologico di Roma, Angelo Bottini . Dagli scavi abbiamo rinvenuto un impianto termale del II sec. d. C, probabilmente ad uso privato di un gruppo di famiglie patrizie. Le terme infatti non sono consuete in questa zona. Inoltre la presenza di un edificio principale dimostra le diverse trasformazioni che ha subito il sito nel corso dei secoli, fino ad essere elencato nel catasto del XIX secolo. L'idea è quella di estendere l'area protetta del parco regionale e di incrementare così la tutela paesaggistica della zona. Solo così si potrà finalmente collegare l'Appia Antica con l'itinerario archeologico che parte dal Centro della città». Rovine e edifici sono immersi in un parco di 8.500 mq, all'altezza di Capo di Bove. La presenza dell'impianto termale era già conosciuta prima ancora che l'area passasse al ministero, grazie al rinvenimento di una sezione del mosaico pavimentale a tessere bianche e nere. Con l'acquisizione del terreno sono stati svolti studi scientifici e portati alla luce 34 ambienti delle terme, che costituiscono solo una parte dell'impianto ed è stato predisposto un percorso che si snoda fra le rovine fino a raggiungere gli edifici centrali. Secondo l'iscrizione di una lapide l'area è originariamente appartenuta ad Annia Regilla, consorte di Erode Attico, precettore di Marco Aurelio e Lucio Vero, che già possedeva vasti terreni agricoli nella zona. Come dimostrano la stratificazione delle mura, il complesso termale fu sicuramente utilizzato fino al IV sec. d. C, e doveva essere dotato di un'entrata monumentale che affacciava direttamente sull'Appia Antica. Isola di pace, fuori dal traffico di merci e persone che attraversavano la «Regina Viarium» e affollavano le sue locande e stazioni di posta, il centro accoglieva i suoi ospiti direttamente con due spogliatoi. Da qui partiva il percorso termale con le vasche di acqua fredda del frigidarium, gli ambienti intermedi del tepidaria, fino al calidarium, dove l'acqua veniva riscaldata attraverso delle fornaci poste nel sottosuolo e collegate con tubature murarie e del pavimento. Separata era la zona del sudario, dedicata ai massaggi e alla sauna. Per l'approvvigionamento idrico vi erano due enormi cisterne, di cui una costituisce l'ipogeo del villino centrale. Per concludere sono stati ritrovati nel parco i resti della rete fognaria per lo smaltimento delle acque. Durante gli scavi sono stati recuperati, insieme a marmi policromi e tessere di mosaico, anche monete, bolli laterzi, lucerne e monili personali che confermano l'alto lignaggio dei frequentatori delle terme. In epoca medioevale la zona fu acquistata dal Cardinale Francesco Caetani, nipote di Papa Bonifacio VIII e presumibilmente unita al Castrum di famiglia, come vigna e vivaio da includere nel già esistente Casale di Capo di Bove e Capo di Vacca. Nel 1660, come testimonia il censimento del Catasto Alessandrino, passa di proprietà all'ospedale del Santissimo Salvatore ad Sancta Sanctorum, mentre successivamente viene registrato nel catasto Pio Gregoriano come possedimento del Monastero di san Paolo fuori le Mura, mantenendo sempre la caratteristica di vigna: Dal 1870 divenne proprietà di un privato e nel 1945 da casale rurale fu trasformata in villa residenziale. Il villino riporta i diversi interventi subiti nell'arco di questi secoli, comprendendo nella sua struttura numerosi materiali pregiati di riuso. Accanto vi è una dependance, che ospiterà il centro di accoglienza per i visitatori. Dal prossimo autunno l'edificio centrale accoglierà il centro di documentazione dell'Appia, creato dalla Soprintendenza e dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.