UN ALTRO pezzo del grande patrimonio storico-archeologico della Capitale viene restituito definitivamente ai romani. Dopo quattro anni di lavori, domani apre al pubblico l'area archeologica sull'Appia Antica in località Capo di Bove. La proprietà, acquisita per tre miliardi delle vecchie lire dalla soprintendenza capitolina nel 2002, tramite l'esercizio del diritto di prelazione, riguarda un'area di 8.500 metri quadri comprensivi di parco, un edificio principale su tre livelli e uno secondario. I lavori hanno riportato sorprendentemente alla luce un impianto termale privato di notevoli dimensioni, del periodo imperiale. Ieri la presentazione ufficiale alla presenza, tra gli altri, del soprintendente archeologo di Roma, Angelo Bottini, della direttrice dell'Appia Antica Rita Paris e della famiglia Cederna il cui capostipite Antonio, morto ormai dieci anni fa, ha dedicato la sua vita alla valorizzazione del patrimonio archeologico. Con l'area Capo di Bove l'impresa è riuscita e da domani, domenica nove luglio, l'ingresso nell'area archeologica in via Appia Antica 222 sarà gratuito e aperto al pubblico sette giorni su sette. La novità annunciata proprio ieri da Bottini è che la famiglia Cederna ha donato allo Stato un grande archivio (nominato archivio di Antonio Cederna), contenente numerosi documenti relativi all'Appia Antica, perché costituisca il cuore di un centro studi. Questi documenti troveranno alloggio nell'edificio principale, dove sono attualmente in corso i lavori di ristrutturazione che dovrebbero terminare entro l'anno. Il tutto inserito in un parco pubblico attrezzato con servizi e area archeologica lungo il percorso della più affascinante delle passeggiate romane, tra il mausoleo di Cecilia Metella, la Villa dei Quintili e altri documenti che rendono questa zona unica al mondo. Il percorso per arrivare alla definitiva apertura dell'area non è stato privo di ostacoli. L'emozione di Rita Paris è tangibile quando lo ricorda. «Si presenta oggi un progetto che è stata piuttosto una sfida - dice - e il mio rammarico è che non si sia capito fin da subito quanto importante fosse per i cittadini la restituzione di questo pezzo di storia». Non sono infatti mancate le polemiche che hanno accompagnato la notizia della prelazione esercitata dalla Soprintendenza che ha poi posto l'area al vincolo archeologico. «Su un'altra proprietà nell'ambito dell'Appia Antica -continua Paris - pendono ancora ricorsi. I funzionari della Soprintendenza sono stati per due anni costretti a rispondere ad accuse infondate». E ieri è riemersa con forza la questione Appia Antica come «area da definire subito di interesse archeologico». «Solo la proprietà pubblica può garantire la salvaguardia del patrimonio storico-archeologico di Roma - ha incalzato Bottini - gli scavi nel caso di Capo di Bove hanno dimostrato che questo complesso insiste su una grande area archeologica. Vorremmo che tutta l'Appia fosse considerata patrimonio dello Stato ma ci sono ancora molti nodi da sciogliere». Intanto chi lo vorrà potrà ripercorrere un pezzo di storia visitando la villa e l'impianto termale. Si tratta con ogni probabilità di una struttura privata ad uso di una villa o di un gruppo di persone facenti capo ad una corporazione che frequentava la zona. Il complesso termale fu utilizzato almeno fino al IV secolo come attestano la tipologia delle murature ed i materiali archeologici recuperati (ceramica, monete, lucerne, che, fa sapere Paris, non saranno esposte all'interno della villa ma altrove). All'approvvigionamento idrico contribuivano due grandi cisterne su una delle quali è stata impiantata la villa; lo smaltimento della acque avveniva attraverso un complesso ed ingegnoso impianto fognario di cui lo scavo archeologico ha portato in luce alcuni tratti perfettamente conservati. L'inaugurazione ufficiale di domani prevede alle 11.30 un'esibizione del Quartetto L'Aurora che suonerà musiche di J. Haydn e W. A. Mozart.
Appia Antica, riapre al pubblico l'area archeologica
L'area archeologica sull'Appia Antica in località Capo di Bove è stata restituita definitivamente ai romani dopo quattro anni di lavori. La proprietà, acquistata per tre miliardi delle vecchie lire dalla soprintendenza capitolina nel 2002, comprende un'area di 8.500 metri quadri con un edificio principale su tre livelli e uno secondario. I lavori hanno riportato alla luce un impianto termale privato di notevoli dimensioni del periodo imperiale. La famiglia Cederna ha donato allo Stato un grande archivio relativo all'Appia Antica, che sarà utilizzato come centro studi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo