Apre al pubblico un parco di 8.500 metri quadri Con le tenne del II secolo d. C Si chiama «Capo di Bove», sorge sull'Appia antica al civico 222 a poche centinaia di metri da Cecilia Metella e dal limite delle mura del «Castrarti» Caetani, e d'ora in poi sarà il punto di partenza per la visita alla più bella via consolare che ci sia giunta dalla storia di Roma. La piccola tenuta di 8.500 metri quadri, appartenuta alla famiglia Streccioni, è stata acquistata definitivamente nel 2002 dallo Stato per tre miliardi delle vecchie lire e ora viene aperta al pubblico. Prende nome dai «bucrani» che ornano la stessa Cecilia Metella. Nascondeva, tanto per cominciare, un importante impianto termale del.II secolo d.C. e un sistema di cisterne per alimentarlo. Ma accanto al rinvenimento archeologico, e alle spoglie che in vario modo riconducono ad Annia Regilla, sfortunata moglie di Erode Attico, un nuovo parco fruibile ininterrottamente dalle 10 alle 16 di ogni giorno (fino alle 18 la domenica) si trasforma in un magico luogo di sosta e di studio per gli amanti di Roma antica. Sarà infatti la capace palazzina a tre livelli, di cui sarà, completato il restauro entro la fine dell'anno, ad ospitare l'Archivio Cederna che attualmente, con carte, libri e articoli del noto difensore dell'Appia e giornalista scomparso dieci anni fa, giace in varie casse presso Palazzo Altemps. In più, in una dependance adiacente alla palazzina, saranno fruibili servizi per i visitatori. «Una nuova perla si aggiunge alle proprietà del Demanio - ricorda il sovrintendente Angelo Bottini -. E in più si aggiunge un pezzo archeologico...». Contenta anche il sottosgretario ai Beni culturali Denise Mazzonis: «Rappresenta un recupero vero del paesaggio, basta salire sul terrazzo e guardarsi intorno. Si vede un po' di terreno demaniale e poi gli edifici nuovi che assediano il Parco dell'Appia. Contribuisce dunque a una battaglia per difendere i beni pubblici della collettività». Ma la più soddisfatta è senz'altro Rita Paris, affiancata da Livìa Giammichele, curatrice archeologica dell7 Appia: «Tre campagne di scavo a partire da alcuni manufatti già individuati ci hanno portato a scoprire queste tenue di 1500 metri quadri con 34 ambienti, una struttura molto raffinata con uso di marmi policromi del tempo dell'imperatore Antonino Pio, proprietà forse di Erode Attico. Questa zona era di pertinenza del Pago Tripio, la vasta tenuta agricola dell'illustre personaggio greco, precettore di Marco Aurelio e di Lucio Vero». Qui è stata trovata poi, insieme con vari manufatti, compreso un bel dado da gioco, anche una lastra di marmo riutilizzata per la pavimentazione. La dedica in greco è per Annia Regilla, la madre dei sei figli di Erode Attico morta per un'ultima gravidanza. Dice: la luce della casa. Importante anche la grande cisterna che giace sotto la palazzina: 35 metri di lunghezza, 2,40 di larghezza e 2,35 di altezza. Ambiente affascinante, con le mura in cocciopesto idraulico, presto visitabile. P. Br.