NEW YORK - La guerra e i saccheggi avranno in parte svuotato il museo archeologico di Bagdad, ma gli appassionati di archeologia e di storia hanno comunque di che rallegrarsi: dai sotterranei allagati e semidistrutti della Banca Centrale irachena sono emerse delle casse che contengono il famoso tesoro di Nimrud, una delle più spettacolari raccolte di gioielli, pietre preziose e ornamenti dell'antichità. Il tesoro fu portato alla luce 15 anni fa. nella antica capitale degli Assiri, e solo brevemente esposto al pubblico a Bagdad nel 1989. Poi Saddam Hussein invase il Kuwait, e scoppiò la Prima Guerra del Golfo, e il tesoro scomparve. Molti sostenevano che se ne fossero appropriati gli avidi figli del dittatore. Che fosse stato venduto, o fuso per farne lingotti di più facile smercio. E invece era stato nascosto, dentro tante cassettine, poi infilate dentro grandi casse di legno, e infine conservato nelle casseforti sotterranee della Banca. Sono stati gli stessi archeologi iracheni a contattare le autorità americane per organizzarne il recupero. Ma quando una delegazione della "Authority" è andata a fare un'ispezione in loco, il mese scorso, la situazione è apparsa disperata: il palazzo era stato bombardato e ne era rimasto solo un guscio fumante, e le cantine erano completamente allagate, invase da un liquido maleodorante che si temeva fosse sfuggito dalle fogne. Ma in quei giorni si trovava in Iraq anche una squadra del National Geographic, il famoso mensile di arte, storia e scienza che ora ha anche un popolare canale tv. La squadra era guidata dal regista Jason Williams, che per l'appunto è anche un noto archeologo e un appassionato di arte assira, William era andato in Iraq proprio con il compito di rintracciare il perduto tesoro di Nimrud. Nel frattempo, per l'Authority americana era diventato importante arrivare alle casseforti, nella speranza dì trovarvi dei soldi con cui pagare lo stipendio agli impiegati dei ministeri. Si è venuta così formando un'alleanza fra militari americani, giornalisti inglesi e archeologi iracheni. E si è cominciato a drenare gli antri sotterranei della banca. Non è stato un lavoro facile, e nel cammino sono stati anche incontrati cadaveri di gente che aveva evidentemente sperato di saccheggiare i caveau. Giorni e giorni di lavoro, sempre con il dubbio che poi le casse non ci fossero, che magari fossero state sostituite con altre. Difatti in una delle casseforti si è trovata una cassa piena di preziosi, ma erano gioielli recenti: era "un" tesoro, ma non "il" tesoro. Dopo più di tre settimane, dopo aver pompato oltre 4 milioni di litri d'acqua, ecco le casse di legno, nel settimo caveau, proprio dove erano state nascoste dieci anni fa. I sigilli erano gli stessi. E all'apertura, giovedì, non ci sono stati dubbi: era il tesoro di Nimrud. Corone, orecchini, bracciali, amuleti, pietre preziose, tutto intatto e ben conservato, 613 oggetti risalenti a 2800 anni fa, per un totale di oltre 55 chili di oro. Di questa avventura, il Nationai Geographic ha fatto un documentario che qui negli Usa verrà trasmesso in tv fra un mese: «Abbiamo trovato i gioielli della corona irachena, un tesoro di una bellezza eccezionale» gioisce Williams. Secondo gli esperti, il tesoro di Nimrud è di importanza pari, o quasi, a quello di Tutankamen, che venne ritrovato in Egitto nel 1923. Willliams ha raccontato al giornate statunitense Wall Street Journal di aver fortemente temuto per un po' che il tesoro fosse stato rubato da Qusay Hussein. Durante la guerra infatti il figlio del dittatore era andato alla Banca Centrale a "prelevare" varie casse di preziosi: «Mio Dio - fu la reazione di William nel leggere la notizia - fa' che quel pazzo non abbia rubato il tesoro». Ma la paura di Williams è stata presto smentita da un impiegato della banca che gli ha raccontato di essere stato presente a quel "prelievo": Qusay si fece riempire decine di valige con soldi in contanti e nove casse da morto con lingotti d'oro. Ma al tesoro non fece neanche cenno.