I volontari ambientalisti della Lipu hanno dovuto assistere impotenti alla continua distruzione del paesaggio del lungomare - Eliminata una grande parte della vegetazione endemica. Le conseguenze: massicce alterazioni morfologiche e naturalistiche ----------------- GELA Giù le mani dalle dune! Certo, distruggere è più facile che costruire, ma un occhio vigile a Gela sorveglia il patrimonio naturalistico spesso oggetto di razzìa da parte di enti pubblici o privati. è l'occhio dei volontari della Lega italiana protezione uccelli che qualche tempo fa ha denunciato la distruzione delle dune in un tratto del litorale. Ancora una volta il patrimonio ambientale, o ciò che è stato risparmiato dall'insediamento industriale, viene violentato da un'azione irresponsabile permessa da chi, invece, dovrebbe fare di tutto per proteggerlo. I volontari ambientalisti hanno assistito impotenti alla continua distruzione del paesaggio dunale del lungomare di Gela, in prossimità della rotonda est di Macchitella. Una ruspa ha eliminato, in virtù delle autorizzazioni rilasciate dalle autorità competenti, vegetazione endemica e parte di un impianto dunale in una zona a ridosso di una Iba. Un vero e proprio scempio ambientale. Tutto ciò è avvenuto nonostante vi siano delle normative che tutelano la macchia mediterranea in materia forestale e tutela della vegetazione (Legge regionale del 19 agosto 1999) e la legge 9 gennaio 2006 n. 14 con la quale il Parlamento italiano ha ratificato e dato esecuzione alla Convenzione europea del paesaggio. Quest'ultimo è un trattato che mira alla conservazione ed al miglioramento degli aspetti significativi o caratteristici di un paesaggio, benché giuridicamente non tutelabile perché non presenta un particolare valore, mediante la promozione, a livello locale, di politiche di salvaguardia, di gestione e di pianificazioni dei territori europei che siano compatibili con lo sviluppo sostenibile e capace di conciliare i bisogni sociali, le attività economiche e la protezione dell'ambiente. In pratica il contrario di quanto avviene a Gela. Una spiaggia di 20 km circa che in altre realtà sarebbe stata sfruttata da anni dalle amministrazioni che si sono succedute nel tempo per fini economici e attraverso il circuito turistico: non si dimentichi che mète turistiche come Sorrento, Capri, Taormina non dispongono di larghe distese di sabbia chiara e sottile. Eppure la spiaggia di Gela si presentava totalmente diversa negli anni '50: selvaggia eppure accattivante; mèta di migliaia di turisti nella lunga stagione estiva. Si parla tanto di turismo ma di contro si adottano tutti i sistemi per favorire l'erosione delle spiagge, con il danneggiamento della massa dunale; si invoca la ricerca di economie alternative a quella industriale che ha già prodotto i suoi effetti deleteri, mentre la massa di lavoratori si assottiglia sempre di più, ma di fatto non si producono atti amministrativi per incentivare il settore turistico, sfruttando le ricchezze paesaggistiche e preservandole dalle azioni distruttrici dell'uomo. La Lipu ha invocato anche la presenza delle guardie ecologiche previste dalla legge, che avrebbero dovuto vigilare sul patrimonio paesaggistico della città. Senza contare che l'episodio che ha interessato le dune della zona ad est del quartiere Macchitella resta un rebus irrisolto. Sono passate settimane e non si sa ancora chi, "armato di ruspe" abbia manomesso l'ecosistema. «Non certo l'Ente locale ha detto l'assessore all'ecologia del comune di Gela, Enrico Vella le nostre ruspe hanno spianato la battigia, di regola frequentata dai bagnanti per assicurare la pulizia dell'arenile, ma ci guardiamo bene dal danneggiare le dune di cui conosciamo l'utilità ambientale». Un altro problema atavico è che a Gela manca un "piano spiagge" che rappresenta una sorta di piano particolareggiato del litorale, attraverso il quale le autorità competenti possano regolamentare la materia inerente al bene demaniale. Abbiamo analizzato la situazione che si registra nel tratto di mare più frequentato dai gelesi e dalle popolazioni del comprensorio. Ma che succede nel territorio circostante? A pochi chilometri di distanza dal lungomare la duna di Poggio Arena, un sito di interesse comunitario, sta per trasformarsi in una discarica abusiva e, nello stesso tempo, è stata avviata un'opera di sbancamento con sottrazione continua di sabbia e conseguente distruzione della vegetazione dunale. Lungo la parte dorsale ovest della collina, raggiungibile da una "trazzera" che porta al quartiere residenziale di Roccazzelle, continuano ad accumularsi rifiuti organici e materiale di risulta proveniente da cantieri edili. Si ricordi che la duna di Poggio Arena è tutelata dalla comunità europea poiché di rilevante interesse naturalistico ricca di vegetazione endemica (come la gigliacea leopoldia gussonei, la calcatreppola marina, la ginestra bianca).Tutto ciò è avvenuto nonostante la presenza nel territorio di guardie ecologiche che avrebbero il compito di evitare e fermare gli scempi. La sezione di Gela della Lega Italiana per la protezione uccelli inoltre, ritiene che sia le dune che la vegetazione endemica delle stesse siano a rischio a seguito della pulizia dell'arenile effettuata con mezzi meccanici inadeguati che hanno già distrutto le cosiddette dune embrionali, le più vicine alla battigia. Le autorità competenti dovrebbero sforzarsi di incoraggiare e stimolare la coscienza paesaggistica e investire sullo sviluppo generale e sul benessere del territorio. I paesaggi, grande risorsa della terra, sono un "bene" prezioso da tutelare nell'interesse dell'intera collettività e non ad uso e consumo dei singoli in quanto patrimonio culturale ed ambientale che contraddistingue l'identità della nostra zona. Ma non è la prima volta che Poggio Arena sia danneggiata: