IL DECORO degli Uffizi, innanzitutto. Sale meno affollate di capolavori, quindi più godibili e con minor ressa di pubblico, più pulizia e manutenzione, custodi finalmente riconoscibili, in divisa blu e distintivo giallo. Si presenta così il nuovo direttore della Galleria gli Uffizi. Antonio Natali, nato a Piombino nel '51, nomina ufficiale il 15 giugno per scelta e decisione del direttore regionale e soprintendente del Polo museale Antonio Paolucci. Natali ha la sua «casa» agli Uffizi ormai da 25 anni, con il ruolo di direttore del Dipartimento del Rinascimento e Manierismo, oltre che dell'Arte contemporanea. «Sono qui dall'81 racconta da quando vi entrai come collaboratore del direttore e soprintendente Luciano Berti, devo molto al suo senso etico, estetico e alla sua dedizione». Un nuovo direttore che, dopo molti mesi di interregno in mano a Paolucci, prende il posto che fu di Annamaria Petrioli Tofani. Natali, con quali programmi si presenta? Nel segno della continuità con i lunghi anni della direzione di Petrioli Tofani? «Della continuità con la direzione di Berti e poi di Petrioli Tofani, contrassegnata dalla valorizzazione, dalla ricerca e da istanze di tutela del patrimonio della Galleria, della città e del territorio. Rifuggo ora più che mai da programmi altisonanti. Si vedrà nei tempo. Vorrei però restituire decoro al museo. Abbiamo tolto la moquette grigia e piena di macchie di gomme da masticare alle scalone, sperando che non avvenga lo stesso sulla pietraserena. Chi ci prova, sarà multato. Inoltre già dalla prima sala, vorrei diluire maggiormentel'esposizione delle opere. Un riordino museologico e museografico che permetta un approccio alle opere per quelle che sono, ossia testi poetici da godere a mente quieta, e non feticci culturali da consumare accalcati gli uni agli altri. Per i custodi sono arrivate anche le divise blu con camicia celeste, grazie alla direttrice del personale Silvia Sicuranza. E ci sarà più attenzione anche alla manutenzione. Non è facile, perché passano da qui 6-7 mila persone al giorno. E si pulisce bene solo il lunedì, a museo chiuso». La gestione precedente con Petrioli Tofani è stata contrassegnata da vivaci polemiche e scontri con il soprintendente Paolucci, ad esempio sui prestiti all'estero di opere d'arte. Lei come si schiera? «Non ho pregiudiziali e da funzionario dello Stato ho una linea etica, non politica. Non decido io, posso solo dare un parere. E' il ministero che autorizza, prima ancora del soprintendente. Ci sono prestiti necessari per studi scientifici, e ci sono quelli discutibili soprattutto per mostre di cassetta. E poi ci sono opere inamovibili, come quelle di Leonardo, il Tondo Doni di Michelangelo, i vertici della produzione di Botticelli, il dittico di Piero della Francesca». Dall'84 ad oggi lei ha diretto 320 restauri, pubblicato 200 articoli e saggi, curato mostre importanti, una per tutte «L'Officina della Maniera». Attività che proseguiranno? «Certo. Con ricerche, mostre e restauri. E' in arrivo un saggio sul restauro delle Sale della Niobe, presto presenteremo il restauro di due delle Virtù di Pollaiolo e ripartirà la pubblicazione della collana "Studi e ricerche" degli Uffizi. Siamo pochi, ma ogni tanto faremo piccole mostre su un quadro degli Uffizi da riscoprire con corredi di cose meno note». Già, pochi studiosi e pochi custodi, tra l'altro in stato di agitazione per carenze e tagli di ogni tipo. «Il problema non tocca solo gli Uffizi, ma tutti gli istituti del patrimonio dei Beni culturali. Manca personale dovunque, la gente va in pensione non c'è ricambio. Non si fanno concorsi, non si assume. E' un grave problema nazionale». E gli stipendi sono irrisori. E' vero che lei guadagna 1.600 euro al mese? «Sì, come i direttori di Bargello, Accademia e Galleria Palatina. Vale per tutti: è quanto prende un funzionario al massimo della carriera direttiva. Stipendi ridicoli, vergognosi per tutti». Viene da chiedersi quale sia la reale considerazione di cui godono i nostri beni culturali... «Bassa. E riguarda tutti gli apparati dello Stato. Ad esempio i professori delle scuole medie superiori. Uno Stato che non dà molta importanza a quello che ostenta, tra l'altro. Se è vero siamo "il petrolio" del futuro, sarebbe bene ci pagassero da petrolieri...» Ne avete parlato durante la visita del ministro Francesco Rutelli? «E' venuto qui ed ha ascoltato con molta cura tutti i soprintendenti. Non ha parlato, ma ha fatto prendere appunti al suo sottosegretario sui nostri "cahiers de doléance". Direi che le premesse sono buone». E i lavori dei Nuovi Uffizi, ancora a rilento? «Molte cose sono state decise e avviate. Ho buone speranze che ora si proceda». Anche alla realizzazione della loggia Isozaki? «Credo che resti bloccata. Ma io la farei. Perché la piazza è scombinata e la loggia, non la pensilina, può riqualificare e collegare tutti gli spazi. E poi perché c'è stato un concorso internazionale, con i massimi organismi dello Stato, che deve essere rispettato». In questi ultimi sei mesi gli Uffizi hanno toccato le punte più alte di visitatori: 800 mila persone. Un sovraffollamento preoccupante? «Gli Uffizi sono una parte della città. Contro le resse, vorrei tanto promuovere luoghi decentrati in collaborazione con i tour operator. Ad esempio ci sono masse in coda per il David di Michelangelo, e nessuno va a pochi passi dall'Accademia a visitare il cortile della SS. Annunziata dove è nata "la Maniera" con Rosso Fiorentino e Pontormo». Cosa pensa della gestione dei musei affidata ai privati? «Sono uno statalista convinto. Non per ideologia, ma perché credo nella comunità. Si affidino pure i musei ai privati, purché resti padrone e sovrano lo Stato e suoi funzionali addetti alla tutela ed al controllo».