La scoperta della luce e del colore. Con il restauro delle due pale di Santi di Tito, tornate visibili al pubblico, Santa Croce riscopre i capolavori della Controriforma, svelando la dimensione storico-spirituale disegnata dai Concilio di Trenta che cambiò volto alla basilica medievale. La «Resurrezione» e la «Cena in Emmaus», realizzate nella seconda metà del Cinquecento, tornano così ad abbellire due dei quattordici altari realizzati nell'ambito della trasformazione della chiesa voluta da Cosimo I e da Giorgio Vasari a partire dal 1566. Due opere di forte intensità pittorica di un artista seguace dei grandi maestri del XVI secolo, primo fra tutti Andrea del Sarto, e anticipatore della pittura di luce e colore che si affermò alla fine del Cinquecento. L'intervento di restauro, presentato ieri nella Basilica, conclude la prima fase dei lavori di recupero della navata sinistra, realizzati e finanziati dall'Opera di Santa Croce in collaborazione con la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Firenze, Pistoia e Prato. Un lungo percorso iniziato nel novembre 2004 che ha portato al restauro delle coperture, delle decorazioni della struttura lignea, degli intonaci interni, degli affreschi e delle stupende vetrate istoriate. Danni causati in gran parte dall'alluvione del '66 che, oltre a monumenti, altari e affreschi, ha segnato gravemente le pale cinquecentesche, dipinti su tavola imponenti ma fragilissimi per materia e tecnica esecutiva, soggetti anche ad alterazioni dovute alle condizioni ambientali e al trascorrere del tempo. Il restauro, eseguito da Lisa Venerosi Pesciolini, per quanto riguarda la «Resurrezione» e dallo Studio 4, per la «Cena In Emmaus», ha portato al fissaggio e consolidamento degli strati pittorici, al risanamento del supporto ligneo, alla pulitura graduale e attenta dei dipinti e al recupero della cornice. Le opere sono state poi collocate su uno speciale e innovativo telaio apribile in modo da poter essere facilmente ispezionate e Sottoposte ai necessari interventi di manutenzione. I colori affiorano di nuovo nitidi, dalle nuance del blu cobalto ai toni accesi del rosso, in una struttura composita che denuncia un forte sperimentalismo sottolineato anche dal gioco di luce ed ombra e dagli arditi effetti luministici. «Il restauro spiega la Soprintendente Brunella Teodori ci ha dato il piacere, unico e speciale, dell'intimità con due capolavori e ci ha messo a contatto con un artista "ingegnoso e valente" come afferma Vasari, eccellente ritrattista e gran disegnatore, interprete della rivoluzione del "naturale" affermatasi dopo il sinodo della Controriforma».