La mostra su Antonello da Messina ospitata alle Scuderie del Quirinale a Roma e chiusa qualche giorno fa dopo un enorme successo di pubblico è stata la più ricca e completa finora allestita su questo grande artista del XV secolo. Tra l'altro proprio in questi giorni, un dipinto antonelliano, il "San Girolamo nello studio", dopo la chiusura della mostra romana, è esposto al Museo regionale di Messina. Tuttavia, ciò non basta a offuscare la memoria della precedente mostra messinese del 1953 su "Antonello e la pittura del '400 in Sicilia", la prima in assoluto dedicata al maestro quattrocentesco e considerata tuttora "irripetibile" sia perché coinvolse curatori, collaboratori e ospiti d'eccezione sia perché riuscì in nome dell'arte e della cultura a sfuggire in qualche modo ai pesanti condizionamenti politici imposti all'epoca dalla "guerra fredda" tra Occidente e Unione Sovietica. Poco più di mezzo secolo fa, per l'esattezza tra il 30 marzo e il 30 giugno di quel 1953, la città di Messina divenne davvero per qualche giorno capitale dell'arte, perché della mostra su Antonello si parlò anche all'estero ed ebbe parecchi visitatori illustri, non solo fra gli addetti ai lavori, storici e critici d'arte, ma anche fra i letterati. Basti pensare che Giuseppe Tornasi di Lampedusa e Leonardo Sciascia fecero un apposito viaggio per vedere l'esposizione messinese. Anche il poeta e critico d'arte Alessandro Parronchi ricorda in un'intervista che compì il suo primo viaggio in Sicilia per andare a vedere la "irripetibile" mostra antonelliana. E l'illustre storico dell'arte Bernard Berenson, nel suo "Viaggio in Sicilia", rievoca la sosta nella città dello Stretto per poter ammirare con tutta calma l'esposizione antonelliana. «L'unico pittore universalmente famoso della Sicilia scrisse Berenson anzi di tutta l'Italia meridionale, tra quelli del Quattrocento». Già la sola apposita visita a Messina di personaggi come Sciascia e Tornasi di Lampedusa, che certo non potevano definirsi campioni di mondanità culturale, schivi com'erano entrambi, sottolinea l'eccezionalità della mostra. Fu davvero un evento, anche per lo sforzo organizzativo sostenuto al fine di mettere insieme almeno parte dei quadri del sommo artista. «Per onorare Antonello si doveva, anzitutto, comporre il panorama della sua opera si leggeva nella prefazione del prezioso catalogo di quella mostra antonelliana Per la prima volta, chi visiterà la mostra potrà vedere raccolta gran parte di quello che rimane della sua opera: non pochi avranno l'occasione di vedere dipinti generalmente noti soltanto attraverso riproduzioni, e che forse non avrebbero potute mai vedere in originale». La mostra impegnò i massimi studiosi del tempo, italiani e stranieri, e, fra gli altri, Stefano Bottari, Ferdinando Bologna, Federico Zeri, Cesare Brandi, Giulio Carlo Argan. Il giurista Salvatore Pugliatti, futuro rettore per vent'anni dell'Ateneo peloritano, che all'epoca era il presidente del comitato esecutivo della mostra antonelliana, grazie al suo prestigio personale ottenne opere di Antonello da molti musei d'Europa, ma non mancarono alle complicazioni di carattere tecnico quelle politiche. A causa della "cortina di ferro", a quel tempo, i rapporti fra Est e Ovest erano diffidenti se non apertamente ostili. Il ministero degli Esteri rispose negativamente alla proposta degli organizzatori dei la mostra di richiedere due capitali opere antonelliane conservate in musei dell'Europa Orientale: il San Sebastiano di Dresda, che, per bottino di guerra, era finito all'Ermitage di Leningrado, nell'allora Unione Sovietica, e la Crocifissione di Sibiu, custodita nel museo della stessa città romena. Quest'ultima opera, però, alla fine arrivò nella città dello Stretto e venne esposta. In realtà, il prestito per la mostra del '53 della Crocifissione di Sibiu - quadro particolarmente significativo anche per una veduta della città peloritana con le isole Eolie sullo sfondo e attestante pertanto la "messinesità" di Antonello - fu piuttosto avventuroso. Salvatore Pugliatti, deciso a non rinunciare all'emblematico dipinto, trovò un'efficace quanto originale "scorciatoia" per aggirare ogni sorta di ostacolo burocratico, rivolgendosi direttamente a Renato Guttuso, il quale accettò il delicato incarico. Il pittore, autorevole militante del Pci, si fece inviare dalla Romania a titolo personale la celebre tavola antonelliana e poi "girò", agli organizzatori della mostra, a Giovanni Carandente in particolare, la preziosissima opera custodita in valigia diplomatica, tramite un funzionario dell'ambasciata romena in Italia. L'episodio, rimasto inedito per decenni, fu rivelato per la prima volta pubblicamente da chi scrive in un saggio del 1987 in occasione della morte di Guttuso. Tanta segretezza fu dovuta al fatto che a suo tempo di questa operazione, che non seguiva le normali procedure, era a conoscenza solo un ristretto numero di persone, avendo suscitato molto clamore negli ambienti diplomatici. Non a caso, nel catalogo della mostra, tra i ringraziamenti a quanti contribuirono a vario titolo all'allestimento espositivo, figura con molta evidenza anche il nome di Renato Guttuso.
ANTONELLO - LE MOSTRE PARALLELE
La mostra su Antonello da Messina, tenutasi alle Scuderie del Quirinale a Roma, è stata chiusa dopo un enorme successo di pubblico. Il dipinto "San Girolamo nello studio" è stato esposto al Museo regionale di Messina. La mostra del 1953 su "Antonello e la pittura del '400 in Sicilia" è stata considerata "irripetibile" e ha coinvolto curatori, collaboratori e ospiti d'eccezione. La mostra ha avuto un grande successo internazionale e ha attirato visitatori illustri, tra cui Giuseppe Tornasi, Leonardo Sciascia e Alessandro Parronchi.
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