Un altro oratorio salesiano palermitano chiude. Questa volta tocca a quello delle "Figlie di Maria Ausiliatrice" di via Sampolo. A lasciare la città non per obbedienza religiosa ma per un comando laico, un ordine di sfratto, sono le seguaci di don Bosco che dal 23 ottobre 1944 hanno gestito l'oratorio. L'ordine di sgombero è del demanio statale al quale appartengono i locali dati in affitto alle suore subito dopo l'ultima guerra. Il primo agosto, fra un mese quindi, le figlie di Maria Ausiliatrice, l'ordine fondato da Maria Domenica Mazzarello nel 1872, dovranno abbandonare i dormitori, le cucine e la piccola scuola situata dietro l'omonima chiesa su via Sampolo. Per loro, per i ragazzi che lo frequenteranno ancora per un ultimo mese si prepara una diaspora simile a quella avvenuta quando chiuse un altro grande e importante complesso salesiano di Palermo, il Sampolo. Il convitto collegio Don Bosco di via Cirrincione a ridosso della ferrovia vicino la Fiera del Mediterraneo ormai abbandonato da molti anni. Non è difficile individuarlo. E' quello che ha ancora il muro di cinta squarciato dal maltempo di questo inverno quando un vento violento sul muro di cinta lo fece crollare. Solo per fortuna ribaltò verso l'interno dell'oratorio risparmiando una ventina di auto posteggiate sulla strada. Attraverso il muro squarciato è ancora possibile ammirare ciò che rimane e ciò che sarebbe potuto ancora diventare il vecchio convitto. I campetti di calcio sono rimasti tali e quali com'erano anni fa nessuno ci gioca ormai da anni, le aule vuote hanno le finestre spalancate, la scritta "Oratorio D. Bosco" campeggia sulla facciata quasi totalmente sbiadita come il ricordo di tanti palermitani. Visto l'oblio in cui è caduto il Convitto con gli ultimi proprietari che non hanno mai intrapreso una iniziativa per restituire questo complesso al quartiere, i ragazzi sfrattati dell'oratorio di Maria Ausiliatrice temono che anche i locali delle suore, una volta consegnate le chiavi, subiscano un simile destino. I primi a chiudere sono stati i locali delle prime classi elementari con i professori licenziati e mandati a casa. Poi, senza alcun sostegno, e con un affitto sempre più oneroso e insostenibile per le poche suore è stata chiusa anche l'ultima sezione elementare. Assieme all'oratorio, alle monache e a generazioni di ragazze e ragazzi, scompare anche un altro pezzo di storia di questa città. Un vuoto tra palazzoni di quindi piani in quella via dal nome ironico, via Autonomia Siciliana, difficilmente colmabile. Dal primo agosto le monache si separeranno. Verranno spedite nelle case madri sparse in Sicilia. E, quando il grande portone da dove sono passate generazioni di giovani palermitani si chiuderà per l'ultima volta si fermeranno per sempre anche molte delle attività di volontariato che per anni hanno sussidariato le carenze di un Comune troppo spesso distratto verso queste attività. I ragazzi dell'oratorio, al posto di protestare con striscioni, scendere in piazza in corteo, presidiare prefetture e palazzi di potere, stendere lenzuola, sperare in improbabile otto per mille, hanno preferito allestire in sordina il loro ultimo spettacolo per ringraziare "coloro che hanno reso tutto questo possibile". Gli animatori con l'ultima classe rimasta hanno messo in scena lo spettacolo "Madre Teresa di Calcutta, il Musical". Durante lo spettacolo i più grandi applaudivano pur sapendo che era anche l'ultimo spettacolo preparato dal gruppo Oramaux, i ragazzi dell'Oratorio Maria Auxliatrice. Il nostro desiderio adesso hanno detto alcuni ragazzi alla fine dello spettacolo - è che l'oratorio non faccia la stessa fine del Sampolo. Speriamo che almeno due stanze ci vengano lasciate per continuare a svolgere le nostre attività, anche piccole, purchè si possa continuare a stare insieme.. Altri commenti, i più duri, sono per il Comune di Palermo. Il comune che finanzia spettacoli come Kals'art e festini vari, sapendo le difficoltà a cui andavamo incontro le suore hanno detto dal pubblico - non ha mosso un dito, lasciando che le monache e le attività dell'oratorio ricevessero lo sfratto. Se l'oratorio chiude è anche segno che quello che fa il volontariato non importa alla città.. E' probabile è il commento di un genitore - che nel cassetto del Comune ci sia già pronto il progetto di qualcuno che può tranquillamente pagare l'affitto al demanio. Se lo Stato decidesse di vendere siamo disposti a tassarci in modo che i nostri figli possano continuare a godere altri momenti felici come quelli che abbiamo vissuto noi.