Ottomilacinquecento metri quadri a meno di 500 metri dal Mausoleo di Cecilia Me-tella. Un viale alberato che conduce fino all'ingresso di una villa superba, otto bagni e una piscina a disposizione degli ospiti. Poi il verde come in un grande parco pubblico. E, dulcis in fundo, i resti di un meraviglioso impianto termale di II secolo dopo Cristo. La splendida tenuta di "Capo di Bove", al civico 222 dell'antica via Appia, che forse fu di Erode Attico e della nobile Annia Regilla e poi divenne sicuramente proprietà del monastero di San Paolo fuori le Mura e infine, dal 1875, proprietà privata, da domani aprirà i cancelli gratuitamente a tutti coloro che vogliano entrarvi, anche soltanto per una breve sosta ristoratrice lungo uno degli itinerarì archeologici più emozionanti al mondo, l'Ap-pia Antica. A gennaio del 2002, infatti, il ministero per i Beni e le attività culturali, su proposta della Sovrintendenza archeologica della Capitale, acquistò la proprietà esercitando il diritto di prelazione sul bene vincolato. Un milione e mezzo di euro, allora tre miliardi, per acquisire un pezzo di storia di Roma e renderla fruibile a tutti, patrimonio inestimabile ma comune. Un altro tassello per la costituzione di quel Parco archeologico dell'Appia Antica, unicum di meraviglioso interesse culturale già "scoperto" da Antonio Canova che ne scriveva a Napoleone "tutta da scavare, tutta da studiare" e che divenne quasi la ragione di vita di Antonio Cedema, archeologo, scrittore e giornalista scomparso esattamente dieci anni fa, al quale non a caso è stato dedicato il Centro di Documentazione dell' Appia Antica allestito all'interno dell'edificio entro il quale verrà ospitato anche L'Archivio Cederna, donato dalla famiglia. Un'area che dal 2003 ad oggi ha già restituito 1300 metri quadri di scavo archeologico portando alla luce un impianto termale, costituito da 34 ambienti, e ha permesso il recupero di un edificio, costruito sopra una cisterna di epoca romana, le cui pareti inglobavano i reperti antichi recuperati dalla distruzione di monumenti. Mattoni, sarcofagi, transenne e battelli inseriti a bella mostra fra le pietre della mura come quadri nel salotto di casa. Ma è Stato il ritrovamento di una lastra di marmo con relativa iscrizione a caratteri greci che menziona Annia Regilla, a far pensare a Erode Attico, il ricco possidente precettore di Marco Aurelio, di cui la nobildonna romana fu consorte. «Lascia perplessi come l'acquisizione di due proprietà nell'ambito dell'Appia Antica - ha sottolineato nel corso dell'inaugurazione la direttrice dell'Appia Antica Rita Paris - quella che ora si apre al pubblico e un'altra su cui pendono ancora ricorsi, abbia suscitato tanti risentimenti e polemiche e meritato l'attenzione addirittura del Parlamento, attraverso due interrogazioni. Ma c'è ancora molto da fare affinché l'Appia Antica venga definita "area d'interesse archeologico" in tutta la sua interezza perché ogni minima costruzione ne compromette l'integrità». Commossa la famiglia Cederna che, attraverso le parole di Giuseppe Cedema, figlio di Antonio e noto attore cinematografico, ha voluto ringraziare tutti. Domani, per festeggiare l'apertura al pubblico, i violini e i violoncelli del Quartetto l'Aurora intoneranno le note di Haydn e Mozart dalle 11,30 in poi.
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Il parco archeologico dell'Appia Antica, situato a Roma, è stato aperto al pubblico grazie all'acquisto della proprietà da parte del ministero per i Beni e le attività culturali nel 2002. Il parco comprende un'area di 1300 metri quadri di scavo archeologico, che ha restituito un impianto termale di II secolo dopo Cristo e un edificio costruito sopra una cisterna di epoca romana. La proprietà era precedentemente di proprietà del monastero di San Paolo fuori le Mura e poi di una famiglia privata. L'acquisizione ha suscitato polemiche e risentimenti, ma la famiglia Cederna ha ringraziato tutti per il sostegno.
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