Sono la memoria della città, un patrimonio culturale comune da tutelare e valorizzare, benché sia spesso considerato minore. Le ville storielle baresi realizzate fra '800 e '900 e il relativo territorio sono al centro del confronto avviato ieri fra Comune e Soprintendenza. L'obiettivo è quello di metterle sotto tutela e al contempo di preservare le aree circostanti da nuove lottizzazioni. Il punto di partenza sarà il censimento curato da Michela Tocci, storico dell'arte barese. Il pm Rossi ha chiesto il processo anche per Andreassi e Laddaga "Parco Botromagno, tutti a giudizio" IL PM Roberto Rossi ha chiesto il rinvio a giudizio di tutte le 17 persone indagate per il parco archeologico fantasma di Botromagno, lo sperpero di finanziamenti pubblici e la compravendita di reperti. L'accusa vuole mandare alla sbarra, tra gli altri, il soprintendente Giuseppe Andreassi, l'ex consigliere comunale Michele Laddaga e la sorella dell'ex procuratore capo di Bari, Angela De Marinis. Le accuse contestate, avario titolo, vanno dal commercio illegale dimateriale archeologico agli scavi compiuti senza autorizzazione, dall'attestazione di collaudi mai avvenuti alla frode nell'esecuzione del contratto pubblico d'appalto. LE VILLE storiche baresi sono la memoria della città. E pertanto vanno protette, tutelate e valorizzate come patrimonio culturale comune. Su questa tesi l'amministrazione comunale apre un dibattito con un incontro pubblico, svoltosi ieri pomeriggio nella sala consiliare, organizzato dall'assessorato all'Ambiente. A discutere e ragionare intorno al problema, insieme al sindaco Michele Emiliano e a Cesare Veronico, gli assessori Maria Maugeri (Ambiente) e Ludovico Abbaticchio (Urbanistica) e un pool di esperti: Ruggero Martines, direttore regionale dei Beni culturali, Michela Tocci, storico dell'arte e coordinatore della competente Soprintendenza, Franco De Mattia, ordinario di Disegno dell'architettura al Politecnico e Vittorio Marzi, presidente dell'Accademia delle Scienze di Bari. Obiettivo dell'iniziativa è quello di ottenere dalla Soprintendenza il vincolo di tutela per i territori sui quali le ville insistono. «Il nostro incontro spiega Cesare Veronicoè scaturito all'indomani di un consiglio comunale, durante il quale all' ordine del giorno c'era una delibera riguardante una lottizzazione alle spalle del fabbricato di Villa Costantino. Il dibattito in Consiglio ha riacceso i riflettori sul problema della conservazione della memoria urbanistica della città, perché in definitiva queste ville sono ormai le poche a restare in piedi della Bari di ieri. Ma la questione è tutt'altro che conclusa. Proprio a ridosso di Villa Bonomo, dinanzi all'Ospedaletto, è prevista un'altra lottizzazione che è all'ordine del giorno del Consiglio comunale. Abbiamo, insomma, avvertito l'esigenza di avviare un confronto con la Soprintendenza per capire quale possa essere il percorso che il governo di questa città può intraprendere affinché si arrivi all'estensione del vincolo della Soprintendenza stessa sulle aree attigue alle ville storiche, beni da tutelare quindi anche nell'integrità del contesto architettonico e urbanistico, verde compreso, in cui insistono». Una questione annosa, quella della tutela delle dimore storiche baresi, realizzate fra Ottocento e Novecento, alle quali proprio Michela Tocci ha dedicato un lavoro certosino: un censimento, l'unico esistente sul tema, racchiuso nel volume Ville e giardini a Bari fra '800 e '900 scritto insieme a Giuseppe Romanelli e uscito perle edizioni Adda nel 1996. «L'esame delle ville storiche sottolineava già dieci anni fa la Tocci ha posto in drammatica evidenza il precario stato di conservazione sia dei fabbricati che delle aree verdi connesse: carenze nella manutenzione legate alla proprietà prevalentemente privata di questi immobili e, quindi, in genere all'esiguità dei mezzi rispetto agli alti costi di gestione, ma non di rado riconduci-bili alle mire speculative dei proprietari, incoraggiate da strumenti urbanistici che spesso consentono l'edificabilità di parchi e giardini». Hanno nomi spesso altisonanti le dimore per la villeggiatura sorte alla periferia della città fra la metà dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento. Appartengono in genere all'aristocrazia barese e costituiscono un patrimonio a torto considerato "minore": per citarne qualcu-na. Villa Santina, Villa Di Cagno Abbrescia, Villa Galbiati, Villa Roth, Villa De Grecis. «Osservando l'ubicazione delle dimore prese in esame nella ricerca rileva ancora Michela Tocci appare evidente che alla base delle scelte insedia-tive ci sono stati spesso fattori comuni, chiaramente individuabili: la facilità di comunicazione con la città; la preferenza, quando possibile, per i siti più elevati; la collocazione del fabbricato al centro del possedimento, soprattutto nel caso di tenute agricole particolarmente ampie quali Villa Bonomo, la Masseria del Feudo e Villa Starita». Si tratta di elementi correlati fra loro che rispondevano da un lato alla necessità di godere la vita in villa con tranquillità e dall'altro di poter seguire gli interessi personali anche durante il periodo estivo, in un'epoca in cui l'abitudine di andare in ferie interrompendo del tutto il lavoro era ancora di là da venire. Una delle strade preferite dai committenti per la costruzione delle loro dimore estive fu sicuramente la Via per Carbonara, attuale corso Benedetto Croce nel primo tratto e corso De Gasperi nel secondo. Ma siti privilegiati furono anche la Via per Capurso, oggi via Amendola, e la Via per Bitritto, detta anche via delle Murge: è lungo queste arterie che ancora oggi si possono ammirare le belle ville del tempo andato: quelle che il Comune vorrebbe proteggere e valorizzare con l'aiuto della Soprintendenza.
PUGLIA: Sos per ville antiche e giardini
Il Comune di Bari ha aperto un dibattito con la Soprintendenza per la tutela delle ville storiche baresi realizzate tra '800 e '900. L'obiettivo è quello di metterle sotto tutela e preservare le aree circostanti da nuove lottizzazioni. Il censimento curato da Michela Tocci, storico dell'arte barese, è stato richiesto per identificare le aree da tutelare. Il PM Rossi ha chiesto il rinvio a giudizio di 17 persone indagate per il parco archeologico fantasma di Botromagno, lo sperpero di finanziamenti pubblici e la compravendita di reperti.
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