Due grandi poli alberghieri sorgeranno nell'arcipelago della Maddalena e nella zona estrattiva del Sulcis-Iglesiente SULLA ROULETTE turistica della Sardegna sono in gioco due grandi partite e molti milioni di euro. La pallina è destinata a fermarsi, con l'incognita del vincitore, sulla trasformazione dell'isola di Santo Stefano, nell'arcipelago della Maddalena, che presto sarà liberata dalla flotta americana con annessi sottomarini nucleari, e sul sito minerario del Sulcis Iglesiente. Due gioielli della Sardegna destinati, nelle intenzioni del governatore Renato Som, a essere trasformati, con alcuni precisi paletti ambientali, in altrettanti Eldoradi turistici. E, mentre per la zona mineraria il 3 luglio scade il bando per i progetti che trasformeranno gli immobili dismessi e alcuni terreni accanto alle miniere di Monte Agruxau e Ingurtosu-Pitzinurri- Naracauli in alberghi di lusso, ristoranti e campi da golf, la smobilitazione della base americana è un braccio di ferro attualmente in corso. Ma anche qui con grandi prospettive di sviluppo. Saranno due poli di lusso stile Costa Smeralda? La Regione Sardegna dice di no ma punta una posta molto alta su entrambe le partite. ALLA MADDALENA il governo Bush ha deciso: tutti a casa. Ma la data resta segreta. Si intuisce ma non si vede, procede lenta e discreta eppure c'è anche se nessuno è in grado di svelarne i dettagli. La smobilitazione dei boys americani della Sesta flotta, che cominciano a riempire gli sca-toloni con l'argenteria di famiglia, è cominciata ed è destinata ad accelerare fino a che l'anno prossimo anche l'ultimo dei sottomarini Usa avrà lasciato le selvagge insenature dell'isola di Santo Stefano, gioiello paesaggistico incastonato nell'arcipelago maddalenino. Ed è forse la spallata più forte alle servitù militari e demaniali a cui la Sardegna è costretta da decenni. MENTRE LA DATA della chiusura della base navale americana inaugurata nel 1972 con un memorandum ancora coperto dal segreto di Stato (governo Andreotti), servita fra le altre cose come ponte per la prima guerra in Iraq, la Desert Storm del 1991, resta ancora incerta (ma sarà nei primi mesi del 2007), le grandi manovre per la riconversione dell'isola sono già in stato avanzato. Appena spariranno le stellette della Us Navy qui si aprirà uno scenario di grande sviluppo turistico su cui la Regione Sardegna sta lavorando a passi, per ora felpati, ma rapidi. Il mese scorso il presidente Renato Soni, ha incontrato il neo ministro della Difesa Arturo Parisi «per affrontare le questioni di comune interesse», vale a dire diminuire progressivamente le servitù militari in tutta la Sardegna e «riqualificare» la Maddalena. Due cordate sono pronte: il principe Karim Aga Khan, il padre della Costa Smeralda e un gruppo che fa capo al colosso della nautica Rodriguez, con sede Cannes. Due piani, due filosofie diverse, tanti milioni di euro pronti a uscire da entrambe le tasche per portare yacht, turisti, vip, «dolce vita» e lavoro dove fino ad oggi incrociano i sommergibili della classe Los Angeles e le città galleggianti della Us Navy. L'Aga Khan in questa partita è sicuramente avvantaggiato e dopo la Costa Smeralda, ora nelle mani dell'americano Tom Barrack, è pronto a ricominciare un'altra avventura sarda. Il comune della Maddalena, guidato dal diessino Angelo Comiti, strizza l'occhio al principe. «Me ne vado dalla Sardegna», disse, anni fa l'Aga Khan, quando sfumò il Master plan, piano di sviluppo, della Costa Smeralda, tenendosi solo la presidenza della compagnia aerea Meridiana e quella del selezionatissimo yacht club di Porto Cervo. Ma ora è pronto a rientrare dalla finestra della Maddalena. I DUE GRUPPI pronti a trattare con lo Stato Italiano che gestisce il demanio alla Maddalena, la regione Sardegna e il Comune propongono piani entrambi finalizzati a recuperare i 13 mila metri quadrati in uso agli «yankees» e a dar vita all'anima del piano comunale per il via libera ad un milione e 800 mila metri cubi di case, alberghi, strutture sportive, porti turistici, dopo 33 anni di battaglie ambientali e polemiche, a volte ingenerose, contro gli «amici americani». II «papa» della Costa Smeralda pensa ad una società mista dove il pubblico entrerebbe con il 25 del capitale, che dovrebbe ristrutturare arsenale e caserme e circa 300 alloggi per ricavare un porto con tre banchine su uno specchio acqueo di 70 mila metri quadrati, un polo cantieristico al posto dell'arsenale ma : anche una struttura sanitaria di assistenza e ricerca legata alla medicina e all'infortunistica : del mare con annessa scuola di specializzazione. Infine è prevista anche una università per supermanager. Un impegno complessivo «di taglio culturale e sociale» che secondo i collaboratori del principe darebbe lavoro ad almeno 250 persone. In cambio l'Aga Khan chiede una concessione di almeno 35 anni con rinnovo automatico. GLI AMERICANI, intanto, lentamente preparano l'evacuazione anche se, piccolo mistero, l'azienda Pizzarotti di Parma nel villaggio a stelle e strisce continua a lavorare sugli immobili come se la base dovesse allargarsi rispettando il piano precedente alla «ritirata».