' Sconosciuto per secoli, se non al clero e agli studiosi, il patrimonio della chiesa foggiana da sabato sarà in mostra permanente La punta di diamante dell'intera collezione sono i tre Exultet, antichi mille anni e giunti ai giorni nostri in perfetta conservazione PER anni, secoli anzi, è stato nascosto; sconosciuto ai visitatori, noto solo al mondo ecclesiastico. Lo splendido patrimonio artistico della Cattedrale di Troia ora diventa finalmente bene comune, pronto a mostrarsi in tutta la sua importanza storica e culturale, oltre che religiosa. Il tesoro riemerge dalla profondità del tempo per ridare lustro alla civiltà dauna, riempiendo di fascino e suggestioni i locali dell'ex Seminario vescovile, adiacente al duecentesco tempio romanico, dove il museo ha preso forma e vita. Sabato prossimo, 8 luglio, l'inaugurazione ufficiale (info 0881.520882) alla presenza, fra gli altri, del vescovo Francesco Zerrillo, del sottosegretario ai Beni culturali, Andrea Marcucci, e di esponenti del mondo accademico e culturale. L'evento è stato realizzato nell'ambito del progetto promosso dal distretto culturale Daunia Vetus, sostenuto dalla diocesi Lucera-Troia e dalle Fondazioni bancarie aderenti all'Associazione casse di risparmio per Sviluppo Sud, in un'esposizione permanente di 1.200 metri quadri allestita con le più moderne tecnologie museali. Dopo un anno di lavori di ristrutturazione, l'edificio settecentesco, prima adibito a Seminario vescovile, ospiterà una sala conferenze, una biblioteca con annesso archivio storico e il museo ecclesiastico che raccoglierà una ricchissima collezione artistica. Il Tesoro si compone essenzialmente di tre sezioni, una dedicata agli argenti e ai bronzi, una destinata ai paramenti liturgici e una specifica per l'archivio in cui sono custodite pergamene, fra le quali il Musale Trojanum, e rotoli miniati come i tre celeberrimi e preziosissimi Exultet, vero punto di forza di tutta l'esposizione museale. Il Polo museale, secondo le intenzioni degli organizzatori, sarà il punto nevralgico del distretto culturale Daunia Vetus che interesserà l'intera diocesi di Lucera-Troia e in parte quella di Foggia-Bovino, con il coinvolgimento dei comuni diLucera, Troia, Biccari, Bovino, Faeto ed Orsara di Puglia. Ideatore dell'iniziativa è Giovanni Aquilino, troiano doc, grande appassionato di beni culturali e artistici, di professione sociologo con incarico all'Università di Foggia. «Il distrettospiega è un mondo nuovo di intendere e immaginare il territorio, di valorizzarlo e farlo apprezzare perle sue specifiche particolarità. Deve però diventare un sistema integrato di offerte culturali e tu-ristiche, in grado di produrre un vantaggio ulteriore: promuovere, inserendolo in una rete, anche quel patrimonio costituito da beni cosiddetti minori, spesso non molto visibile e quindi sconosciuto. L'idea quindi non si propone solo di migliorare le opportunità e le condizioni econo-miche, ma anche e soprattutto di migliorare la qualità della vita dei residenti. L'alta Daunia ha cultura, tradizioni e valori che attraverso il distretto si possono vivificare; si potrebbe dire che con quest'iniziativa si vuole attuare un "restauro socioculturale", nel quale sono chiamati a giocare un ruolo importante anche enti locali, privati, associazioni, Università di Foggia e naturalmente la diocesi Lucera-Troia». Del resto, proprio le due città, insieme a Bovino, rappresentano l'asse storico, culturale e artistico del distretto, potendo vantare superbi beni architettonici, originali collezioni di oggetti d'arte e un corredo documentale di prim'or-dine. Sono centri dalla storia millenaria che affondale radici nell'età del bronzo; frale loro mura hanno albergato imperatori, papi, m o n a r e h i, principi e condottieri; da qui sono passati A n n i b a 1 e , Quinto Fabio Massimo, Enrico II, Roberto il Guiscardo, Federico II, Carlo d'Angiò. È un progetto ambizioso, quello di Daunia Vetus, una prima tappa che prelude alla realizzazione di "una rete" di musei che interesseranno gran parte del territorio. L'imperativo rimane uno: saper fare sistema; riappropriarsi, cioè, delle prerogative del "popolo delle formiche", tanto caro a Tommaso Fiore.