RETTIFICA. Per mandato del Dott. Giuseppe Di Pietro, significo che il 15 c.m., il Corriere della Sera, in Cronaca di Roma, ha pubblicato l'articolo «Via Margutta, sfratto per lo studio Peikov. lo scultore del Leonardo». Nell'articolo è descritta la storia dell'appartamento di Via Margutta 54 che appare essere rimasto «lo studio di scultore dell'artista Assen Peikov morto nel 73», e ciò ad opera del figlio Rodolfo che l'avrebbe mantenuto da oltre trenta anni in tale stato, opponendosi con tutte le forze al proprietario, Giuseppe Di Pietro, che vorrebbe distruggere quel «rarissimo studio» per meri scopi commerciali speculativi. Senonché, la realtà è totalmente diversa, perché il sig. Rodolfo Peikov non ha mai mantenuto l'appartamento di via Margutta 54 a «studio storico» dello scultore Assen Peikov, ma più semplicemente (e prosaicamente), lo ha trasformato in propria personale abitazione da ormai oltre trenta anni, e perciò dello «studio storico Assen Peikov» sono solo rimasti 86 calchi in gesso di teste confinati in quattro scaffali dell'abitazione privata del Sig. Rodolfo Peikov. Ripeto, lo studio storico non esiste più da ormai oltre trenta anni perché trasformato in abitazione dal figlio che si oppone allo sfratto per i propri fini personali di natura esclusivamente abitativa e non per fini storico-culturali. Avv. Benedetto Macrì Se non andiamo errati, al ministero dei Beni culturali, che ha fatto l'ultimo inventario pochi giorni fa, di calchi in gesso ne sono risultati però oltre 200, tutt'altro che confinati su pochi scaffali. P.Br.
(Roma) Lo studio conteso
Il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo su Via Margutta 54 a Roma, che descrive la storia di un appartamento che sarebbe stato lo studio di scultore Assen Peikov. Tuttavia, la realtà è diversa: l'appartamento è stato trasformato in abitazione da oltre trenta anni dal figlio di Peikov, Rodolfo, che si oppone allo sfratto per fini commerciali. Lo studio storico non esiste più, ma sono rimasti 86 calchi in gesso di teste su scaffali dell'abitazione. Il ministero dei Beni culturali ha fatto un inventario recente e ha trovato oltre 200 calchi in gesso, non confinati su pochi scaffali come descritto nell'articolo.
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