Cellini: non è chiaro il contesto in cui il parco sarà inserito Si chiama Francesco Cellini, ha 62 anni e un posto prestigioso nell'elenco dei più noti progettisti italiani. Preside della facoltà di Architettura della Terza Università di Roma, a Napoli è tutt'altro che uno sconosciuto, visto che porta la sua firma anche il preliminare del Project financing dei costruttori napoletani per il Centro direzionale. Guida il raggruppamento italo-inglese di professionisti che ha imposto la propria idea per il parco della nuova Bagnoli. Come ha fatto? «È un traguardo inaspettatissimo». Napoli le ha già sorriso una volta? «Se allude al Centro direzionale, lì si trattava di un incarico privato, qui era un'altra storia: un concorso caratterizzato da una partecipazione molto qualificata, dalla Chipperfield ad Hadid. E soprattutto dopo avere litigato un bel po' per il primo concorso. Insomma non ci credevamo più». Qual è stata la mossa vincente? «Non saprei. Però è certo che il tema era straordinariamente difficile». Perché? «In realtà non si capisce bene il contesto in cui il parco sarà inserito». Eppure c'è il piano urbanistico. «Ma tanti nodi sono rimasti irrisolti». Per esempio? «L'area è vastissima e all'esterno non si capisce se la zona verso Cavalleggri d'Aosta sarà edificabile oppure no. Ancora, cosa accadrà dell'Idis: resterà o no? E così per la colmata a mare, così per la darsena. Senza parlare dell'interno». No, parliamone. «All'interno dovevamo risolvere seri problemi, per la manutenzione del parco, affinchè non diventi degradato o addirittura pericoloso». Come ha risolto? «Puntando sulla divisione degli spazi. Al centro c'è un bosco, ma è arioso, è facilmente controllabile e percorribile. D'intorno ci sono ì giardini, poi il parco botanico. E tutto d'intorno ancora una corona di acqua, a fare da sponda con il laghetto preesistente». Dunque, la nuova Bagnoli nascerà? «Tra il preliminare e l'esecutivo ce ne passa. E il risanamento è un'opera lunga». Pessimista? «Diciamo: cautamente ottimista».