VENTI milioni di euro profusi in 12 anni di lavori restituiscono a Torino la splendida Villa della Regina, inaugurata ieri dal vicepremier e ministro della Cultura Francesco Rutelli, accolto dal direttore regionale ai Beni culturali Mario Turetta. A poco più di quattro secoli dalla fondazione, emerge da 60 anni di degrado il complesso architettonico che il gaudente Cardinal Maurizio di Savoia fece erigere nel 1615 sulla prima collina che sovrasta la città. Chiese all'architetto Ascanio Vittozzi una dimora ispirata alle ville rinascimentali romane, segnate dai manierismi cari a Fla-minio Ponzio e Pìrro Ligorio. L'ordine si mutò in un impianto unico nel Nord Italia: corona l'asse prospettico che dal centro di Torino s'arrampica fino alla residenza, dando l'illusione ottica di saldare i monumenti della capitale sabauda ai suoi verdi spazi collinari. La villa, di 66 vani su quattro piani, evoca le forme degli antichi teatri romani. S'erge come una «scena», dinanzi a una degradante «orchestra», simulata da un anfiteatro di 75 metri di raggio, che incastona parte del giardino. Al vertice Amedeo di Castellamonte nel 1645 pose un Belvedere, quale sorgente di un elegante «Teatro d'acque». Zampilla fino al Ninfeo del Tritone, ai piedi della villa. Un altro podio sorse a Nord dell'emiciclo, dinanzi all'estroso Padiglione dei Solinghi, che a Sud offriva intimità ai piaceri cortigiani. Intervenne anche Filippo Juvarra. Rimodellò la residenza fra il 1723 e il 1729. Gli interni li arricchirono artisti come Gian Battista Crosato e Corrado Jaquinto. L'ebanista Pietro Piffetti realizzò alcuni capolavori, ora al Quirinale. Fresca ed elegante, la dimora fu prediletta da due-sovrane: Anna di Orléans e Maria Antonia di Bortone, spose di Vittorio Amedeo II e di Vittorio Amedeo III. Si guadagnò così il titolo di «Villa della Regina», finché incominciò a decadere. Dal 1868 fu retrocessa a convitto di «Figlie dei militari». Nel 1942 fu ferita dai bombardamenti, seguiti nel dopoguerra da forti e degrado. È dal 1994 che la Soprintendenza, oggi guidata da Carlenri-ca Spantigati, lavora per riaprirla e farne anche la sede del «Centro regionale di documentazione dei Beni culturali». I cantieri, affidati a Cristina Mossetti e Maria Carla" Visconti, sono stati diretti da Federico Fontana. Hanno messo a frutto risorse offerte da Stato, Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo, Fondazione Crt e dalla «Consulta per la valorizzazione dei beni artistici di Torino». Hanno rifatto tetti, strutture e impiantì, indagato muri e volte, per ritrovare affreschi celati, sanare stucchi e boiseries, ricreare l'ordito di «trompe-l'oeil» che anima di finestre vere e finte le chiare facciate. Il museo d'Arte antica di Torino ha inventariato 150 arredi e ne ha ricollocati 41. L'anfiteatro, liberato dal bosco che lo inghiottiva, ha visto rinascere gli antichi giochi d'acqua. Il risultato stupisce. Riqualifica un complesso immerso in 12 ettari, quattro dei quali di giardino e tre di bosco. Altri due sono di vigneti. Nel 2008 offriranno 6 mila bottiglie di Barbera, da gustare in una Reggia che non ambisce a risorgere come silente museo, ma come intima e gioiosa casa principesca. Se ne accorge già chi varca il salone d'ingresso e i suoi due vestiboli, ideati nel 1734 dallo scenografo Giuseppe Dallama-no. Grazie a luminosi «trompe-l'oeil» gli spazi vengono dilatati con illusori colonnati, sostegni di un aereo loggiato, sospeso fra finzione e realtà. Il tutto è ravvivato da delicati scherzi pittorici dove trionfano gli affreschi che Jaquinto dedicò a Diana, Apollo e Dafne. Dai vestiboli, dove sono riapparse le policromie delle Quattro Stagioni di Crosato, si accede quindi agli appartamenti del Re e della Regina. Nel primo sorprendono i gabinetti cinesi, un palchetto di Piffetti e la luminosa fuga di stanze. Nell'anticamera della Regina sono riapparse delicate grottesche d'epoca napoleonica, che erano occultate da 'improprie pitture. Una stanza ha rivelato tracce di auree cornici «a ventaglina». Dalle finestre s'ode il tintinnare del «Teatro d'acque». Sgorga da un mascherone, colma una conchiglia, poi scompare. Riaffiora dall'anfora di una Waiade e, a cascatelle, s'insinua fra i mosaici della grotta del Re Selvaggio. Quindi risorge di nuovo da una peschiera, per poi nascondersi in un'esedra, dove pare acquietarsi. In verità scivola sotto la villa, per sfociare nella «Peschiera della Sirena» e nel trionfo finale della fontana del Tritone. Chi voglia ammirarlo prenoti al numero verde 800333444. La villa sarà aperta gratis solo oggi e domani. Da agosto accoglierà le visite il sabato e la domenica.