Sono passati ormai 59 anni da quando, l'11 marzo 1944, una bomba sganciata da un aereo centrava in pieno la Cappella Ovetari, uno dei gioielli di Padova. La "Cappella Sistina del Rinascimento padano" che tanto aveva affascinato un viaggiatore e poeta come Goethe, era perduta per sempre. Insieme al tetto, alle volte e alle mura vecchie di secoli, in pochi istanti si polverizzava infatti il suo tesoro più prezioso: gli affreschi del grande, inarrivabile Andrea Mantegna. La stessa tragedia fu subita, per non fare che due esempi notissimi, dal millenario monastero di Montecassino, distrutto il 15 febbraio 1944 dagli angolamericani insieme alle preziose testimonianze del monachesimo benedettino medievale, e dal camposanto di Pisa, sventrato con i suoi preziosissimi affreschi dalle bombe alleate il 27 luglio dello stesso anno. Ma mentre questi due monumenti furono, con fatica e un pezzo alla volta, recuperati e rimessi in sesto - ma le ferite sono ancora oggi visibili -, per la Cappella Ovetari di Padova e per il Mantegna non c'è stato mai più nulla da fare. L'edifìcio, certo, fu ricostruito ex novo. Ma gli affreschi .sembravano ormai scomparsi per sempre. ft Solo qualche frammento era sopravvissuto e fu recuperato tra le rovine ancora fumanti. Il più esteso, grande come un pacchetto di sigarette; la maggioranza, non più grande di un francobollo. Ma nulla di paragonabile, purtroppo, a quanto è stato rinvenuto in tempi recenti ad Assisi in seguito al crollo della volta della basilica superiore, e che un restauro meticoloso ha riportato, miracolosamente, in vita. Un piccolo miracolo, però, è stato fatto lo stesso. Alcuni di questi piccoli frammenti di affresco sono stati ricomposti con infinita pazienza, e oggi tornano, seppure virtualmente, a riflettere l'immagine della bellezza di cui godevano un tempo. Come sia possibile, è presto detto. Basta recarsi alla chiesa degli Eremitani, dove un'esposizione, intitolata "Progetto Mantegna", è aperta fino all'11 marzo prossimo (il sessantesimo anniversario della tragedia), documenta i risultati di una ricerca avviata oltre un anno fa e che ha permesso di ricostruire una piccola parte del ciclo degli affreschi. Protagonista, il computer, che ha ottenuto la ricomposizione informatica degli oltre 80 mila minuscoli frammenti di affresco (per l'esattezza 80.735: il 10 percento della superficie totale) raccolti tra le macerie subito dopo il bombardamento. Ciascuno dei frammenti è stato restaurato, fotografato e documentato, in attesa di capire se e come si potesse tentare una ricollocazione del mosaico scomposto. Un lavoro certosino, realizzato dall'equipe dell'Istituto di Fisica dell'Università di Padova guidata da Domenico Toniolo, che grazie all'uso di particolari macchine capaci, per ogni pezzo, di calcolare sette milioni di posizioni possibili, e tramite costante raffronto con un ciclo fotografico degli affreschi risalente al 1920, è riuscita a ricostruire la collocazione di una parte dei reperti. Questo tentativo, costato due anni di durissimo lavoro, è l'ultimo di una serie iniziata già all'indomani della distruzione degli affreschi. Il materiale recuperato grazie all'aiuto del cittadini fu infatti riposto in decine di casse e inviato a Roma, all'Istituto Centrale di Restauro che lo prese in consegna. Nel 1946, sotto la guida di Cesare Brandi, gli esperti dell'Icr furono in grado di ricomporre i frammenti di quattro scene (le meno danneggiate), che tornarono ad abbellire la cappella ricostruita ex-novo. Le altre casse, invece, tornarono a Padova, al Museo Civico e successivamente al Diocesano, anche se con grande lentezza (l'ultimo invio risale al 1992). Nonostante il lungo silenzio che ha fatto favoleggiare pensino la scomparsa dei frammenti, i tecnici hanno continuato a lavorare. Anzi, dal '94 al '98, con finanziamenti ministeriali, ogni minutissimo frammento è stato restaurato, fotografato e documentato. La sfida consisteva ormai nel trovare il modo di ricostruire questo complicatissimo mosaico. E l'idea è venuta ai ricercatori dell'Istituto di Fisica dell'Ateneo padovano. Domenico Toniolo e Massimo Fornasier hanno dunque messo a punto un programma in grado di confrontare e ricollocare i frammenti su una mappa rappresentata dalla riproduzione degli unici documenti rimasti del ciclo della Cappella, le immagini purtroppo in bianco e nero realizzate nel 1920 dai tecnici della Fratelli Alinari. Con il finanziamento della Fondazione della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo (circa 5OOmila euro) e la collaborazione di Soprintendenza dei Beni storici e artistici del Veneto e della Curia, il "Progetto Mantegna" ha preso il via. E in due anni, con una tecnica chiamata "anastilosi virtuale", i computer collegati in rete sono riusciti a localizzare in pochi secondi frammenti di 3-4 centimetri quadrati su superfici molto estese. Il sistema è capace di operare un raffronto di 7 milioni di posizioni possibili, in modo che in una giornata di lavoro si possano esaminare fino a mille frammenti. In questa fase, che resta a livello di ricostruzione virtuale, i frammenti salvati dimostrano di coprire circa 77 metri quadrati. Un decimo circa dell'area della cappella affrescata da Mantegna. Terminato il restauro, quale futuro attende ora i frammenti ricomposti? Non è facile dare una risposta. Si potrebbe ricolocarli su una copia degli affreschi, in maniera da renderli permanentemente visibili nel loro contesto originale - seppure ricostruito. Oppure si potrebbe disporli nell'ambito di un percorso museale, magari dotato di pannelli esplicativi e immagini che permettano di farsi un'idea della Cappella e degli affreschi com'erano prima del bombardamento del '44. Quello che è certo è che a Padova è stata messa a punto una tecnica di ricerca sicuramente efficace per situazioni analoghe nel mondo, che ciò che era ritenuto impossibile è risultato invece possibile e che dall'esame dei frammenti ricomposti emergono interessanti nuove conoscenze circa la tecnica e l'arte del Mantegna. L'ultima parola, adesso, spetta al ministero per i Beni e le attività culturali, che dovrà decidere sulla fattibilità o meno del recupero. Anche - probabilmente - in base ai costi, che saranno sicuramente elevati. Secondo noi, comunque, un investimento in questo senso sarebbe più che auspicabile. Non solo perché permetterebbe la restituzione a tutti di un gioiello artistico senza pari, ma anche perché sarebbe la realizzazione di un vero e proprio miracolo, che potrebbe migliorare anche all'estero di molto l'immagine del nostro Paese, solitamente non troppo attento al proprio immenso patrimonio culturale. E per questo non è mai troppo tardi. Dalla distruzione ad oggi, le tappe di un calvario artistico 11 MARZO 1944 - La Cappella Ovetari viene bombardata e completamente distrutta 1944 - Alcuni cittadini raccolgono tra le macerie 80.735 frammenti di affresco 1944 - Riposti in decine di casse, i frammenti vengono spediti a Roma all'Istituto Centrale di Restauro 1946 - Gli esperti ricompongono i frammenti di quattro scene che tornarono ad abbellire la cappella ricostruita ex-novo. Le altre casse tornarono a Padova 1992 - Invio dell'ultima cassa di frammenti da Roma a Padova 1994-1998 - Ogni frammento viene restaurato, fotografato e documentato 2001-2003 - I ricercatori dell'Istituto di Fisica dell'Università di Padova iniziano a studiare i reperti. Tramite la tecnica dell' "anastilosi virtuale", all'uso di computer e al raffronto con un ciclo fotografico degli affreschi risalente al 1920, ricostruiscono la collocazione del 10 della superficie totale delle pitture