RIAPRE il Lapidarium, un museo nel museo a Roma, ovvero dentro Palazzo Venezia, che nel loggiato superiore racco -glie per la prima volta i marmi antichi della collezione museale. In tutto 120 reperti, restaurati e catalogati nei sei anni di lavori, necessari per mettere a punto questo nuovo spazio espositivo e presentati ieri dal soprintendente del Polo museale romano Claudio Strinati e dalle direttrici del museo Maria Giulia Barberini e Maria Selene Sconci. Luogo rimasto finora sconosciuto ai visitatori di Palazzo Venezia, svela in anteprima una straordinaria raccolta di marmi scolpiti che per decenni è rimasta sepolta nei magazzini del Museo di Palazzo Venezia. Centinaia di pezzi provenienti da demolizioni, scavi, acquisizioni che si sono accumulate negli anni verranno esposti in un allestimento di grande suggestione montato nella loggia del giardino del palazzo. «Non è tanto un nuovo museo spiega il soprintendente per il polo museale romano Claudio Massimo Strinati quanto l'esposizione di una delle molte raccolte del Museo di Palazzo Venezia. Si tratta di marmi di un periodo che va dal medioevo fino, in pratica, a tutto il Rinascimento. Una mostra di questo tipo non è mai stata allestita prima d'ora». Tra le novità più interessanti alcuni marmi pregiati e rari, alcuni sono epigrafi, altri sono sculture. «Ci sono pezzi molto vari racconta ancora Strinati che il Museo è andato raccogliendo negli anni. Ci sono transetti, plutei, lastre tombali, ma anche bassorilievi, fronti di fontane, sculture a tutto tondo. Hanno tutte in comune il materiale, il marmo appunto, di qui il nome di Lapidarium. Molti di questi reperti vengono dagli scavi che nei secoli si sono andati facendo a Roma, ma anche dalle demolizioni di antichi edifici, oltre che da altri fondi. La maggior parte dei marmi è comunque di provenienza ecclesiastica, sono stati acquisiti dal Museo dopo la distruzione di antiche chiese e conventi». Un aiuto è venuto anche dalle annotazioni dell'architetto Camillo Pistrucci che nel 1914, per rispondere alle accuse in merito allo spostamento del Palazzetto (con abbattimento e ricostruzione), stese una relazione dettagliata in cui descriveva in modo accurato i marmi riemersi durante gli sterri e tra i più importanti si possono considerare una serie di lapidi funerarie di cardinali e alti prelati che erano stati sepolti in chiese poi finite in disuso e sconsacrate. «Ma il materiale raccolto è enormeprosegue il soprintendentel'allestimento progettato all'interno del chiostro è tale da rendere questa mostra davvero eccezionale». Anche per il contesto: per arrivare al Lapidarium, infatti (le direttrici di Palazzo Venezia si augurano di poterlo lasciare sempre fruibile, anche se non nascondono le problematiche legate alla cronica carenza di personale), si attraversano tutte le collezioni del museo con capolavori spesso poco conosciuti.