l'anno scorso è stata parzialmente distrutta da un incendio di vaste proporzioni che ha devastato cinquemila metri di superfice di cui il 50 per cento circa è ricoperto da macchia mediterranea ed arbusti ( in questo caso ad intervenire è chiamata la guardia forestale). Le dune embrionali, se recise senza un criterio, non possono crescere e svilupparsi. Chi oggi è avanti negli anni, ricorda che in quella zona un tempo nidificavano i gabbiani. E il grido di allarme della Lipu intende riportare l'attenzione verso un'economia ecosostenibile, l'unica alternativa possibile vista la crisi che attanaglia l'industria pesante in tutte le realtà nazionali e soprattutto nella nostra realtà. E ancora: quanto hanno inciso gli impianti serricoli presenti in contrada Bulula alla distruzione del paesaggio dunale della zona appena fuori dal centro abitato! Eppure la legge Galasso dell'8 agosto 1985 che contiene disposizioni urgenti per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale, recita testualmente: "Sono sottoposti a vincolo paesaggistico ai sensi della legge 29-6-1939, n. 1497: i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare; i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi; le zone umide incluse nell'elenco di cui al decreto del Presidente della Repubblica 13-3-1976, n. 448". Un vincolo che non vincola chi per smania di denaro o per mancanza di rispetto dell'ambiente, deturpa irreparabilmente la natura. -------------------------------------------------------------------------------- Di Dio: «Non si può continuare a distruggere i nostri beni ambientali e paesaggistici» GELA «Gela ha già pagato un prezzo molto alto in termini ambientali e paesaggistici, non è possibile continuare a distruggere quel poco che è rimasto». Esordisce così Vincenzo Di Dio delegato della sezione di Gela della Lipu in merito allo sbancamento di interi impianti dunali per far posto ad impianti balneari. Nel giro di pochi minuti secondo gli ambientalisti è stato compiuto un vero e proprio scempio ambientale con massicce alterazioni morfologiche-naturalistiche già consumate in passato nella zona in cui inizia lo stesso lungomare (dune e spiagge hanno fatto posto ad un parcheggio privato) e dove paradossalmente è possibile leggere, su una lapide di cemento, i versi di Salvatore Quasimodo che esaltano "la sabbia di Gela color della paglia". «Ma che lascino in pace Quasimodo continua Di Dio e si preoccupino invece di sforzarsi ad incoraggiare e stimolare la coscienza paesaggistica e investire sullo sviluppo generale e sul benessere del territorio. I paesaggi, grande risorsa della nostra terra, sono un "bene" prezioso da tutelare nell'interesse dell'intera collettività e non ad uso e consumo dei singoli in quanto patrimonio culturale ed ambientale che contraddistingue l'identità della nostra zona. Questo scempio continua il delegato della Lipu è avvenuto nonostante vi siano delle normative che tutelano la macchia mediterranea in materia forestale e tutela della vegetazione (Legge Regionale del 19 agosto 1999) e la legge 9 gennaio 2006 n. 14 con la quale il Parlamento italiano ha ratificato e dato esecuzione alla Convenzione europea del paesaggio. Quest'ultimo è un trattato che mira alla conservazione ed al miglioramento degli aspetti significativi o caratteristici di un paesaggio (anche se giuridicamente non tutelabile perché non presenta un particolare valore) mediante la promozione, a livello locale, di politiche di salvaguardia, di gestione e di pianificazioni dei territori europei che siano compatibili con lo sviluppo sostenibile e capace di conciliare i bisogni sociali, le attività economiche e la protezione dell'ambiente. In pratica il contrario di quanto avviene a Gela». L'allarme lanciato dai volontari della Lipu riguarda anche una delle più belle dune della costa (Poggio Arena) vincolata dalla comunità europea per il suo straordinario interesse naturalistico. «Sta per essere trasformata in una enorme discarica abusiva continua il delegato Lipu lungo la parte dorsale Ovest della collina, raggiungibile da una trazzera che porta al quartiere residenziale di Roccazzelle, continuano ad accumularsi rifiuti organici e materiale di risulta proveniente da cantieri edili. Abbiamo trovato anche pneumatici. Ma l'opera di distruzione non si ferma qui. Accanto ai rifiuti abbiamo notato delle opere di sbancamento con sottrazione continua di sabbia e conseguente distruzione della vegetazione dunale. Una vergogna. Ma dove sono le guardie ecologiche con le quali il comune ha stipulato una convenzione?». La duna di Poggio Arena è tutelata dalla comunità europea poiché di rilevante interesse naturalistico ricca di vegetazione endemica (come la gigliacea leopoldia gussonei, la calcatreppola marina, la ginestra bianca). Secondo gli ambientalisti la bellezza delle coste viene deturpata anche da coloro i quali dovrebbero tutelarla: l'amministrazione comunale. «In questi giorni si sta effettuando la pulizia del litorale e come ogni anno assistiamo alla distruzione delle dune e della vegetazione. Interi tratti di spiaggia che in inverno presentano una conformazione dunale, caratteristici della zona, in estate vengono trasformati in vere e proprie piste di boowling a colpi di ruspe. Tutto viene appiattito, tutto distrutto. I mezzi del comune effettuano la pulizia con mezzi meccanici inadeguati ». «Non dimentichiamo continua Di Dio che le dune, oltre a caratterizzare la nostra costa con la loro vegetazione endemica, hanno una funzione importante che è quella di evitare l'erosione della costa e di riparare la fascia costiera».
Quotidiano di Sicilia
6 Luglio 2006
Ambiente Italia - Scempio ambientale alle dune di Gela
LI
Liliana Blanco
Quotidiano di Sicilia
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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