La magistratura interviene per salvare l'immobile di via Castelforte. All'interno c'era anche l'officina di un fabbro Cinque avvisi di garanzia per i restauri al complesso del Settecento La polizia municipale ha notificato cinque avvisi di garanzia ai proprietari e gestori di Villa Anca. Nel complesso settecentesco di via Castelforte, sottoposto a vincolo monumentale, gli agenti hanno riscontrato irregolarità nell'intervento di restauro. INCURIA, degrado e abusivismo edilizio. Questo sostiene la Procura sulla base delle indagini del Nucleo tutela patrimonio artistico della polizia municipale che ieri ha notificato cinque avvisi di garanzia ai pro-prietari e gestori di villa Anca nella Piana dei Colli. Nel complesso architettonico di epoca settecentesca in via Castelforte, sottoposto a vincolo monumentale, gli agenti coordinati dall'ispettore Giuseppe Crucitti hanno riscontrato omissioni nell'intervento di restauro e danneggiamenti in diverse parti. Con l'iscrizione nel registro degli indagati è scattato anche un provvedimento di sequestro emesso dal gip Pasqua Seminara su richiesta del pm Amelia Luise. Villa Anca nasce nella borgata di Partanna Mondello dalla trasformazione in case-na di un più antico edificio rustico, il baglio Bruno, successivamente annesso al baglio Anfossi. I complessi appartenevano ai nobili Valguarnera. Nel 1965 la proprietà passò alla famiglia Cremona-Casabona, tutt'oggi proprietaria della dimora. L'edificio è di piccole dimensioni. Ha un corpo centrale a due elevazioni che domina i due bracci perpendicolari lungo i quali erano stati realizzati i magazzini e le abitazioni della servitù. Di quel che era resta ben poco. Dalle indagini dei vigili risulta che senza autorizzazione è stata edificata una sopraele-vazione sul muraglione di confine che delimita l'ingresso. Anche la copertura di un magazzino adibito a garage è stata allungata fino ad appoggiare sul muro di cinta. Al primo piano della villa, poi, in uno dei balconi a petto d'oca che si affaccia dal prospetto principale manca una parte della ringhiera. Anche le piante sistemate secondo gli usi dell'epoca hanno subito i guasti dell'abbandono. Qualche anno fa, una delle cinque palme secolari che sovrastavano il cortile d'ingresso di villa Anca si è improvvisamente spezzata alla base ed è precipitata. Frenata da un cavo dell'alta tensione è finita di sbieco contro il balcone. Una parte ha resistito all'urto, quella crollata invece è stata raccolta e conservata dalla famiglia che da mezzo secolo vive a primi piani della villa. Da allora su quel balcone non è stato fatto alcun intervento e continua a sovrastare, pericolante, il cortile. Sempre al primo piano, ma sul retro, l'affittuario di uno degli appartamenti ha costruito una tettoia su uno dei balconi realizzando una veranda con vista sul parco. Si tratta però di una struttura portante in ferro e pannelli in lamiera coibentata per una superficie di circa 30 metri quadrati. Proprio sottolave-randa, all'interno di uno dei fabbricati rurali si è invece sistemato un fabbro con la sua officina. All'inizio si era limitato a realizzare un solaio, ma poi, spinto forse dalla necessità di spazio, ha pensato di allargarsi. Così ha anche chiuso una porzione del parco per un totale di una novantina di metri quadrati. Anche i magazzini laterali al corpo principale, quelli che un tempo ospitavano le stalle, sono in condizioni precarie. Il crollo di alcune pareti è stato riparato alla meno peggio con laterizi e cemento a bellavista. La polizia municipale sta effettuando altri accertamenti sulla regolarità delle locazioni. Tanto che uno dei cinque destinatari degli avvisi di garanzia è ancora da identificare.